Neve per noi che sciavamo negli Anni ’70 a Frabosa Soprana

Noi che negli anni ’70 da piccoli venivamo sulla neve a sciare a settimane alterne per l’austerity

Noi che eravamo più bassi delle trincee di neve a lato della strada
Noi che se non nevicava non sciavamo perche’ non c’era l’innevamento programmato
Noi che l’istruttore lo chiamavamo Signor Maestro anche se ci dava le racchettate
Noi che quando nevicava ci si strappava il giornaliero perché era di carta straccia, a volte rosa come la carta igienica
Noi che quando avevamo la tessera a punti ci sentivamo poveri perche’ volevamo il giornaliero
Noi che restavamo appesi al gancio delle mezz’ore perché mancava sempre la luce
Noi che in seggiovia ci davano la coperta, perche’ spesso mancava la luce per delle ore intere
Noi che lo skilift senza ammortizzatore ci buttava sempre a terra
Noi che a volte ci sollevava, anche perché eravamo leggeri
Noi che lo skilift aveva delle cunette tanto alte che tra una e l’altra ci piantavamo di punta
Noi che ci allenavamo coi pali di nocciolo verniciati di rosso e di blu, e che male se ci picchiavi contro
Noi che abbiamo indossato i primi scarponi da sci di cuoio con i ganci, duri come la pietra e freddi come il marmo, e ci uscivamo in paese alla sera per far vedere che li avevamo
Noi che le lamine non le faccio, che poi gli sci non girano
Noi che la nostra sciolina era una candela fusa spalmata col ferro da stiro
Noi che se non c’era la sciolina passavamo sulla racchetta stesa a terra per staccare la neve dalla soletta
Noi che abbiamo assistito alla nascita del primo gatto delle nevi nel 1968, ma eravamo troppo piccoli per ricordarcelo
Noi che stringevamo i denti sul ghiaccio perché il gatto delle nevi non aveva la fresa
Noi che piangevamo scendendo sulle palle da tennis di neve dura create dai primi gatti delle nevi
Noi che avevamo il caschetto di cuoio fatto come la cuffia del Barone Rosso, a strisce bianche e blu e solo dopo ci hanno comprato quello rigido
Noi che quando faceva freddo papa’ ci dava un goccetto di punch, perche’ all’epoca si stava meno attenti a queste cose
Noi che il nostro sogno era fare la fiaccolata come i maestri
Noi che col laccetto di sicurezza alla caviglia, cadendo, ci prendevamo lo sci in testa
Noi che siamo gli ultimi a sapere cosa sia una manovia
Noi che dovevamo tenere i piedi uniti, il busto a valle e le braccia larghe per compensare e sembravamo sempre in bilico
Noi che quando andavamo a scuola abbronzati col segno degli occhialoni ci prendevano in giro perche’ all’epoca a sciare non ci andava quasi nessuno
Noi che per un paio di Rossignol scrivevamo a Babbo Natale
Noi che abbiamo sbavato per secoli sulle pubblicita’ dei C4 della Fischer e andavamo almeno a caccia di adesivi
Noi che legavamo il berretto al ginocchio col laccetto tricolore, perche’ era di moda, anche se si inzuppava di neve e non si poteva piu’ usare
Noi che la moda era Ellesse e basta, se no si andava nudi
Noi che aiutavamo papa’ a metter le catene perche’ il 4×4 non era cosi’ comune
Noi che ricordiamo la grande nevicata del ’72 sulle Marittime
Noi che in quell’occasione restammo bloccati per alcuni giorni, e ci consolavamo facendo i compiti a lume di candela
Noi che tornati a casa guardavamo la gara di sci in differita sul tv in bianco e nero sfuocato e traballante
Noi che poi ci piaceva Stenmark, ma non osavamo dirlo, perche’ ci piacevano anche Thoeni, Gros, De Chiesa e gli altri
Noi che ricordiamo che alla fine degli Anni ’70 su Monte Moro hanno fatto una discesa dei Campionati Universitari Italiani di Sci, proprio sul pistone
