La leggenda frabosana della volpe e il lupo

 

Quando dico che qui a Frabosa siamo in mezzo alla natura e a volte le vita e’ anche crudele non scherzo: si vede dalle foto, e si sperimenta quando si esce dal cancello e ci si imbatte (se c’e’ neve, il che purtroppo non e’ il caso attuale) nelle orme di una volpe, o di un capriolo, di un cinghiale e ultimamente, verso la Pelata, di un grosso canide, ma grosso eh, che potrebbe anche essere un lupo, visto che sui monti circostanti ci sono, e in inverno spesso scendono a valle.

L’ambiente è quello che trovate nell’album di Steller che vi segnalo QUI.

La volpe la incontriamo spesso sulla provinciale mentre scendiamo a valle: corre veloce mentre attraversa e sta molto attenta a non finirci tra le ruote.
E’ un personaggio abituale della vallata, tanto che popola storie, leggende e cronaca.

Lo scorso anno, una sera in cui nevicava, una signora della mia borgata (della quale non faro’ il nome, perche’ non le ho chiesto il permesso) udi’ grida strazianti provenienti dal pollaio.
La volpe – penso’ tra se’ – e usci’ di corsa, armata di forcone, urlando piu’ o meno “Ne restera’ una sola!”

Entrata nel pollaio, si trovo’ di fronte ad uno scempio: galline sgozzate e agonizzanti, e la volpe che le ringhiava contro pericolosamente, cercando di morderla.
Che fare?
Non vi descrivo i dettagli, ma la volpe alla fine non usci’ viva di la’ dentro.
Crudele, vero?
Ma non e’ che le galline se la siano passate meglio, e la signora dovette anche buttarle via, perche’ c’era il pericolo della rabbia, e lei non si fidava.

Non vogliamo estrarre la morale da questo fatto di cronaca spicciola, ma consoliamoci dicendo che la volpe (e se non era stata quella, era stata sua nonna, o la sua trisavola) in zona ne aveva combinate, di cose sporche!

Qui si innesta la leggenda, sotto forma di una fiaba da bambini che mi ha inviato un’amica, Chiara Griseri, alla quale sua nonna la raccontava sempre.
Pare che questa favola sia molto popolare in paese, perche’ narra di luoghi reali e vicini.
La stalla cui si fa accenno e’ a circa 200 metri da casa mia.

Ve la trascrivo pari pari, cosi’ come Chiara l’ha scritta, in modo vivace e divertente.

Ale’, tacuma!

In località Brasora, proprio sull’ultima curva prima del rettilineo che porta alla Pelata, subito subito sulla sinistra, sotto la strada c’è una casetta… E’ la stalla di Paulotu…. Eccola nella foto.

In questa stalla di Brasora, quindi, proprio al piano terreno, Paulotu aveva il suo crutin….Ci teneva il latte e la panna e ci conservava il burro. Sulle assi erano poi sistemati i formaggi a stagionare.

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Tutto quel ben di Dio aveva fatto venire voglia al lupo e alla volpe di entrare nel crutin a farsi una bella scorpacciata. Ma non era cos facile entrare perché Paulotu chiudeva sempre per bene la porta di legno con la chiave e con il fruj..

Il lupo e la volpe gironzolavano sempre attorno alla stalla senza mai riuscire ad entrare, finché una bella mattina, nascosti nel boschetto, videro che Paulotu, finito di mungere e di sistemare il latte e la panna nel crotin, aveva chiuso la porta e si era incamminato verso casa, scendendo a Forneri e aveva lasciato accostato il piccolo finestrino del crutin!!

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I due, tutti contenti, si avvicinarono di gran galoppo alla stalla e veloci come il vento, passando per il finestrino, riuscirono a introdursi nel crotin.

Potete immaginare la loro meraviglia quando, guardandosi intorno videro tutta quella roba da mangiare! Secchi pieni di latte e di panna, il burro e tante belle forme di raschera … tante come non avevano mai nemmeno osato immaginare!!!

Il lupo si butto’ subito sopra le prime cose che trovò: uggiolando di gioia, lappava il latte e la laciò, e attaccava a grandi morsi le tume, guastandole tutte.

