Oggi studio la Franciacorta e i suoi vini Spumante e Saten.

 

L’argomento Franciacorta e’ impegnativo per me, che come sapete non sono un’esperta di vini, ma mi sto documentando perche’ sono stata invitata a Vinitaly a Verona per un evento molto particolare ed esclusivo del progetto Expo2015 Worldrecipes: la considero una grandissima opportunita’ di crescita e conoscenza, per cui studio e stresso la mia amica Monica che invece “ne sa”.

Ora vi diro’ che cosa ho appreso finora, e confesso che questo articolo si potrebbe intitolare “Il Franciacorta spiegato ai bambini”, ma il mio obiettivo e’ proprio quello di schematizzare alcune informazioni: non troppe, non poche, diciamo sufficienti a farsi un’idea e a ricercare ulteriormente a livello individuale, se si vuole.

Innanzitutto distinguiamo tra LA Franciacorta (che e’ il territorio) e IL Franciacorta (che e’ il vino): sbagliarsi e’ equivalente a dire che si mangia un ARANCIO (albero) invece di un’ARANCIA (frutto)

La Franciacorta e’ assimilabile ad un anfiteatro morenico a ridosso delle Alpi in Provincia di Brescia, con vigneti che guardano il lago d’Iseo e i fiumi Oglio e Meglia e un terreno che li alimenta variabile, a seconda che le viti si trovino accanto al lago, in collina o piu’ a ridosso delle Alpi.
Il nome ha origine medioevale e fa riferimento alle esenzioni da tasse e balzelli che la zona godeva in quanto sede di abbazie, monasteri e priorati.

Il fatto che si tratti di terreno morenico e’ molto importante per il microclima: il suolo e’ ben drenato e la temperatura dei vigneti risulta termostata dal fatto che i sassi accumulano il calore durante le ore di sole per rilasciarlo lentamente di notte.
Il territorio e’ interessantissimo anche dal punto di vista paesaggistico, e per collegare con un percorso i vari comuni e’ nata nel 2000 la Strada della Franciacorta, 80 km lungo il territorio.

Ma parliamo dei vini.

franciacorta

L’uvaggio degli spumanti Franciacorta comprende chardonnay, pinot nero e pinot bianco: pur essendo un bianco, il Franciacorta e’ un vino strutturato per la presenza di pinot nero.

Abbiniamolo con eleganza a crostacei e verdure, soprattutto agli asparagi!

Nella zona c’e’ Berlucchi che produce 4 milioni di bottiglie all’anno e vanta il primato (e il merito) di aver fatto da apripista in Italia per il metodo classico (quello che un tempo si chiamava metodo champenois).

In tutta la Franciacorta la produzione si aggira sui 15 milioni di bottiglie all’anno.

Senza voler segnalare alcuni produttori in particolare, vanno comunque ricordati i due forse piu’ noti ai cultori, che sono Ca’ del Bosco e Bellavista, e il Berlucchi, alcune delle cui bottiglie sono il lusso che ogni tanto possiamo concederci anche “noi” comuni mortali.

Il Satén invece e’ fatto col metodo classico, usando sole uve bianche (chardonnay) e pinot bianco (sotto il 50%).

Si tratta di un vino secco in cui i g/ litro di zuccheri aggiunti sono inferiori a quelli del Franciacorta Classico.
La caratteristica vellutata del Satén e’ data dalle bollicine più fini e gentili: durante la rifermentazione in bottiglia la pressione e’ minore: mentre nel classico si arriva a 6 atmosfere, col Satén se ne hanno solo 4.5.

Essendo un passito e’ molto adatto all’abbinamento coi dolci, che invece riesce piu’ difficile con gli spumanti classici.

Nella foto la rifermentazione in bottiglia presso la Cantina Mosnel.

franciacorta

Cari Amici, non so se queste righe vi siano utili, ma spero siano un punto di partenza per saperne di piu’.
Personalmente, domenica 22 marzo saro’ al Vinitaly a studiare sul posto, con tanti… esercizi pratici!
Ringrazio Arianna, Marco e il Consorzio per la Tutela del Franciacorta che mi ha onorata con il suo prestigioso invito, e non vedo l’ora di incontrare tutti loro insieme all’amica Paola Sucato che condurra’ l’incontro.
A presto, cari Amici, per i dettagli dell’evento.

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