Noi che ricordiamo Ken Reed e la combriccola dei Canadesi Volanti
Noi che il nostro doposci era far la coda alla cabina per chiamare la nonna a Genova
Noi che ad Artesina non ci vado perche’ c’e’ il ghiaccio
Noi che i pini in cima al Punta Croce li abbiamo visti piccoli
Noi che su una pista lunga come un amen avevamo tre varianti: la Direttissima, la Mezzacosta, la Diagonale
Noi che la Mezzacosta la chiamavamo anche Mediana, e si litigava con gli amici per quale fosse il nome ufficiale
Noi che chi faceva solo la Diagonale era un cagasotto
Noi che sulla Direttissima ci facevamo la gara di fine vacanze il 5 gennaio
Noi che mica come adesso… allora davano la coppa solo al primo
Noi che la mamma ci diceva vai piano, e non rompiti tutti i denti ma vai forte come adesso
Noi che ci ricordiamo lo skilift in cima a Monte Moro
Noi che facevamo il 1300 e scendevamo dritti dal pezzo di pista sotto il pilone, che ormai da anni e’ infestato di alberi
Noi che facevamo i Chiotti da meta’ del Rododendro, e anche li’ sono anni che non si passa piu’
Noi che se eravamo bravi ci portavano a farcela sotto sulla direttissima di Monte Moro
Noi che prendevamo lo skilift del Rododendro con timore riverenziale, perche’ se cadevi la facevi tutta in fresca giu’ per la gola
Noi che restavamo appesi come salami dentro gli ovetti della Cabinovia di Mlanotte, perche’ saltavano sempre le protezioni
Noi che ci ricordiamo che i bocciati all’esame da maestro avevano fondato una scuola parallela, quella dei maestri rossi, e alla fine erano cosi’ tanti che sono stati richiamati nella scuola ufficiale a livello nazionale perche’ portavano via clienti
Noi che quando facevamo il corso di sci ci davano le stellette, e ambivamo tutti alle tre stellette d’oro, da appuntare sul berretto di lana
Noi che usavamo una crema protettiva di nome Snick, che sembrava grasso da scarponi e ti friggeva la faccia
Noi che giravamo per strada anche di sera con gli occhiali a specchio della Rossignol piantati in testa
Noi che avevamo un burro cacao bianco che sembrava stucco da muri
Noi che portavamo i peloni ai piedi, anche se si inzuppavano e raccoglievano rumenta
Noi che quando ci siamo fatti male ci hanno fatto i raggi con un marchingegno portatile dietro il bar della seggiovia, senza grembiule di piombo e senza alcuna protezione, e poi ci hanno ingessati li’ subito
Noi che era una festa mangiare il panino con l’arrosto da Dino a Frabosa Soprana… ecco, di tutte le cose elencate il panino con l’arrosto da Dino e’ una certezza.
C’e’ ancora.
Noi abbiamo sciato davvero quando era dura: adesso andiamo tutti a sciare come fosse un Luna Park

6 thoughts on “Neve per noi che sciavamo negli Anni ’70 a Frabosa Soprana

  1. Tutto vero, tutto eccezionale!
    Ma la passione era insopprimibile.
    …Noi che la settimana bianca col liceo a Lurisia, quando si poteva sciare solo la mattina e se sopravvivevi alla gabbiovia!

    1. Siiiii, il bidone in piedi… e chi se lo dimentica?
      Ma il pistone valeva bene anche quel sacrificio che si doveva compiere!

  2. Thank you for the auspicious writeup. It actually used to be a leisure account it.

    Glance advanced to more brought agreeable from you!
    By the way, how could we communicate?

  3. Hey just wanted to give you a quick heads up. The text in your article
    seem to be running off the screen in Ie. I’m not sure if this is a formatting
    issue or something to do with internet browser compatibility but I figured I’d post
    to let you know. The style and design look great though! Hope you
    get the problem resolved soon. Cheers

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*