Oggi e’ il Giorno della Memoria: ricordi anche nel Cuneese

Oggi e’ il Giorno della Memoria: ricordi anche nel Cuneese.

Si fa presto a diventare negazionisti, se non si era presenti o si rifiuta di vedere le testimonianze.
E’ comodo.
Ma e’ anche sbagliato.

Oggi, nel giorno in cui, 69 anni fa i cancelli di Auschwitz furono chiusi, vorrei gettare il mio sassolino contro il razzismo religioso, e non solo quello antisemita: ci sono luoghi nel mondo in cui sono i cristiani ad esser discriminati o costretti a regole assurde dall’altrui religione e dall’integralismo, e altri dove si discrimina, in nome della religione, la persona in base al sesso.

Per chi crede che i fatti di 60 anni fa siano successi solo nei luoghi piu’ noti d’Europa, diro’ che ci sono testimonianze storiche su come l’antisemitismo sia sempre stato presente anche in Piemonte e anche nella tranquilla e ‘bogia nen’ provincia di Cuneo.

C’erano Comunità Ebraiche in zona fin dal lontano XV secolo (il più antico insediamento fu a Savigliano) e anche nel Cuneese gli Ebrei furono rinchiusi nei ghetti: solo dopo gli Statuti del 1848 arrivò l’emancipazione e il riconoscimento di quei diritti che per noi son cosa ovvia.

Gia’ nel 1400, aleggiava una certa ostilità nei loro confronti: una visita illuminante merita la Cappella di Santa Croce in Mondovi, in cui un affresco gotico rappresenta la Croce Brachiale (cioè il Crocifisso con le braccia e le mani) nell’atto di incoronare la Chiesa e pugnalare la Sinagoga: un’immagine del genere non ha bisogno di didascalie.

Era un invito ‘istituzionale’ ad alimentare odio e discriminazioni.
Nel 1724 i Savoia istituirono il ghetto nelle varie città principali del Piemonte: a Mondovì esso era confinato in via Vico, tra vicolo Pizzo e piazza d’Armi: la strada era stretta e quindi non venenro mai installati cancelli di chiusura, ma le regole erano rigide e di sera, ad esempio, non si usciva.
Ancor oggi lì si trova una magnifica sinagoga, ambientata del tutto anonimamente al piano alto di un palazzo: fino al 1848, infatti, era vietato che le sinagoghe avessero una facciata che mostrasse al mondo esterno la loro natura di templi ebraici. L’interno è molto bello, perché ancora intatto, ed affrescato.

Ma è nella stazione ferroviaria di Borgo San Dalmazzo, a pochi chilometri da Cuneo, che occorrerebbe fare una breve visita per riflettere sugli errori del passato.
Su un binario in disparte ci sono tre vagoni merci, che costituiscono un monumento che da’ i brividi, perche’ ricordano che 26 ebrei del Cuneese il 15 febbraio del 1944 furono deportati e raggiunsero il campo di concentramento di Fossoli, da cui poi furono trasferiti a Mauthausen.
A Borgo c’era, in una ex caserma degli Alpini, un piccolo campo di concentramento nel quale, dal 18 settembre al 23 novembre 1943, venivano raccolti gli stranieri (in maggioranza Ebrei) presenti in zona, profughi per lo piu’ da Nizza e St. Martin Vesubie, ormai cadute in mano nazista: il 21 novembre 1943 costoro vennero riportati a Nizza e poi partirono per Auschwitz.

Il campo venne quindi chiuso e poi riaperto dal 4 dicembre 1943 al 15 febbraio del 1944 per rastrellare gli ultimi indesiderati, cioè i 26 di cui abbiamo appena parlato.
Non dovra’ piu’ succedere.

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