Motivi per visitare Novara ne abbiamo?

E’ sulla strada tra Torino e Milano, tra le risaie e le montagne e ci e’ passata tanta storia quanta nemmeno il turista si immagina, per cui vi chiedo: motivi per visitare Novara ne abbiamo?

novara

Me lo sono domandata anch’io quando sono stata invitata da ATL Novara a trascorrere due giorni sul territorio; posso anche dirvi che, appena rientrata da un mese a Brisbane (Australia) la tentazione di rispondere  “Grazie, ma sono stanca e non vengo” era grande.
Per noi che siamo qua vicino, in Piemonte, Novara e’ sempre li’ e prima o poi ci vado, ma non ci si va mai, il che -a posteriori- posso dirvi che sarebbe un bello sbaglio (spero cogliate a citazione da Pretty Woman… Lei lavora a percentuale? Bello sbaglio. Enorme)

Credo anzi che, avendo scoperto molte caratteristiche che ignoravo, rilascero’ piu’ di un articolo a tema novarese, per cui … stay tuned, come sempre, con La Masca in Cucina, e godetevi le anticipazioni.
Intanto vi dico: La Torre dei Canonici, ovvero un antico monastero trasformato in b&b, con tanto di spa e salone con camino “importante”: e’ un piacere soggiornarvi, nella perfetta tranquillita’ che regna li’ attorno, e come sempre un’immagine vale piu’ di mille parole.
ATL Novara ha scelto il massimo per noi influencer!

MOTIVO N.1: la storia.

Antica citta’ romana, e’ ricordata soprattutto perche’ qui, con molta fatica e altrettanta sofferenza, inizio’ la storia dell’Unita’ d’Italia.

Storicamente Novara ha sempre gravitato piu’ su Milano che su Torino: ceduta dai Visconti ai Savoia nel 1706, divenne austriaca dopo il Trattato di Utrecht per ritornare piemontese con un colpo di mano di Carlo Emanuele III nel 1734.

L’8 aprile 1821 le truppe del Regno di Sardegna alleate degli Asburgo sconfissero proprio a Novara i liberali piemontesi, con una curiosa alleanza di futuri nemici.
Infatti solo 28 anni dopo, il 23 marzo 1849, si combatte’ sempre a Novara una battaglia (detta Battaglia della Bicocca) proprio tra i Piemontesi e gli Austriaci di Radezsky, la cui diretta conseguenza fu l’abdicazione di Carlo Alberto di Savoia a favore del figlio Vittorio Emanuele II: disorganizzazione e lentezza nel decidere una strategia non poterono aver la meglio contro l’organizzazione crucca.
Ne segui’ un armistizio che siglo’ la fine della Prima Guerra di Indipendenza.

MOTIVO N. 2: l’arte.

Chi dice Novara dice Alessandro Antonelli, architetto del XIX secolo.
Un po’ visionario, un po’ genio (sorprendentemente senza senso fisico, a volte) ha segnato lo skyline di Novara e di Torino con due opere che una volta viste -anche solo in foto- ognuno di noi sara’ in grado di riconoscere alla prima.
Nel 1888, dopo parecchi anni di diatribe col Comune che gli aveva affidato il progetto di ammodernamento del centro citta’, ma aveva paura che venisse a costare troppo, Antonelli termina la Cupola di San Gaudenzio e muore.
Non sto a raccontarvi sulla costruzione cio’ che potreste leggere benissimo su Wikipedia, ma vi do una prova inconfutabile, basata sulla mia esperienza, di come essa sia unica nel suo aspetto e assolutamente riconducibile all’Antonelli anche con uno sguardo distratto.

Siamo sul Frecciarossa proveniente da Napoli.
In prossimita’ di Novara una famiglia di turisti romani urla ‘La Mole, siamo a Torino, prendi la valigia che dobbiamo scendere’ e si lancia verso le porte.
Chiaramente il bolide su rotaia non si ferma.
I turisti -imbarazzatissimi- prima non capiscono, poi chiedono informazioni e infine si rassegnanano ad aspettare di arrivare davvero a Porta Susa o a Porta Nuova, senza tornare a sedersi per non far ridacchiare nessuno.

