Intervista a un cucchiaino di Casa Sambonet e… un outlet strepitoso.

C’e’ cucchiaio e cucchiaio, cari miei, e io so di essere fortunato essendo di design, nato in una famiglia che e’ all’avanguardia per la tecnica, l’innovazione e la sperimentazione, ma non disdegna il lavoro manuale perche’ sa che solo un umano attento puo’ far meglio di una macchina eccezionale e rifinire qualcosa in modo perfetto: il mio casato e’ Sambonet e credo che il nome potrebbe bastare a presentarmi.
Ma adesso vi racconto e poi vi accompagno al nostro outlet, che e’ fantastico e non solo a Natale.

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Cari Amici, abbiamo incontrato un cucchiaino chiacchierone in quel di Novara, che ci ha raccontato la storia dell’azienda in cui e’ nato.
Aveva fretta e non gli piaceva fermarsi perche’ il suo compito era quello di raggiungere tutti gli altri fratelli nella grande vasca di raccolta, ma due o tre chicche ce le ha consegnate.

 

 

Sono sicuro che siete curiosi, quindi vi diro di piu’, anche perche’ la storia di famiglia e’ un susseguirsi di successi:
– il capostipite si chiamava Giuseppe, era un orefice e ha dato origine al casato nel 1856 producendo artigianalmente posate in argento massiccio soprattutto per i nobili del Nord Ovest italiano.
– negli Anni 30 del 1900 invece la ditta ha iniziato a produrre anche posate placcate (o galvaniche) e a farlo su scala industriale, imparando anche a lavorare l’acciaio inossidabile e ad argentarlo
Anche Gio’ Ponti non resistette al nostro fascino e disegno’ per noi una posata nel 1932
– negli Anni 40 ci si specializza nella produzione di coltelli e lame inossidabili.
– arriviamo i favolosi anni 50: la mia famiglia si afferma all’estero, vincendo la gara per la commessa dell’Hotel del Cairo e diventiamo noti in tutto il mondo.
– parliamo degli Anni 60, che oggi sono un cult per l’arredo (e non solo): Sambonet pone particolare cura nel design.
Se ci pensate oggi dietro a tutto c’e’ un attento studio di design, ma cinquant’anni fa la cosa era ben diversa.
– da li’ in avanti e’ strada spianata: alcuni di noi vengono esposti al MOMA di New York, vinciamo il Compasso d’Oro, entriamo nel gruppo Paderno, acquisiamo Rosenthal nel 2009 e, se permettete, una ditta italiana che ne acquisisce una tedesca -e di quel calibro- fa sicuramente notizia!
– Oggi abbiamo anche una filiale in Francia e una in Cina e poi una piu’ grande in USA.

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Ma quindi la tua e’ una famiglia in cui c’e’ molta collaborazione tra i membri!

Certo: ho sentito dire dai “grandi” in sala riunioni che la sinergia tra Rosenthal e Sambonet (queste cose le ho sentite anche mille volte giu’ in magazzino) fa bene ad entrambi, perche’ Rosenthal entra nell’Horeca -cioe’ nel mondo della ristorazione- mentre Sambonet si avvicina al dettaglio della cucina di casa: e’ una collaborazione di scambio e di mutuo completamento.
E non e’ l’unico caso di acquisizione in Europa, perche’ attualmente alcuni noatri ingegneri sono in Francia x riorganizzare la produzione di aziende appena acquisite

Fine del momento auto-celebrativo, passiamo alla polpa.

Ecco, bravo: dicci dove e come nascono i vari pezzi.

Le posate e le cugine pentole e padelle, ma anche il resto dei prodotti, sono disegnati da Gianluca Marras del centro stile interno.
Un tempo si procedeva lentamente e si creavano pochi modelli perche’ occorreva fare il disegno e poi sbozzare il prototipo con tanto lavoro di lima su un blocco di ottone.

