Sono a Dronero e ti racconto la Valle Maira e la Valle Grana: non solo cibo!

 

Cari Amici e cari Colleghi in tour con me,

si’, posso dir di essermi avvicinata a questo tour in valle Maira e Grana con  un bel po’ di scetticismo, che e’ poi quello di chi abita in una zona da molto tempo, l’ha studiata e solcata per lavoro e quindi crede di sapere tutto: mi chiedevo semplicemente perche’ avesssero invitato me (che sono della zona) invece che un ulteriore collega proveniente da lontano.

Magari e’ quasi vero che so tante tante cose sulle vallate cuneesi, ma mi sono goduta i tre giorni in modo eccezionale e al di la’ delle aspettative, anche perche’ e’ stato bello osservare un luogo attraverso gli occhi degli altri, cioe’ altri blogger venuti da lontano: ho osservato per capire che impressione facevano a loro.
E poi alcune cose giacevano sepolte nella mia memoria (inattiva da anni) di guida turistica e quindi rispolverarle mi ha fa bene.

Ecco, per fortuna sono una che non si tira mai indietro, perche’ ora che sono qui a Dronero (bellissimo borgo aricchito dal Ponte del Diavolo, un ponte merlato in pietra con due arcate a campate diverse, sul quale aleggia una leggenda di cui un giorno vi diro’) in un bell’Agriturismo che si chiama Fior di Campo, ho cenato deliziosamente e conversato con amici nuovi e vecchi, per lo piu’ virtuali ma adesso finalmente reali e ho passato un piacevole pomeriggio in giro per la campagna, quindi sono contenta di esser parte della brigata.

Vorrei dire due parole per far venire a tutti la voglia di salire quassu’, due parole magari rivolte anche ai colleghi che sono con me e che certo non riusciranno a vedere tutto.

La Valle Maira e’ una delle valli Cuneesi piu’ a Nord: dopo di lei ci sono solo la Valle Varaita e la Valle Po: le montagne sono belle e selvagge, i borghi tranquilli.
Non possiamo pero’ cavarcela solo con dei dati geografici: si tratta di un territorio che racchiude in se’ tanta storia, tanta arte, tante bellezze naturali, tante tradizioni… e non dico per dire.

Siamo in terra Occitana.
Che cosa sia l’Occitania potrete trovarlo nelle slide che vi incollo qui sotto, tratte dal mio cd multimediale MONDOVI E LE SUE VALLATE, edito nel 2005.

Sull’arte nelle vallate occitane (e non solo quindi in Valle Maira, ma anche in Valle Grana) andiamo fortissimo, perche’ la Parrocchiale di Elva da sola, con gli affreschi strepitosi di Hans Clemer, parla da par suo: e’ incredibile come, appesa a una montagna scoscesa nel vallone dell’Orrido, ci sia una chiesa romanica successivamente affrescata alla fine del 1500 dal grande maestro!

valle maira
Se non ci si va, non si puo’ capire che cosa sia davvero Elva, cioe’ una sorta di nido d’aquila in costante pericolo di isolamento: la strada tortuosa e ricca di gallerie, scolpita a picconate ed esplosivo nella roccia agli inizi del 1900, ogni anno frana col gelo e il disgelo e si deve risistemarla, e davvero non e’ agevole.
Se non bastasse comunque l’arte di Elva potremmo aggiungere la chiesa di San Peyre, appena fuori Stroppo, con i suoi affreschi nella navata sinistra che ritraggono anche tre eccezionali Re Magi, tutti rigorosamente bianchi di pelle, perche’ un nero nel 1400 qui non non lo avevano ancora mai visto.
Erano tempi in cui nevicava cosi’ tanto, ma cosi’ tanto, che in inverno a San Peyre non si riusciva a seppellire i morti e le bare venivano conservate lungo una navata della chiesa fino al disgelo…. arricciate pure il naso: concordo con voi, ma mi serviva darvi questa notizia per darvi un’idea i quanto queste montagne fossero impervie.
Tuttavia fioriva l’arte, e Hans Clemer, pittore fiammingo, artista ufficiale del Marchesato di Saluzzo, spaziava con le sue opere in giro per il territorio, regalando alla Parrocchiale di Celle Macra una magnifica pala d’altare, mentre quasi 200 anni prima Baleison aveva ricreato una citta’ celeste piena di particolari nella Cappella di San Sebastiano.
E che dire degli affreschi gotici di Villar San Costanzo?
Costanzo era uno dei martiri Tebei, gli ex fedelissimi di Diocleziano ormai convertiti al cristianesimo, incautamente inviati dall’imperatore nel Cuneese a sterminare tutti i cristiani.
Ad uno ad uno si ribellarono, vennero inseguiti ed uccisi da altri soldati romani.