La volpe, invece, si limitava a lappare un po’ di panna, poi tornava al finestrino, usciva e poi rientrava, tornando a dedicarsi a lappare ancora della panna.

Il lupo, che la vedeva andare avanti e indietro le chiese:

* Oh cosa fate comare Volpe, che uscite sempre fuori, invece di mangiare ? –

La volpe rispose:

* Compare Lupo, esco fuori a vedere se per caso ritorna Paulotu, per non farci acchiappare qui! –

* Oh grazie comare volpe, grazie davvero, avete pensato bene!!

Il lupo aveva bevuto e mangiato tanto che la pancia gli faceva male. E come era gonfia quella panciona da lupo!!! Eppure continuava a mangiare a quattro ganasce, mentre la volpe, non toccava altro che la panna, tornando, più e più volte al finestrino.

Il lupo ad un certo punto si sdraiò sul pavimento, perché non ce la faceva davvero più e disse:

* Ohi ohi comare che mal di pancia…che mal di pancia!!!

La volpe rispose:

– Oh compare, usciamo di qui che con tutto quel formaggio dovete sicuramente andare a bere alla fontana del Bacias…

E dicendo così corse svelta al finestrino e, passandoci giusta giusta uscì fuori.

Il lupo, gonfio come una rana, si avvicinò al finestrino per uscire ma… oh disdetta ! aveva mangiato così tanto, che riusciva a far uscire dalla piccola apertura del crotin soltanto la testa!

Allora cominciò ad uggiolare chiedendo alla volpe che era fuori:

* Comare aiutatemi,che non posso più uscire!

Al che la volpe, di fuori rispose, svelta:

* Oh compare, aspettate che vado a prendere un bel ramo che così vi potrò tirare fuori!

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E detto questo scappò veloce, ma non pensiate che andasse a cercare l’aiuto promesso!

La volpe corse a Forneri e andò proprio da Paulotu! Lo chiamò e si mise a uggiolare:

– Oh Paulotu! Venite subito nella stalla di Brasora, che il lupo vi è entrato nel crutin e vi mangia tutte le tume!

Paulotu uscì di corsa e prese un ramo nodoso di rovere, grosso come un braccio, e prese anche un pesantissimo palanchin di ferro… ci pensò un attimo e rivestì di volata il palanchi con un fitto strato di rista (la canapa) e corse veloce dietro alla volpe.

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Quando arrivò a Brasora alla stalla spalancò la porta del crotin, entrò e se la richiuse subito dietro.

Il lupo accucciato in un angolo non sapeva più a che santo votarsi: Paulotu si guardò intorno e visto lo scempio fatto dal lupo ai suoi formaggi gridò:

– Allora, brut diavurun!!!!! Con cosa vuoi che ti picchi? Con la legna o con la rista?

Il lupo non credeva alle sue orecchie: Paulotu era davvero diventato matto che lo voleva picchiare con la morbida rista…!!! E non esitò nemmeno un istante e disse:

* Oh se dovete picchiarmi, picchiatemi con la rista!

E allora Paulotu cominciò a dargliele, ma di santa ragione con la rista, come gli aveva chiesto il lupo: ma nella rista c’era proprio il palanchin di ferro!!! Gliene diede e gliene diede…di santa ragione!!!

Alla fine lo prese per la coda, lo tirò fuori dal crutin e lo lasciò a terra più morto che vivo. Poi, visto che la volpe lo aveva interrotto mentre stava facendo colazione, tornò verso casa, a finire le acciughe al verde e il salame che aveva lasciato sul tavolo.

Frattanto la volpe, mentre Paulotu lisciava il pelo al povero lupo, era corsa nella pineta e aveva raccolto gusci di noci, pigne e conchiglie vuote di lumache, le aveva infilate con un cordino facendone una lunga collana che poi si era messa addotto, a lunghi giri, nascondendola sotto il pelo lungo e folto.

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Poi, così bardata, era tornata a Brasora alla stalla e, nascosta dietro un albero, vide il lupo che tentava faticosamente di alzarsi. Allora cominiciò ad uggiolare, e trascinando le zampe di dietro e arrancando penosamente, chiamava il lupo:

– Oh compare Lupo! Oh compare Lupo! Aiutatemi che Paulotu mi ha acchiappato e mi ha picchiato con una sbarra di ferro e mi ha rotto tutte le ossa…. Ohi ohi sentite le mie ossa rotte che scricchiolano!

