Prima parte: convegno FOOD BLOGGER, ISTRUZIONI PER L’USO”… completed, e con grande soddisfazione di tutti

 

Cari Amici,

quest’oggi il discorso e’ serio perche’ quando hai un’idea, la vuoi perseguire, ma non sai se riuscirà esattamente come vuoi tu e quindi proprio per questo ti impegni al massimo e cerchi di trovare gli strumenti e le persone migliori per quella situazione, sei felice del risultato: è quello che e’ accaduto a me, con un pizzico di fortuna, quando ho organizzato il convegno Food blogger istruzioni per l’uso che si e’ tenuto ieri alle 18.30 in Sala San Giovanni a Cuneo nell’ambito della Fiera Nazionale del Marrone.
Era una “sfida” culturale che poteva essere sepolta dalle offerte allettanti degli stand della Fiera, e invece c’è stata una risposta molto buona degli addetti lavori e anche del cittadino.

La sostanza è che tutti assieme siamo riusciti a intrattenere la platea per oltre un’ora e un quarto e vi dirò che alla fine mi sono sentita io in difetto, perché era l’ora di cena e le persone quindi secondo me dovevano andare a casa, ma nessuno nel frattempo aveva minimamente fatto l’atto di alzarsi.

Veniamo al sodo: la squadra è stata fantastica e veramente si è fatto team building perché sono intervenuti come oratori coloro che sono coinvolti nella promozione del territorio, e non tramite qualche delegato minore, ma con persone di spicco: per il Comune c’era il suo ufficio stampa, cioè Fabio Guglielmi, per Confcommercio è intervenuto direttamente il Presidente Luca Chiapella insieme al Direttore Marco Manfrinato, per Conitours Armando Erbì, quindi anche in questo caso il massimo rappresentante dell’organizzazione, con le collaboratrici Claudia e Daniela.
Per parte mia, da food writer e  guida turistica, che quindi vede il territorio non solo come castagne, agnolotti del plin e brasato, ma come un insieme di montagne, di luoghi dove si scia, di vallate dove la cultura e la storia contadina la fanno da padrone, di beni artistici (affreschi, palazzi e chiese, castelli e conventi) ho cercato di radunare, scegliendole tra i moltissimi blogger che solcano la rete, le persone che ritenevo più adatte a parlare e a diffondere il verbo della collaborazione sul Web.

Ho chiesto innanzitutto a un’amica, perché tutti dovremmo intraprendere cose difficili con un amico al fianco: Silvia de Lucas Rivera, spagnola di Rapallo, bravissima food blogger, persone simpatica e comunicativa, generosa, una di quelle che si rimboccano le maniche per far girare le cose come devono, che tra l’altro è entusiasta della zona di Cuneo che conosceva pochissimo finora, delle vallate, della gente e del suo carattere cordiale.

Poi ho chiesto a Veronica Geraci, torinese, che conoscevo solo di vista ma in realtà mi era nota per ciò che scrive e ciò che fa, in quanto bravissima food blogger ed esperta di informazione, responsabile dell’ Ufficio Stampa del Museo del Cinema di Torino: ha accettato di uscire dal lavoro un pochino prima per venire a Cuneo e parlare al convegno, e questo lo ritengo un plus per la mia idea di organizzare questo meeting, perché vuol dire che anche una persona come lei ci ha creduto.

Poi ho chiesto, proprio perché alcune delle cose migliori 9come dice sempre mio marito) noi le facciamo nostra insaputa, a Silvia Moggia, che ho conosciuto virtualmente sul web soltanto due giorni prima, catturata da un suo articolo (al quale mi ha detto che ne seguiranno altri) che parla proprio di blogger e di collaborazione sul territorio per la promozione, che ha lavorato al Teatro dell’Opera di Parigi occupandosi di direzione artistica, che ha una grossa esperienza anche a Valencia in Spagna, che e’ tour operator e albergatrice e quindi qualcosa da dire non c’era dubbio che l’avesse: non credevo alle mie orecchie quando mi detto che sarebbe intervenuta, e anche questo lo ritengo un plus per il convegno perché Silvia si è mossa da Levanto e se l’ha fatto è perché credeva nella bontà dell’iniziativa.

In sintesi (tecnicamente questa parte sarebbe etichettabile come PROCEEDINGS, ma noi voliamo bassi e lo chiamiamo resoconto) abbiamo parlato di come ogni operatore turistico o produttore o titolare di un ristorante e albergo abbia interesse a essere presente in rete non solo col suo sito ma sui social network: io personalmente ho fatto esperienza durante la promozione di Mille luci nel piatto di come i bravissimi ristoratori artigiani dell’ Associazione MangiArti di Cuneo, tanto per farvi un esempio concreto, storcessero il naso di fronte all’idea di aprire una pagina Facebook, di caricare foto su Instagram, di postare la frasetta su Twitter.
È la stessa cosa ho notato ieri mattina al workshop che Conitours ha organizzato a Chiusa Pesio proprio per far incontrare tante realtà delle vallate con altrettanti operatori turistici e francesi.
Mi sono permessa, durante il convegno, di fare l’esempio di come stare sul Web sia del tutto equivalente a ciò che faceva un artigiano coltellaio cuneese nell’Ottocento, che aveva la sua bottega (che noi potremmo rappresentare con il sito Web di un ristoratore) e che era conosciuto da coloro che passavano davanti alla sua porta o che ne avevano sentito parlare per passa parola: questi sono i visitatori del sito web.
Chiaramente chi non conosce il sito (cioè la bottega dell’artigiano), non verrà probabilmente mai in contatto con lui, vista la pluralità di offerte della rete (e di botteghe, nel concreto).

