Nutrire il pianeta, energia per la vita: ecco come e’ stato interpretato il tema di Expo Milano 2015

Cari Amici, e’ inutile che vi dica che l’argomento NUTRIRE IL PIANETA, ENERGIA PER LA VITA e’ non solo vasto, ma immenso e che non tutti i padiglioni di Expo Milano 2015 lo hanno trattato allo stesso modo: cerchero’ invece di raccontarvi cio’ che mi ha colpita.

Quando OrtoRomi mi ha chiesto di diventare sua inviata speciale ad Expo per cio’ che riguarda l’argomento food ho accettato senza immaginare la vastita’ e la complessita’ che potevano celarsi dietro ad una richiesta del genere: l’argomento era troppo stimolante per fermarsi a pensare.

Voglio per prima cosa quindi ringraziare OrtoRomi per la fiducia: il terzo leader di mercato nel settore ortofrutticolo, partner ufficiale di CIR Food, Concessionario Ufficiale dei servizi di ristorazione, presente con le proprie insalate a marchio Insal’Arte all’interno dei quattro format proposti a Expo Milano da CIR Food mi onora con la sua richiesta di un mio articolo su Expo Milano 2015.

Veniamo a noi: a Milano ho visitato quasi l’80% dei padiglioni e alcuni, come Giappone, Olanda, Brasile e Germania erano inaccessibili a causa della coda lunghissima tutte le volte che sono andata all’Expo, ma non mollo, e mi propongo di riprovarci ad agosto e a settembre (il 18 agosto saro’ in Expo per il mio cooking show, per cui vi do gia’ appuntamento ad un successivo articolo).
Ho preso mentalmente appunti e parecchie fotografie, che certo non sono meravigliose perche’ c’era folla ovunque ed era difficile scattare, ma rendono comunque l’idea, quindi vi diro’ adesso la mia impressione.
E’ chiaro che non sara’ totalmente esaustiva, ma in compenso questo scritto e’ frutto (vi assicuro) di molta ponderazione: ho girato parecchio attorno al “foglio bianco” prima di mettermi a scrivere questo pezzo.

Alla fine ho evidenziato quattro chiavi di lettura principali che cerchero’ di illustrare, aiutandomi con le immagini:

  • food
  • energia
  • sostenibilita’
  • futuro alimentare

A cominciare dalle statue che ornano il viale di ingresso, e continuando sul decumano con i giganteschi “carri del mercato” carichi di prodotti in cartapesta che imitano i prodotti tipici italiani, il tema food (in generale “Nutrire il pianeta”) inteso come varieta’ di alimenti grezzi ed elaborati appare chiarissimo nelle sue linee essenziali e viene sviluppato nei singoli padiglioni (o quasi in tutti) attraverso le peculiarita’ del singolo paese, con le sue capacita’ o difficolta’ di gestione delle risorse derivanti da fattori climatici e ambientali, ma sempre ponendo l’accento sulla qualita’ e sulla sostenibilita’.

Altrettanto interessante e’ la seconda chiave di lettura, quella dell’ energia, che viene declinata anche attraverso la manifestazione dell’energia elettrica in luce: pensiamo al Regno Unito, col suo immenso alveare metallico che alla sera e’ punteggiato di luci o all’ Azerbaijan con i fiori di mille colori che si accendono al passaggio della tua mano sopra o alla Cina che propone la versione 2.0 delle tradizionali coreografie umane trasformandole in giochi di led che si accendono e si spengono.
Lo stesso albero della vita, col suo spettacolo quotidiano alle ore 22.00 e’ il simbolo dell’energia per la vita nell’ Anno Internazionale della Luce proclamato dalle Nazioni Unite.
Eccovi un po’ di foto miste:

Una terza chiave di lettura, che unisce il food e l’energia, e’ la sostenibilita’.
Molti sono gli stati che hanno preso a cuore il detto “pianta un albero per le generazioni future” all’interno del tema Nutrire il pianeta .
In particolare mi ha colpito l’ Irlanda con i suoi pannelli che illustrano l’agricoltura locale e chiariscono come noi abbiamo la terra in uso adesso, prestata a noi dai nostri figli, e come quindi il nostro uso debba essere intelligente e responsabile affinche’ il nostro passaggio non lasci un segno permanente e doloroso per chi verra’ dopo.

NON ABBIAMO EREDITATO QUESTO MONDO DAI NOSTRI GENITORI, LO ABBIAMO PRESO IN PRESTITO DAI NOSTRI FIGLI recita un pannello all’uscita del padiglione irlandese.

Il programma irlandese si chiama ORIGIN GREEN e si propone di rendere l’Irlanda leader mondiale nella produzione di cibi e bevande sostenibili per Nutrire il pianeta .
L’80% del terreno delle fattorie irlandesi e’ pascolo, il che rappresenta il doppio della media delle fattorie europee, e sono protetti da 300.000 km di siepi; ogni coltivatore implementa metodi sostenibili adatti alla sua terra e li verifica ogni anno, adattando e modificando cio’ che non va bene; l’Irlanda controlla le sue aziende agricole e la loro sostenibilita’ ogni 18 mesi e questo e’ un primato mondiale.
Vorrei mostrarvi alcuni pannelli illustrativi contenuti nel padiglione irlandese.

