Sta tornando la polenta: due parole e una ricetta

La polenta per secoli ha costituito uno dei cardini della civilta’ e della cucina contadina, sia in pianura che in montagna: a lunga conservazione, tutto sommato di costo contenuto, coltivabile in proprio, saziante, buona, adatta ad esser condita in molti modi (anche con poco), ottima anche mangiata da sola a fette, perfetta perfino nel latte.

Per noi e’ festa il piattone di polenta mangiato al rifugio con gli amici, ma la mia vicina di casa -ad esempio-  adesso non la puo’ piu’ vedere, perche’ racconta che da piccola, in inverno, in Valle Corsaglia polenta e latte caldo hanno costituito la sua colazione per anni, prima di andare a scuola nella neve, con gli zoccoli di legno ai piedi, una manciata di castagne secche in tasca e due ciocchi di legna sotto il braccio per riscaldare l’aula.
Non vi sto parlando di centinaia di anni fa: Pina non ha ancora 70 anni, ma in montagna le cose sono sempre andate lentamente, e quindi all’inizio degli anni 50 quassu’ era ancora cosi’!
Adesso che ha la tv via satellite in cucina, il riscaldamento e ogni comfort a sua disposizione, lei la polenta se puo’ la scansa, e la capiamo benissimo, ma a noi -cresciuti in citta’ e non solo- piace molto, specie adesso che fa freddo.

Al di la’ dell’inevitabile primo impiego che ci viene in mente, e cioe’ quello di farne un gustosissimo piatto condito con sugo rosso o passato in forno coi formaggi (incredibile, ma non ho ancora un post con questa semplice ricetta, e dovro’ farlo al piu’ presto!), la polenta si presta a fare da accompagnamento anche alle carni e alle fondute, e sotto forma di farina entra alla grande, con sapore marcato ed unico, nel pane, nei dolci, nelle focacce.

Ha il vantaggio di essere senza glutine, non dimentichiamocelo, e questa e’ una marcia in piu’ per chi soffre di intolleranze alimentari.
E vi diro’ anche che niente eguaglia la polenta macinata a pietra e cotta lentamente mescolando (vcalcolate che il minimo sindacale sono 45 minuti quindi potreste farcela tranquillamente una domenica che avete tempo), ma oggi ci sono a disposizione tutte le polente pronte in pochi minuti che la voglia la tolgono, per cui non privatevi di questo ancestrale piacere invernale!

 

Ora, prima di raccontarvi due piccoli episodi di famiglia, vi lascio un suggerimento per finger food da preparare in anticipo: facilissimo e delizioso, adatto al buffet di Natale e scenografico.


Cliccate sulla foto e approderete alla ricetta!

 

bicchierini di polenta

 

Episodio 1 

Mio nonno materno, nativo di Parodi Ligure (vicino a Gavi, provincia di Alessandria), targato 1895, raccontava che sua mamma -pur proprietaria dell’unico negozio presente in paese di alimentari con trattoria e bar annessi- faceva una polenta enorme e soda, la lasciava raffreddare un po’, la tagliava a fette col filo e poi ognuno dei figli e il marito la mangiavano assieme a un pezzetto di aringa salata: una sola aringa bastava per tutti, e in famiglia erano sette!
L’economia era di pura sussistenza, e la bisnonna Petronilla vendeva a credito sui proventi del futuro raccolto di uva, per cui in pratica faceva da banca a tutto il paese, e quindi doveva per forza fare economia in casa per campare quotidianamente.
Ad alcuni vicini di casa andava peggio, perche’ l’aringa la appendevano alla lampada sopra al tavolo da pranzo, e la polenta la si sfregava soltanto la’ sopra, riciclando l’aringa per molti e molti pranzi.

Capite che tempi?

Episodio 2

Il secondo ricordo e’ del tempo della seconda guerra mondiale ed e’ di mio papa’: parla di Mantova e del pranzo di Natale del 1944 in una cascina; I doldati venivano smistati nelle varie famiglie, due a due, perche’ non perdessero il pranzo di NatalNella zona del mantovano i contadini erano quasi ricchi  (!) rispetto allo standard delle famiglie rurali del Nord, tartassate dalla guerra e dai razionamenti.

Verso Natale sostammo nel Ferrarese e il 25 dicembre fummo smistati a pranzo presso le famiglie contadine della zona.
Io fui ospite di una numerosa famiglia in un grande cascinale, dove tutti mi consigliarono di scappare, disertare, mollare quello stato e quell’esercito allo sfascio.
Secondo l’usanza della zona, le donne non mangiavano a tavola con gli uomini, ma in un angolo senza tavolo, sempre pronte a servire.

Mangiammo tutti un’unica polenta versata sul tavolo e il premio per chi arrivava prima al centro di essa era un salamino piu’ grande degli altri, che erano sparsi lungo il percorso.
Era la cosa migliore che avessi mangiato da almeno un anno

Ecco… a volte e’ polenta, altre volte di piu’.

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