Perche’ visitare Lodi, la provincia in bicicletta che ai miei tempi non c’era

 

Ti senti vecchia quando devi aiutare tuo figlio a studiare le provincie italiane e scopri che in Lombardia nell’elenco c’e’ Lecco, c’e’ Monza-Brianza e c’e’ anche Lodi, mentre ai tuoi tempi recitavi a memoria “MilanoBergamoBresciaComoCremonaMantovaPaviaSondrioVarese” tutto d’un fiato : accadde un po’ di anni fa a me e a molte mamme della mia eta’.

Anche per questo sono stata contenta quando mi hanno invitata a Lodi insieme ad altri influencer durante Le Forme Del Gusto, rassegna enogastronomica di prestigio, che quest’anno cadeva il 26/27 settembre: non avevo mai visitato la zona e al gioco delle parole, a Lodi avrei saputo solo, debolmente, controbattere con Erbolario.

Lodi

Delle disavventure capitatemi all’arrivo (piu’ che disavventure sono in realta’ un susseguirsi di piccoli fatti quasi buffi) vi ho parlato QUI e se volete ridere rileggete pure quelle poche righe: adesso intendo narrarvi il mio stupore per la bellezza della citta’.

Mettiamola così: che cosa potrebbe attrarre un visitatore assolutamente di questi luoghi, che so, il classico Marziano atterrato fresco fresco con l’astronave lungo le rive dell’Adda?

I Celti, i Romani, i Longobardi, Federico Barbarossa, i Visconti, gli Sforza, Napoleone e poi l’ Austria del Lombardo Veneto: oltre 2000 anni di storia hanno modellato la citta’, Diocesi a partire dal III secolo dopo Cristo.
Vedrebbe le tracce del passato importante, tangibili nella zona del Castello e del Parco e anche nell’impianto della citta’, che ha spostato le sue mura tra il 1200 e il 1400 quando si e’ ingrandita inglobando i quartieri che originariamente erano fuori.
Bisognerebbe citargli la Pace di Lodi (1454) che stabili’ che l’ Adda fosse confine naturale tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia finalmente in pace.

Lodi

Le case del centro gli apparirebbero addossate le une alle altre,  alte due o tre piani, provviste di balconcini con affaccio sulla via, di portoncino pedonale e di solido portone carraio che cela un androne e un cortile interni.
A questo punto, il nostro colto Marziano (che con Google Earth ha diligentemente ispezionato i dintorni prima di partire) potrebbe pensare che la stessa descrizione si puo’ applicare all’impianto di tanti paesi della Pianura Padana.
Pero’ l’aspetto -qui a Lodi- e’ diverso.
Di mezzo ci stanno la potenza, la solidita’, il gusto dei Visconti e degli Sforza: cosi’ le facciate sono decorate e importanti, i balconi in complicato ferro battuto, gli androni giganti e i cortili abbracciati da colonnati che sembrano chiostri.

Le chiese sono imponenti e numerose.
Preziosissima e’ l’ Incoronata, ma su tutte ho amato il Duomo romanico del 1158 per l’aspetto semplice e solido delle sue colonne in mattoni e per la bella facciata arricchita da un pronao con colonne sorrette da leoni: e’ composita e ricca di particolari, perche’ frutto di molte ristrutturazioni cosi’ come l’interno, ma bella.
Dei leoni saprete a breve.
Vi diro’ in poche parole che la chiesa si sviluppa su tre livelli e che nella cripta Barbarossa in persona assistette alla traslazione delle reliquie di San Bassiano: piacerebbe al nostro Marziano, perche’ chiese su tre livelli non se ne vedono ad ogni angolo di galassia.
Dedicata all’Assunzione della Beata Vergine Maria, e’ un edificio che il marziano penserebbe esser stato graziato dalle sovrapposizioni barocche, visto che si puo’ ancora godere della bellezza della struttura “pulita” cosi’ come l’hanno pensata i costruttori del 1100.
Non e’ proprio vero: agli inizi del 1900 il duomo si presentava l’interno completamente rivestito di stucchi e illusionismi barocchi, ma si inizio’ una intelligente “ripulitura” che ho la ricondotto al pristino stato.
Caro signor Marziano, mi creda se le dico che non e’ una cosa che si verifichi ad ogni angolo.

Ma veniamo ai leoni: un anziano signore  fuori dal Duomo vedendo che scattavo delle foto mi ha chiesto: “Fotografa i leoni, signora?”, spiegandomi poi che quello a sinistra (per noi che guardiamo la facciata) e’ femmina e si chiama Caterina e quello a sinistra e’ maschio, di nome Mustafa’.
Poi pero’ ha attaccato a parlare in dialetto stretto e devo dire che mi sono un po’ persa gli ulteriori particolari.