Ma mi ha anche colpita l’ Austria, un paese faro di civilta’ e coscienza della sostenibiita’, dove gia’ 20 anni fa si faceva una impeccabile raccolta differenziata dei rifiuti aprendo, lavando e riponendo in apposite cassettine di cartone i tetrabrick del latte affinche’ il loro riciclo avvenisse col massimo profitto.
Il padiglione austriaco e’ in realta’ un sentiero nel bosco, e il tema e’: noi qui stiamo producendo litri e litri di ossigeno all’ora.
Interessante chiave di lettura, non trovate?
Si puo’ Nutrire il pianeta anche regalandogli aria pulita.

Sostenibile vuol dire anche non forzare la mano: la Russia -granaio d’Europa- si propone con un padiglione bellissimo al cui ingresso c’e’ una cartina geografica realizzata interamente con i cereali di cui il territorio e’ ricco.
E dove una coltivazione viene bene, e’ inutile stravolgere l’ordine delle cose impiantando altro per Nutrire il pianeta .
Mi e’ parsa molto simbolica anche la struttura stessa del padiglione russo: una copertura a specchio, aggettante sull’ingresso, riflette il terreno antistante, come a dire che cio’ che facciamo in terra -a livello di coltivazione e lavorazione- si riflette sul clima e sull’aria stessa che respiriamo.

E altrettanto mi ha colpita il padiglione degli Stati Uniti d’America che nello stereotipo di tutti sono la patria del junk food- con la loro fattoria verticale in facciata.
Si puo’ coltivare un orto anche in citta’, ad esempio sul terrazzo o su una facciata: credo sia questo il messaggio, oltre all’accento posto sulla verdura come parte fondamentale della dieta.
E’ un messaggio in linea con la nuova coscienza ecologica a visione globale degli Stati Uniti, come ben evidenziato nelle idee del Presidente Obama che troverete riassunte QUI.

nutrire il pianeta

Analogo discorso per la Cina.
Lo sappiamo tutti che si fa sempre della facile ironia sul cibo cinese, e avendo vissuto a Shanghai per un po’ posso dirvi anche che la maggioranza delle battute e’ clamorosamente falsa.
Si mangia bene in Cina, semplice e senza ricorrere a preparazioni mostruose.
Certo, in passato si e’ prestata poco attenzione agli agenti chimici utilizzati nelle coltivazioni e all’acqua inquinata di alcuni fiumi nei quali venivano pescati i pesci.
Ma i passi avanti fatti sono enormi.
Il padiglione della Cina, molto bello, parla della coltivazione del riso, dell’allevamento del baco da seta, del riso e dei vasai cinesi del passato e poi pone l’accento sulla necessita’ di mangiare bene, in modo salutare e naturale.

LA SALUTE E’ ORIGINATA DALLA SICUREZZA ALIMENTARE, dice un pannello illustrativo.
E’ un bel passo avanti anche per la Cina verso un modo responsabile di Nutrire il pianeta.

nutrire il pianeta

La quarta chiave di lettura e’ dinamica e non statica: il futuro alimentare del mondo, cioe’ non che cosa c’e adesso, ma che cosa si puo’ fare e costruire per nutrire il pianeta in futuro.

Personalmente ho trovato molto interessante e bello in questo senso l’allestimento dell’ Angola: e’ pensato e strutturato in modo da darci informazioni che davvero ci aiutino a conoscere quel paese e che cosa sta facendo per il suo futuro.
Credo che pochi di noi siano stati in Angola e anche le nostre conoscenze della sua storia e delle tradizioni ci derivano da quel poco che ci hanno trasmesso i libri delle scuole medie: che ricordi io, il paese fu afflitto da oltre 300 anni di colonialismo conclusosi con l’indipendenza dal Portogallo ottenuta nel 1975, ma da quell’anno fino al 1994 ci fu la guerra civile.
Ecco, proprio per questo visitare un padiglione dove cosi’ seriamente si tratta l’argomento cibo, agricoltura e pesca, mi ha colpita e commossa: e’ segno che “volere e’ potere” e che si puo’ essere food conscious anche e soprattutto quando da sprecare non se ne ha ne’ se ne ebbe in passato.
Vorrei quindi mostrarvi alcuni tabelloni esplicativi e altri che recano ricette tipiche delle varie zone dell’Angola.