E dicendo così, scrollava la pelliccia e le collane di gusci, che aveva ben bene nascoste, sgherlinavano e crrrr crrr…e tric tric e tric trac….. tanto che sembrava davvero che in quelle zampe di dietro che trascinava non ci fosse nemmeno più un ossicino rimasto sano.

Il lupo pensò che a lui in fondo, era ancora andata bene, almeno lui non aveva niente di rotto. Era ben ammaccato ma camminava ancora, tutto sommato!

Allora si avvicinò alla volpe, che aveva già bell e che tirato fuori la lingua e sembrava proprio che dovesse tirare i gambin e le disse :

* Andiamo comare, andiamo al pozzo a bere, poi dopo potremo riposarci e guarire!

La volpe uggiolando penosamente gli disse:

* Oh compare, ma io non posso camminare, ho le zampe rotte! Paulotu, mentre mi picchiava mi diceva che me le dava anche per il lupo…. Ho preso anche le tue, quindi…

Il lupo a sentire questo si impietosì, e le propose di salirgli in groppa, e di tenersi bene, che l’avrebbe portata a bere alla fontana del Bacias….

Detto fatto, il lupo se la caricò soffiando e sbuffando sulle spalle e cominciò faticosamente a trascinarsi verso la fonte.

Per strada, che era ben lunga, la volpe non smetteva di far muovere su e giù le sue collane, e poi ridacchiando diceva a bassa voce:

* Din dalan u maravi u porta u san…. Din dalan…u maravi u porta u san….

Il lupo, affaticato e ansante, non riusciva bene a capire le sue parole e le chiese:

* Oh comare Volpe, cosa dite, che vi sento brontolare?

* Oh compare, dico il rosario …..Ave Maria gratia Plena…. Perché sento che sto per morire e voglio raccomandare l’anima a Gesù….- e poi, più piano: – Din dalan u maravi u porta u san –

Faticando come…una bestia, il lupo con il suo carico riuscì ad arrivare finalmente nel Bacias, ed esausto crollò a terra a fianco del pozzo.

Il pozzo era costituito da un buco bello profondo, che aveva scavato Bastian di Rugè, il padre di Andreino e Piero per bagnare l’orto che aveva seminato.

Il lupo e la volpe provarono a sporgersi sull’orlo del pozzo per bere, ma era talmente profondo che non ci riuscivano.

Allora la volpe disse al lupo:

* Compare, se vogliamo bere, facciamolo uno alla volta. Facciamo così, io son tanto debole che se non bevo per prima non posso proprio farcela a reggervi. Prendetemi per la coda mi fate scendere, bevo, e poi, quando ho bevuto vi dico “Lap, lap” voi mi tirate su… e poi io farò lo stesso con voi!-

Il lupo trovò ragionevole la proposta della volpe e fece come gli aveva detto: l’afferrò per la coda, e la fece scendere.

La volpe bevve, con tutto comodo l’acqua fresca. Quando fu ben dissetata disse:

* Lap lap… Lap lap –

E il lupo, tira e tira, dai e dai la tirò su.

Quando fu risalita disse:

* Ora tocca a voi compare! –

E preso il lupo per la coda lo calò nel pozzo. Il lupo bevve e poi, quando non ce ne stava più ululò:

* Lap lap….!

La volpe da sopra chiese, brontolando tra i denti:

* Cosa dite compare? Non sento bene!

E il lupo gridò più forte:

* Lap Lap…. Lap Lap!!!!!

La volpe rispose:

* Oh ben, vi ascolto! Se dite “lasc… lasc…. Per la cua mi i ti lasc….-

E così dicendo aprì la bocca e lasciò cadere il lupo nel pozzo.

Poi, trotterellando e facendo risuonare allegramente le sue collane di gusci e conchiglie, se ne andò, ad escogitare qualche altra diavoleria.

Poi un bel giorno entro’ in un tal pollaio e… il crimine non paga, mai.

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