Oggi invece la Sambonet e’ all’avanguardia: ha due macchine prototipatrici (la prima e’ stata acquistata nel 2004) con le quali in meno di una settimana si possono ottenere (tanto per fare un esempio) i pezzi di 10 caffettiere diverse e quindi visualizzare il risultato e decidere quale mandare in produzione.
Il principio di funzionamento e’ quello delle stampanti 3D: utilissimo ed impensabile fino ad alcuni anni fa.
I prototipi dei pezzi grossi vengono realizzati in gesso mentre per pomoli e maniglie (che sono si’ accessori, ma oltre che ergonomici devono essere belli per soddisfare l’utente) si utilizza una macchina piu’ piccola che lavora con l’ ABS, cioe’ realizza i pezzi in plastica.

E le idee da dove scaturiscono?

C’e’ un centro stile interno, come ti ho detto: questa e’ una ditta dove tutto viene da dentro, fidandosi e appoggiandosi sulle proprie forze.
Si parte da una richiesta, che puo’ essere di marketing o una richiesta commerciale diretta, o anche da un’idea che nasce dallo spirito libero del centro stile: la si visualizza, poi si realizza il prototipo e, se piace, si va in produzione e il tutto avviene tra queste mura.
Considera che il tutto e’ possibile grazie alle prototipatrici di cui ho detto, altrimenti si sarebbe ancora all’artigiano che prende il blocco di ottone e lo lima fin che non ricava la posata prototipo… impensabile oggigiorno e poi talmente costoso da essere proibitivo: lo stampo di una forchetta costerebbe migliaia di euro!
Mentre un tempo si faceva un modello di forchetta all’anno, oggi ne possono uscire anche 40 differenti.

Capito.
Ma qua si fanno solo cucchiai, forchette…


Assolutamente no: per chi ci hai preso?

Diciamo che la mia famiglia e’ nota soprattutto in HORECA (il core business, come lo chiamano gli addetti ai lavori, era proprio quello dell’hotelleria) ma attualmente ci rivolgiamo anche alle cucine domestiche, con una serie Kitchen, che e’ una nuova linea di pentole in silicone e in terracotta.
Anzi: sono proprio le pentole che stanno trainando il nostro marchio in Nord Europa.
A dir la verita’ c’era in lavorazione anche un progetto taglieri che ne prevedeva 13, ma al momento ne sono usciti soltanto 2.
Ogni nostro pezzo e’ certificato ISO 22000 e subisce test fisico-chimici perche’ deve andare a contatto con gli alimenti, quindi nulla puo’ essere lasciato al caso.

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Quindi i prototipi vengono inviati a un laboratorio per essere controllati e testati?

No, no: il laboratorio e’ interno alla ditta.
Si fa tutto qui, dall’ideazione al controllo preliminare alla produzione al controllo di post produzione.
Li vedi quei coltelli tutti in fila come soldatini, rivestiti di silicone?



Sono cosi’ perche’ dovranno essere placcati in argento e la lama va protetta proprio perche’ non deve essere rivestita di argento, che non e’ adatto all’uso alimentare.

Peensa che dopo la placcatura verranno sbucciati dal rivestimento in silicone -a mano- e poi controllati e lucidati uno ad uno -a mano- e infine inseriti ciascuno in un sacchettino di plastica  -a mano- e impacchettatati 12 alla volta nella carta velina, sempre a mano!

Che lavorone! Ma quindi la produzione va a rilento?

Non direi.
Prendi il caso delle padelle: se ne assembla una ogni 10 secondi e sono 4000 pezzi in 8 ore.
Hanno un fondello a triplo layer: acciaio/alluminio/acciaio che poi viene saldato alla struttura della padella.
Guarda le foto!


E… scusami sai, ma voi siete curiosi e avete ragione, pero’ io devo andare perche’ altrimenti mi sgridano, quindi vi lascio.

Ma ricordate che non con le sole macchine si produce bene: qui da noi ad ogni step realizzato a macchina si affianca un umano che completa la sequenza: salda, abbellisce, lucida, confezione.
Solo cosi’ si resta al top.


Capite?

Ci sono un sacco di cose interessanti dietro la facciata di una fabbrica.
Una di queste, nel nostro caso, e’ li’ accanto.
Vi dico solo una parola: O U T L E T: Thomas, Arzberg, Rosenthal,  Versace, le nostre migliori pentole, coltelli e accessori da tavola, vassoi… oh, mi mi sembra carino.
Porcellane, coltelli, acciai, gadget a prezzi che… insomma: siete ancora li’?

 

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

 

 

 

 

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