Parliamo di Teatro Culinario a Savona…

 

Sara’ che a me il teatro e’ sempre piaciuto fin dalle elementari, sara’ che mio figlio e’ un attore nato, sara’ che ricordo ancora quando a soli 8 anni rimase rapito davanti al Berretto a Sonagli sul palco del Priamar, ma lo spettacolo “Teatro Culinario, storie da mangiare, ricette da raccontare” messo in scena stasera a Savona dalla Compagnia Cattivi Maestri sotto il patrocinio del Comune, del Parco Regionale del Beigua, dell’Associazione Culturale Officina Alimentare, di Coop Liguria e Latte Tigullio (e di coloro che magari ho dimenticato, ma devono sentirsi inclusi a dispetto della mia scarsa memoria) mi e’ piaciuto molto.
Anzi: moltissimo!

Devo anche dirvi che, complice forse la fretta che si ha sempre nel leggere, avevo deciso di partecipare dopo aver visto la pubblicita’ su Facebook, ma non avevo idea di che cosa esattamente sarei andata a vedere.

Vi assicuro, a caldo (e’ l’una di notte, ma non posso andare a dormire senza aver scritto le mie impressioni), che per una storyteller trovarsi davanti ad una narrazione di prodotti, ricette e territorio tenuta insieme dalle emozioni e’ come per un bambino svegliarsi la mattina di Natale sapendo che deve andare a guardare sotto l’albero.
Ricette narrate, capite?
Se scritte sono belle, ma viste sul palco sono superlative: molto bravi gli attori della Compagnia Cattivi Maestri e molto bello il canovaccio.

La scena era semplice: un tavolo da cucina, pentole, stoviglie, parole soprattutto: eravamo davanti a una trattoria immaginaria dove – in mancanza dello chef – i due della piccola brigata si trovavano appioppata dal destino una misteriosa sostituta, che sapeva tutto sulla storia e le tradizioni locali e soprattutto infondeva loro passione e voglia di ricercare dentro di se’ un patrimonio culturale gia’ acquisito senza saperlo, per interiorizzarlo consapevolmente e trasmetterlo agli avventori sotto forma di piatti: insomma, una specie di Grillo Parlante col grembiule da cuoco.

Vi dico francamente che per me, ligure trapiantata nel Cuneese (ricordate? Il sottotitolo del sito e’ Una genovese sule montagne di Cuneo), con la “fissazione” del territorio e dei prodotti locali, con la passione per la conservazione di cio’ che del nostro retaggio culturale si sta perdendo, era come vedere le mie idee farsi fatti e persone.

La Liguria e l’immediato retroterra sono davvero quella terra ricca di contrasti e di sfumature, dove coesistono a pochi chilometri di distanza le aquile e i cetacei, le montagne alte piu’ di mille metri e le coste scoscese di San Fruttuoso, le citta’ antiche, i piccoli borghi marinari, i rifugi di montagna lungo l’Alta Via dei Monti Liguri.

Pochi territori sono cosi’ fortunati, e io sono particolarmente felice di aver casa a Varazze, nel Parco del Beigua, dove in meno di mezz’ora sali a quasi 1300 m e hai sotto di te l’arco intero della Liguria, dritto davanti nelle giornate limpide la Corsica, l’ Elba, Capraia e a Ovest le Alpi Liguri, nelle quali puoi riconoscere facilmente il Mondole’, il Mongioie, la Bisalta: ho visto addirittura le piste di sci del “mio” Monte Moro di Frabosa!
Le montagne non sono una barriera, ma una via che connette un territorio all’altro: ecco il messaggio di un parco come quello ligure del Beigua.

Lo spettacolo di questa sera, che poteva dire gia’ molto ad un turista ignaro e forestiero, credo abbia evocato tutte queste immagini ai liguri presenti, che si sentivano trasportati sui monti insieme al bestiame che produce il bruzzo, poi nel porto con gli zavorranti e il loro polpo, nelle serre di Celle e di Pra a fiutare il basilico, nei fitti boschi dell’entroterra in cerca di castagne.

Esplicitare le emozioni, le tradizioni, la storia che c’e’ dietro ad un piatto e’ il valore aggiunto di oggi, perche’ se e’ vero che si mangia per vivere, nella nostra societa’ fin troppo alimentata c’e’ spazio anche per l’assaporare, il conoscere, l’imparare e il valorizzare, guardando avanti senza perdere la memoria di cio’ che sta dietro e fa si’ che noi siamo cio’ che siamo.

Direi quindi che lo spettacolo Teatro Culinario -multisensoriale, perche’ oltre alle parole e alle immagini che esse hanno evocato ha fatto toccare con mano, o meglio col palato- ha messo in scena la Liguria attraverso la felicissima intuizione delle ricette narrate, utilizzando i prodotti tradizionali per valorizzare il territorio.
Vorrete sicuramente qualche dettaglio in piu’, invece del mio solito fiume di parole, e sapere degli assaggi a fine spettacolo.

Vi accontento subito: si e’ parlato di pesto (quello originale, con l’aglio -per piacere- e con i pinoli e non le noci), di bruzzo (ricotta fermentata e saporitissima, presente anche a Frabosa col nome di brüss) e di due piatti antichi, dettati dalla necessita’ e resi saporiti dall’ingegno: l’insalata di castagne e pomodori e il polpo degli zavorranti.
Di quest’ultimo sento di dovervi dire di piu’.
Gli zavorranti erano coloro che andavano a zavorrare (con massi pesanti) le navi che, alleggerite del loro carico in porto, emergevano molto oltre alla linea di galleggiamento ed erano quindi instabili: con le zavorre si riequilibrava il galleggiamento.
Andando alla ricerca di piccoli scogli, gli zavorranti trovavano i polpi, che trasformavano in pranzo con l’aggiunta di olio, sale, pepe, aglio e capperi.
Polpi, ripeto: polpi.
E a questo punto lancio un appello: per favore, anche voi chef, smettete di scrivere polipi sui menu.
Si dice polpi.
I polipi sono un’altra cosa, e spesso e’ poco simpatica al punto che il chirurgo deve rimuoverla.

Avendone fatto un assaggio massiccio e reiterato, sono in grado di dirvi che il polpo degli zavorranti e’ una ricetta deliziosa, che non merita di essere sconosciuta ai piu’, e anzi mi ingegnero’ a prepararla per i miei lettori in un prossimo futuro.

Un primo plauso, quindi, enorme, all’eleganza e al buon gusto di uno spettacolo semplice, senza ostentazione, e di un buffet di assaggi altrettanto semplice, ma esaustivo.
Un secondo plauso a Coop e Latte Tigullio per l’impegno nella valorizzazione del territorio e per la sinergia realizzata con il Parco del Beigua e l’Alta Via dei Monti Liguri.
Il terzo plauso va al pubblico garbato e colto, che ha apprezzato tutto.

Pensiamoci: il nostro background culturale e’ l’unica cosa che nessuno, mai, nemmeno in guerra, carestia, prigionia potrebbe mai portarci via o cancellare.
Va difeso. Va diffuso.
E lo spettacolo Teatro Culinario, storie da mangiare, ricette da raccontare dimostra che e’ possibile.

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