Per le tradizioni cito la prima che mi viene in mente: per secoli i piu’ abili scalpellini del territorio Cuneese provenivano dalla valle Maira, e non parlo di spaccapietre da costruzione, ma di artisti come i fratelli Zabreri, che scolpivano portali di chiese e cattedrali, fonti battesimali e architravi di chiese che ancor oggi sono il fiore all’occhiello dell’arte della provincia.
Tradizione e’ anche quella dei cavie’ di Elva e Stroppo.
In tempi di carestia, nell’Ottocento, ad Elva si erano inventati il mestiere unico, quello di caviè, cioè di raccoglitori di capelli: c’erano intere dinastie di caviè che giravano le campagne, spingendosi anche in veneto ed Emilia Romagna, per comprare i capelli lunghi che le donne vendevano per necessità.
Era abbastanza per vivere? Vedete voi: i capelli bianchi hanno ornato per anni le teste dei Lords della Camera inglese, quelli biondi andavano in Germania ed America, i neri, con un po’ meno mercato, si vendevano comunque.
E sapete la cosa più buffa? Racconta l’ultimo caviè, in un video della Chambre d’Oc, che un giorno spedirono 50 quintali di trecce bionde in Germania, ed una tornò indietro con la scritta ‘Avevamo detto che le volevamo tutte lisce!’
Tradizione e’ anche il mestiere di acciugaio, praticato da parecchi abitanti della valle Maira (non a caso ci sono ancora i produttori di acciughe).
Pensate un po’: che ci fa la bagna cauda nel Cuneese?
La cucina fusion non esisteva quando hanno inventato questa prelibatezza, e in quanto al mare, naturale ed unico habitat delle acciughe, non si è mai mosso da dove l’ha confinato il progettista delle origini, cioè dalla costa ligure.
Ma c’è sempre una spiegazione.
Sulle montagne del Cuneese, in passato si mangiava ciò che si allevava o si coltivava, ed il grosso del lavoro agropastorale occupava il cento per cento della famiglia in primavera-estate, lasciando invece in inverno alcuni membri più scarichi.
Considerato che un po’ di denaro in più faceva comunque comodo, alcuni uomini (e a volte anche le donne) compivano allora piccole migrazioni stagionali, per impiegarsi come olivari, visto che le olive, per fortunata combinazione, si raccolgono in inverno. La paga era in parte in denaro, in parte sotto forma di barattolo di acciughe salate che, portate a casa, scatenavano l’inventiva, fino a farle preparare la famosa “bagna”.
Il sale non andava buttato, ma al contrario lo si usava per insaporire carni altrimenti un po’ insipide, come la gallina o il coniglio.
Spesso poi si ricorreva al trasporto delle acciughe salate come stratagemma: il sale infatti era gravato da un’odiosa tassa di monopolio, che faceva a pugni con l’economia di sussitenza.
Allora per acquistarne un po’ senza pagare tasse si ricorreva al sistema di trasportarlo inframezzato alle acciughe, per pagar meno tasse.
Una delle Vie del Sale -e non l’unica- passava proprio da questa zona.
Ho detto una perche’ almeno un’altra la conosco ed e’ vicino a casa mia: si tratta della Valle Ellero che da Rastello portava al Passo delle Saline nelle Vallate Monregalesi: era una via ufficiale, con posto di dogana sull’antico ponte romano che attraversava il torrente Ellero.
Un paio di centinaia di metri a monte passava poi la via dei contrabbandieri, che tentavano di commerciar il sale senza gravarlo di tasse.
Il sale era uno dei pochi alimenti indispensabili per gli uomini e gli animali e per conservare carni e formaggi, e come tale si era obbligati a comprarlo e pagare il dazio.
Per questo si ricorreva al contrabbando.
Non vi racconto fanfaluche: al Museo Civico di Cuneo è esposta addirittura una “sedia del sale”, cioè una sedia con contenitore per il sale sotto il sedile, sulla quale sedeva, a mo’ di custode, il membro piu’ anziano della famiglia.
Ci fecero una guerra lunga 18 anni, dalle mie parti, vicino a Mondovi.
Ma questa è un’altra storia, e quindi ve la racconto un’altra volta.
E ricordate che la curiosità è il sale della vita.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

37 thoughts on “Sono a Dronero e ti racconto la Valle Maira e la Valle Grana: non solo cibo!

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