Che cosa mi ha colpita del Duomo di Lodi?
E’ bellissimo entrare e scoprire che c’è la messa -in parte cantata- e che è pieno di gente nonostante sia un venerdì qualsiasi e siano soltanto le 10 del mattino: un po’ di spiritualita’ tranquilla, personale e sentita non guasta, in un mondo cosi’ tanto materialista da un lato e integralista senza speranza dall’altro.
Ho chiesto a una signora se fosse una messa particolare o se cosi’ tanta gente fosse la regola.
Mi ha risposto che e’ sempre cosi’, anzi a volte ce n’e’ pure di piu’, perche’ la gente che viene a fare compere in citta’ dal circondario frequenta molto la messa in duomo anche durante la settimana.
Addirittura mi ha confidato che alle 8.30 -ma non ricordo se ogni giorno o secondo un calendario- c’e’ la messa in latino.

Ecco: chi viene a visitare Lodi -che sia cattolico o marziano- entra in contatto anche con una fortissima tradizione spirituale.

E poi?

E poi vedra’ un centro curato, bei negozi, locali accoglienti, persone cordiali e anzi abbastanza propense ad attaccar bottone.

Mi e’ piaciuta la rosticceria che propone che propone street food locale: piatti della tradizione in versione da asporto per 5 euro, oppure si possono degustare in loco.
Potrei sbagliare, ma credo proprio che quella sia una rosticceria cult per i lodigiani, come la Pasticceria Lombardo, attiva in citta’ dal 1927.

 

In questo contesto di tradizione e cultura (anche contadina) si inserisce benissimo Le Forme del Gusto, una due giorni di esposizione e vendita in piazza di prodotti agroalimentari lodigiani: abbiamo riscoperto tutti assieme la composta di mele cotogne, il pane di zucca, il pannerone, la torta vignatia, la torta sabbiosa, la tortionata, la raspadüra del grana lodigiano di 6 mesi e molti prodotti ancora che sanno di casa contadina, di semplicita’ e di buono.

Per la totalita’ di essi non si puo’ esser sbrigativi nella descrizione, quindi rimando di necessita’ ad un articolo successivo.
Per ora credo che la carrellata di immagini possa valere piu’ di tante parole: ho avuto la fortuna di girare per gli stand addirittura mentre li stavano allestendo e ho visto proprio tutto.

Lodi
Il nostro Marziano avrebbe di che riempire il bagagliaio della sua astronave!
Il bello dell’Italia -e quello su cui bisogna puntare- e’ l’estrema biodiversita’ e la ricchezza infinita dei prodotti alimentari (grezzi e lavorati) che offre.
Una parte del merito, se cosi’ possiamo dire ora che quei secoli sono lontani, risiede nel suo esser stata per molto tempo divisa in parecchi stati tra i quali vigevano dazi e dogane: questo ha stimolato la creativita’ di ognuno, spingendolo a tirar fuori il massimo dal suo territorio e dalla sua fantasia.
La famosa arte di arrangiarsi degli Italiani non delude mai in quanto ad inventiva e a particolari.
L’Italia è il primo Paese europeo per numero di marchi DOP, IGP e STG: questo significa che in ogni localita’ alimentare riesce a far emergere i prodotti migliori, anche grazie al radicamento notevole di molti produttori sul territorio.

Mi sento di poter dire che, in citta’ e provincia, c’e una grande voglia di riscoprire e valorizzare i prodotti della tradizione con un occhio al  futuro, cioe’ alla filiera controllata, ai chilometri zero o, come li ha chiamati Tessa gelisio (dottoressa e personaggio della tv e della carta stampata) durante il suo intervento, a chilometro Italia, cioe’ valorizzando il prodotto italiano di qualita’.

tessa angelini
E’ anche voglia di identita’ propria, perche’ Lodi e’ vicina a Milano,  ma non e’ Milano.
Vive per se’.

Spero non sia sfuggito che io abbia parlato di occhio al futuro: ho due esempi sottomano.