Il visitatore esce dal padiglione con notizie sull’alimentazione e sui prodotti locali, ma anche con la consapevolezza di cio’ che il governo sta facendo per aiutare l’agricoltura ad uscire dalla monocoltura e le zone piu’ svantaggiate climaticamente a migliorare le loro tecniche, oltre a fornire agevolazioni e mezzi per chi vuole intraprendere un’attivita’ agricola e produttiva.
C’e’ un vecchio detto che afferma “dai ad un uomo un pesce e lo avrai sfamato per un giorno, ma se gli fornisci i mezzi per pescare lo avrai sfamato per sempre”: Ebbene, io sono uscita dal padiglione dell’Angola con la consapevolezze che su quel territorio si sta facendo parecchio per Nutrire il pianeta promuovendo il lavoro dei singoli.
E’ davvero bello.

Molto interessante e’ anche il padiglione della Spagna, che mira a chiarire come i diversi prodotti iberici -e le diverse tecniche di coltivazione- siano frutto della diversita’ climatica del territorio.
Rispettare la natura senza forzarla a cose impossibili da’ buoni frutti e ne dara’ in futuro.

Parecchi stati hanno affrontato il tema dell’acqua, fondamentale per la vita, da non sprecare oggi per averne domani: dal Principato di Monaco alla Cambogia l’acqua e’ presente come elemento fondamentale ad Expo Milano 2015.

nutrire il pianeta

Accanto a questi temi piu’ impegnati -se cosi’ vogliamo dire- ci sono poi padiglioni prettamente descrittivi, ma ugualmente interessanti, come quelli dei paesi produttori di caffe’, te’ e cacao, che mostrano le varie tipologie e consentono quindi di vedere da dove deriva il prodotto che a noi arriva ormai lavorato.
La maggior parte di noi credo non abbia mai visitato una piantagione di caffe’ e restiamo sempre colpiti dai colori accesi del cabosside, dal quale si ricavano le fave di cacao.

E poi Expo Milano 2015 e’ anche una vetrina del cibo cucinato e pronto da gustare, perche’ l’esperienza deve essere multisensoriale per lasciare un segno indelebile.
In nessun posto come ad Expo Milano 2015 puoi assaggiare la cucina di tutto il mondo: piccoli stand ovunque propongono snack per ogni curiosita’.

Conosco alcune persone che si sono lamentate dei prezzi.
Puo’ essere sicuramente che un piatto a sei o piu’ euro possa apparire caro perche’ mangiato in mano con le posate di plastica, ma va anche considerato l’ambiente in cui esso e’ preparato, con le difficolta’ degli allestimenti e degli approvigionamenti.
Non si puo’ avere nello stand in Expo la comodita’ della cucina del ristorante, il suo installato e la dispensa, quindi di necessita’ -credo- il prezzo sale un pochino.
E’ chiaro che le fish balls malesi mangiate presso un chioschetto di Kuala Lumpur costino meno, ma qui siamo in Italia, coi costi adeguati alla nazione, purtroppo.

Per noi Italiani hanno poco interesse gli stand della grande ristorazione italiana, ma pensate a che cosa deve essere per chi arriva da lontano poter assaggiare un crudo di Parma tagliato sul momento, o un’insalata italiana di OrtoRomi o un gelato dei nostri!

Mi hanno detto in tanti che Expo Milano 2015 e’ un carrozzone, un Luna Park.
Abbiamo appena visto che non e’ solo cosi’, ma e’ anche cosi’, ed e’ giusto.
Le persone devono anche divertirsi: pagano il biglietto di ingresso, sono curiose e disposte ad essere informate e ad imparare, ma non devono annoiarsi o caricarsi solo di concetti, percio’ ben venga anche un po’ di aspetto folkloristico, colorato, strapaesano.
Non facciamo gli intellettuali per forza, perche’ tutti noi abbiamo un giornalino a fumetti nel cassetto, dai.
Per essere colti, come per acculturarsi e imparare cose nuove, non e’ obbligatorio essere anche tristi.
Mi viene in mente una cosa: quanti hanno letto la Divina Commedia spontaneamente, allo scopo di arricchirsi culturalmente?
E quanti si sono fatti invece catturare dalla stessa Divina Commedia -dalla quale erano sempre scappati a gambe levate- solo perche’ l’hanno sentita recitare con enfasi da un tal Benigni?
Chi di noi ha letto Gli Uccelli di Aristofane in greco? Noioso, vero, anche tradotto in italiano!
Eppure vi assicuro che ho visto bambini a bocca aperta, rapiti, ascoltare dall’inizio alla fine gli attori del Teatro della Tosse di Genova recitare Gli Uccelli a Porto Antico: uno di essi era mio figlio, aveva solo 7 anni e se ne ricorda ancora.

Ecco perche’ promuovo a pieni voti Expo Milano 2015: ammettiamo anche (e non e’ assolutamente cosi’) che sia un carrozzone, almeno e’ un carrozzone intelligente, che cattura l’interesse e qualcosa ti lascia sempre.

Se vi fa piacere leggete il mio articolo su Expo Shanghai 2010, Better city, better life: perche’ io c’ero!
CLICCATE QUI

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*