Che cosa faceva allora l’artigiano coltellaio dell’Ottocento per aumentare la clientela?
Andava alle fiere, così incontrava tanta gente e vendeva tanti coltelli, che attraverso altrettante mani si diffondevano nelle vallate e chi arrivava a casa mostrava ai suoi amici e parenti e a tutti i paesani che bel coltello, che bel bastone, che bella campana in bronzo aveva comprato.
Ecco, questo equivale ad uscire dal nostro sito web e andare in Internet sui Social Network, che sono la fiera, incontrare le persone (come si faceva fisicamente in fiera), scambiare informazioni (che sono il nostro coltello o campana o bastone) e fare in modo che  i nostri contatti sui social portino a casa e diffondano tra i loro contatti la nostra informazione, cosi’ come una volta mostravano il nostro coltello in giro.

Ne parleranno bene, ne parleranno male, ma ne parleranno comunque e noi poi potremo andare a vedere come ne hanno parlato e fare tesoro delle esperienze sia positive che negative, cercando di migliorare.
Questo si chiama feedback, ed è importantissimo (se scritto e condiviso con lingua non biforcuta) perché ci dà il polso esatto del nostro buon operare: è gratis, perché costa solo il nostro tempo (che non ha prezzo perché lo stiamo investendo per noi stessi) e la connessione Internet, che intanto in casa abbiamo gia’ se non altro per guardare le previsioni del tempo.

Nessuna agenzia specializzata in pubblicità – bravissima a maneggiare gli strumenti classici dell’advertising–  potrebbe mai darci un risultato emozionale così fine, così capillare, così adatto a noi, cosi’  taylored come dicono gli inglesi, come puo’ darci questo minimo investimento in Internet: visualizzare emozioni e’ una faccenda da blogger.

Faceva giustamente notare Silvia Moggia che noi, anche se non siamo presenti su nessun social network, siamo in rete lo stesso, perché qualcuno dei nostri clienti o delle persone che sono venute in contatto con noi e’ sui social e quindi ha scritto da qualche parte che e’ stato nella locanda tal dei tali o che ha comprato la marmellata del tal produttore e che era buona, o che la cattiva, che stato trattato bene o che è stato trattato male e quindi la voce si diffonde comunque senza che noi però abbiamo il polso della situazione.
Quindi tanto vale esserci, perché visto che la nostra reputation c’è già, dobbiamo conoscerla e agire per limarla, abbellirla, migliorarla.

Come ha detto Veronica Geraci noi possiamo diventare l’ufficio stampa di noi stessi, perché nessuno ci conosce meglio di noi: noi facciamo del lavoro di promozione su di noi e lo possiamo fare direttamente oppure raccontando e mostrando qualcosa a qualcuno che sa scrivere, che sa parlare di un argomento attraverso tante sfaccettature (e questo può essere il foodwriter o comunque il blogger in generale) e poi usare quello che lui ha prodotto, mettendoci tutto se stesso, per condividerlo tra i nostri contatti e utilizzarlo come un volantino pubblicitario, che però

non deve essere stampato
ha costi molto minori
non finisce mai perché ce ne sono infinite copie
si spedisce con un click da casa
non ha scadenza
non si stropiccia
non sbiadisce

Dal punto di vista della ricchezza del territorio, ha fatto giustamente notare Silvia De Lucas, che a Cuneo non era mai stata, è un po’ come trovarsi su una scatola di colori essendo un camaleonte: ci sono 1000 cose e altrettante potenzialità per attirare turismo a 360°, perché il Cuneese davvero ha delle bellezze e delle qualità che non sono seconde a nessun altra zona.

Poi si e’ parlato di come Conitours e Confcommercio siano attive in questa direzione verso il futuro, di come si debba fare formazione, perche’ muoversi in modo sbagliato sul web e’ come maneggiare un pericolosissimo boomerang, di come ci voglia strategia e non solo cuore.

Ecco in sintesi quello che si è detto, ma in realtà c’è anche molto di più e magari ve ne parlerò successivamente, in modo da non appesantire troppo la vostra lettura.

La speranza di tutti, condivisa dalle personalità che erano presenti, è quella di aver gettato un semino a favore della versione terzo millennio della comunicazione, del marketing e della promozione della nostra zona.

Personalmente credo che ci siamo riusciti: i complimenti di tutti gli intervenuti mi fanno ben sperare.

Vi lascio con qualche immagine e soprattutto con l’idea che la Fiera Nazionale del Marrone di Cuneo è bella perché c’è la gente entusiasta che ci lavora, ci sono i prodotti locali e non le magliette cinesi in vendita a due euro come succede in moltissime fiere commerciali, visitatissime ma sicuramente non di eccellenza da questo punto di vista, e soprattutto con una chicca: se potete andate a fare un pranzo o una cena sull’autobus De Gustibus perché è bello: vi porta in un luogo panoramico e vi serve con eleganza un pranzo a tema locale preparato da uno chef.

Noi ieri abbiamo cenato immersi letteralmente nella Fiera, in quel teatro naturale che e’ Piazza Galimberti con le sue facciate neoclassiche.
Le foto che vi propongo non sono belle a causa delle luci colorate che creano atmosfera su De Gustibus, ma avremo presto quelle ufficiali de I Fotografi Ambulanti: tuttavia sicuramente vi daranno l’idea dell’ambiente.

 

 

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