I ristoratori di MangiArti e Cuneo fanno squadra insieme

Che piacere aver seguito il dietro le quinte di Mille Luci nel Piatto a Cuneo e avervene parlato attraverso le condivisioni sui social network!
Ora che abbiamo portato a casa il successo, posso raccontarvi il dietro le quinte.

mille luci nel piatto

……

VOGLIA DI FARE

DEDIZIONE

ENTUSIASMO

PROFESSIONALITA’

COORDINAZIONE

Queste sono le 5 parole magiche che identificano il team dei ristoratori di MangiArti e confermano la bella performance gia’ portata a termine lo scorso anno.

Innanzitutto sarebbe stupefacente per Voi, cari Amici, se poteste sfogliare attimo per attimo tutta la mole di lavoro che c’è stata a monte della cena: dalle riunioni per decidere che cosa fare a quelle per stabilire come realizzarlo, le ore si sono accumulate e -come sapete- la giornata ne conta solo 24, che per chi lavora sono quasi poche.
E poi…

VOGLIA DI FARE

Solo la voglia di mettersi in gioco e fare qualcosa di diverso puo’ spingere dei ristoratori affermati, ciascuno con la sua nicchia di clienti fissi, ad accettare un superlavoro del genere, nel quale tra l’altro non spiccano le individualita’, ma si mostra un gran lavoro di squadra!

DEDIZIONE

Non basta dire lo faccio: bisogna poi mantenere fede ai propositi, mentre nel frattempo la vita e il lavoro non devono risentirne.

ENTUSIASMO

Se non c’e’ l’entusiasmo, qualsiasi proposito viene meno prima o poi: io che ho visto tutti sorridere dall’inizio alla fine, scattare foto per ricordarsi della serata, sudare e correre in allegria, so che l’entusiasmo e’ cio’ che ha mosso le loro azioni.
Paolo Armando, la Tigre di Masterchef, mi ha detto “Io voglio bene ai ristoratori di MangiArti perche’ sono cuochi felici“.
Ecco: piu’ bel complimento non c’e’.
E di entusiasmo ce n’era cosi’ tanto, che alcuni colleghi e amici loro si sono offerti di venre a cucinare per aiutare; Luciano Rava era li’ fino all’ultimo, col sorriso, Paolo Armando era al pezzo dalle 8 del mattino!
E forse ce n’erano anche altri, di cui al momento non ho notizia, ma chiedero’ in modo da poter eventualmente aggiungere i loro nomi.

PROFESSIONALITA

Niente riesce bene solo con la voglia di fare: io posso voler fare una torta a cinque piani perfetta e decorata quella di un vero artista della pasticceria, e posso volerlo con tutta me stessa, ma non ce la faro’ mai.
Chi sa fare sul serio, invece, riesce anche in un luogo diverso (che non e’ la sua cucina), con strumenti che non sono quelli soliti e in condizioni di stress, come si avverte quando si devono servire oltre 400 persone e il piatto deve arrivare perfetto, caldo o freddo a seconda dei casi, non squagliato ne’ secco ne’ smontato.

COORDINAMENTO

Tuttavia anche le migliori teste fine della ristorazione, stellate che piu’ stellate non si puo’, creerebbero un autentico disastro se entrassero in contrasto tra loro.
Ci vuole una dote che si chiama saper fare squadra.
Il team building su cui tanto insistono perfino nei film americani e’ uno strumento efficacissimo.

briefing


Abbiamo fatto team building noi del Masca Team , coordinandoci con l’organizzazione e i ristoratori per dare il meglio, e hanno fatto team building i cuochi in piazza, creando una squadra fantastica.
Sembravano uno di quei macchinari che montano le auto negli stabilimenti: via una cosa, avanti l’altra.
La linea, nel servizio, e’ fondamentale.
Noi a casa (tutti, inutile nascondersi) se prepariamo ad esempio dei piattini con gli antipasti per ogni commensale, li montiamo uno alla volta, mettendoci molto piu’ tempo.
Non i bravi ristoratori: vanno per step successivi -anche in piazza e quando sono di corsa-perche’ si mettono prima i crumble, poi il parfait al cioccolato, poi lo zabaione e infine i frutti di bosco.
Cosi’ si fa, e nel frattempo non si sgomita, non si litiga e non si discute, ma si lavora e si sopperisce se per caso c’e’ una mancanza.

….

A monte di tutto questo, ci si riunisce in cerchio insieme al personale di sala (di piazza, nel nostro caso) per prendere accordi, stabilire procedure, informare tutti e affrontare in anticipo  i problemi che ipoteticamente potrebbero crearsi.
In questo caso parla uno solo e gli altri ascoltano, senza sbuffare, capendo benissimo che non si sta dando arie da capo, ma e’ solo il portavoce di tutto cio’ su cui si e’ lavorato negli ultimi mesi.

Potrei citarvi Paolo Rosa del Torrismondi o Marco Bertorello del Senza Fretta per questo incarico, ma momento per momento ognuno dei ristoratori ha portato il suo contributo di leader per quel piatto e quel consiglio.

E le quote rosa?
Non tremano.
Annalisa, Daniela, Marianna -in rigoroso ordine alfabetico- hanno tenuto duro fino alla fine e col sorriso dal primo minuto all’ultimo: tre chef mica da ridere!

Posso dirvi infine, cari Amici, che ho frequentato parecchi congressi in giro per il mondo al seguito di mio marito e di cene illustri in prestigiose location ne ho viste tante.
La cena di Mille Luci nel Piatto a Cuneo sta sulla pagina dei migliori eventi internazionali e dietro lascia una schiera davvero nutrita di eventi altisonanti, ma peggio organizzati, non ultimo il catering di un congresso internazionale in cui tutto era a buffet con piatti di plastica  e le posate, anch’esse usa e getta, venivano consegnate solo all’ultimo momento, mentre nei vassoi da cui ci si doveva servire mancava, a volte, la posata per servirsi!
Non parliamo della decorazione della sala, fatta con palloncini gonfiabili, che proprio nulla possono avere in comune coi tavoli rotondi, le sedie vestite, i runner colorati e le stelle alpine infiocchettate in abbinamento come abbiamo visto alla cena di Cuneo.

Si chiama qualita’.
Riproducibile perche’ il materiale umano c’e’.
La voglia anche.

Quindi e’ da riproporre, secondo me, perche’ Cuneo ha un potenziale immenso da svelare al mondo.

CONVIVIUM
TORRISMONDI
SENZA FRETTA
QUATTRO CIANCE
LOVERA
TRATTORIA ROMA
SAN MICHELE
I DUE GRAPPOLI

Silvia, Lamascaincucina, #storytellerdiCuneo

 

 

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