C’e’ un produttore di latticini in zona, la Fattoria Brambilla di Comazzo (che ha cinque fattorie in realta’, sparse nei dintorni tra Comazzo, Merlino, Villa Pompeiana e Paullo) nella quale si controlla dall’erba che viene mangiata al latte munto al formaggio prodotto in loco con una tecnologia “attuale sia nella strumentazione per le coltivazioni e le concimazioni organiche, sia per gli allevamenti, dove sono vietati interventi preventivi di cura e il bestiame giovane può accedere liberamente al pascolo” (tratto dal loro sito).
Il bestiame di razza jersey produce tra l’altro un latte particolare ricco di beta caseine A2 A2.
“In pratica facendo i test si evince che questo latte, per un intollerante, e’ pari al latte di capra, cioe’ puo’ essere tollerato.
In Nuova Zelanda, Australia, Regno Unito la ricerca si sta spingendo in questa direzione” ci ha detto il titolare dell’azienda.
Cercando in rete pare che i bovini nell’antichità  avessero unicamente latte con beta caseine A2 e, solamente dopo una mutazione genetica le razze bovine abbiano iniziato a produrre beta caseine A1, che pare essere responsabile delle intolleranze al latte.
Lascio ai lettori e al nostro Marziano la liberta’ e la consapevolezza derivanti dalla verifica delle informazioni in prima persona: a me preme solo sottolineare come dietro all’allevamento di vacche da latte ci sia dello studio che guarda al futuro.
Il Caseificio La Fontana di Comazzo si sta impegnando per ottenere le certificazioni e nel frattempo non trascura ogni dettaglio che possa aumentare la qualita’ della sua offerta, senza perdere la memoria dei procedimenti antichi e noti (vorrei dire usati, come dicevano i poeti del passato)
A me tutto questo ricorda il motto di un grande dell’impreditoria lombarda, che recitava e recita “innovare serbando” e penso di non dover svilire la citazione con nome e cognome, visto che e’ di sicuro nota a tutti.

L’ occhio al futuro a Lodi si estrinseca anche nel Parco Tecnologico Padano, un polo di ricerca che punta sull’alimentazione: opera nei settori dell’agroalimentare, della bioeconomia e delle scienze della vita. Grazie ai suoi programmi di ricerca e alle core facilities, offre servizi alle aziende che vedono nell’innovazione uno strumento di competitività.
Con l’Incubatore e Acceleratore Alimenta supporta la nascita di nuove imprese.
La Lombardia e’ la prima regione italiana per produzione agricola ha detto Roberto Maroni, Presidente della Regione.
La competenza quindi e’ conquistata sul campo, e si manifesta anche attraverso la sperimentazione di irrigazione ecosostenibile dei campi, con sistemi goccia/goccia a circuito chiuso, tenuti in pressione da pompe alimentate ad energia solare.
Nell’anno di ExpoMilano2015, Nutrire il Pianeta, uno studio del genere, rivolto ai paesi in via di sviluppo, assume un notevole significato.
Questo e’ lo sguardo interessante anche verso le fonti di energia rinnovabili che va colto e valorizzato, caro Mr. Marziano!

Dalla campagna dell’immediato circondario di Lodi, che si raggiunge in modo semplice con la bicicletta dalla citta’, al fiume il passo e’ breve.
Una gita di un’ora in battello sull’Adda non e’ solo una piacevole attrazione per le famiglie (lunga era la coda di persone in quel sabato pomeriggio di sole), ma e’ un vero immergersi nella natura, nel verde delle rive, nello sciacquio delle acque verdi del fiume manzoniano.

E stando così fermo, sospeso il fruscìo de’ piedi nel fogliame, tutto tacendo d’intorno a lui, cominciò a sentire un rumore, un mormorìo, un mormorìo d’acqua corrente. Sta in orecchi; n’è certo; esclama: – è l’Adda! – Fu il ritrovamento d’un amico, d’un fratello, d’un salvatore. La stanchezza quasi scomparve, gli tornò il polso, sentì il sangue scorrer libero e tepido per tutte le vene, sentì crescer la fiducia de’ pensieri, e svanire in gran parte quell’incertezza e gravità delle cose; e non esitò a internarsi sempre più nel bosco, dietro all’amico rumore.
Arrivò in pochi momenti all’estremità del piano, sull’orlo d’una riva profonda; e guardando in giù tra le macchie che tutta la rivestivano, vide l’acqua luccicare e correre. Alzando poi lo sguardo, vide il vasto piano dell’altra riva, sparso di paesi, e al di là i colli, e sur uno di quelli una gran macchia biancastra, che gli parve dover essere una città, Bergamo sicuramente.

(CAP. XVII)

L’ Adda e’ il fiume che porta Lucia lontano da casa e le fa pronunciare il suo famoso

Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio! Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! (CAP. VIII)

Puo’ portare il Marziano e noi a fare un viaggio di un’ora fuori dal tempo, o anche per piu’ di un’ora, se seguiamo le sue sponde come i Lodigiani; in bicicletta.

Come dice, caro Marziano?
Le e’ venuto appetito e cerca un piatto speciale?

Segua La Masca in Cucina e aspetti i prossimi articoli!
Giusto perche’ non vada via a mani vuote le anticipo il video della raspadüra!

Silvia, #storytellerdiCuneo 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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