Questo per dirvi che, se quei romani hanno scambiato la Cupola di San Gaudenzio per la Mole Antonelliana di Torino, vuol dire che la mano di Antonelli e’ davvero molto evidente, particolare e riconoscibile come stile unico.
E allora perche’ non visitarla, salendo con un ascensore fino al sottotetto della chiesa, nella sala del Compasso (lo strumento con cui tracciavano le seste, in legno, lungo piu’ di 10 metri!) e poi, con pochi gradini a piedi, fino al secondo giro di colonne, per godere del panorama mozzafiato e della vista sul Monte Rosa?
Dovrete solo scegliere una giornata senza nebbia, ma ce ne sono moltissime.
E sarete all’interno di uno dei monumenti in mattoni piu’ grandi al mondo: la cupola pesa ben 5572 tonnellate.

Un’ultima cosa, prima di lasciarvi alle immagini della cupola, che Antonelli aveva immaginata affrescata.
Ho detto che Antonelli era a volte sorprendentemente senza senso fisico, e sarete curiosi.
Ebbene: salite sulla cupola, dalla quale si dovrebbe vedere la sottostante basilica.
Invece troverete un telo di plastica a celarvi la vista.
Il tiraggio spaventoso di una struttura del genere, alta 121 metri, porta via tutto il calore dall’aula della chiesa, per cui volendone fruire per le funzioni religiose anche in inverno, si e’ reso necessario chiuderne il tamburo per trattener sotto il caldo.
Cio’ che sarebbe auspicabile (e spero che, a dispetto della spesa forte, sia preso in considerazione) e’ l’installazione in loco di una copertura trasparente, che consenta di osservare la struttura imponente della cupola da sotto, senza congelare.

MOTIVO N.3: gli altri monumenti

Non di solo San Gaudenzio si vive a Novara, ma ci sono anche altre chiese attraverso le quali leggere la storia della citta’, secolo per secolo:  la bellissima Ognissanti, romanica, la quattrocentesca San Nazzaro, la cinquecentesca San Martino, la seicentesca San Marco con le sue opere di Giulio Cesare Procaccini, il Duomo ottocentesco, opera anch’esso di Antonelli.
E poi meritano la visita al cortile del Broletto, centro della vita civile e politica di Novara ai tempi dei Liberi Comuni, il Teatro Coccia, i Portici.

Per me, che abito sul territorio Monregalese (cioe’ nei dintorni di Mondovi) è curioso il gemellaggio ideale che lega la parte settecentesca di Mondovi a Francesco Gallo e quella ottocentesca di Novara all’Antonelli.
Mi spiego: una grande cupola (ellittica) di Francesco Gallo orna Vicoforte (5 km da Mondovi) cosi’ come una c’e’ di Antonelli a Novara, ed entrambe erano ardite e innovative per la loro epoca.
Il duomo gotico di Mondovi fu abbattuto perche’ Francesco Gallo potesse costruirne uno nuovo nel 1700 e simile sorte accadde al duomo novarese per mano di Alessandro Antonelli.
Gli ospedali delle due citta’ portano la firma dei due architetti rispettivamente: a Novara e’ ancora pienamente attivo, a Mondovi lo e’ stato fino a pochissimi anni fa.

MOTIVO N.4: L’eleganza del passeggio sotto i portici del centro e i bei negozi e locali.
Il Novarese e’ well off e gli piacciono le cose belle e il buon cibo.
Vai in Piazza delle Erbe e nelle strade adiacenti e ti risulta subito evidente.
Calzolai e macellai erano ricchi in passato a Novara.
Sapevate che c’era in citta’ anche l’Universita’ dei Calzolai?
Ebbene, e’ cosi’.
Nelle foto qui sotto vedete uno scorcio di Piazza delle Erbe e la pietra che segna il centro citta’.

MOTIVO N. 5: la cucina!
Ma quanto si mangia bene a Novara?
La paniscia, il riso in generale, il gorgonzola…
E vogliamo parlare degli chef?
Ne ho conosciuto due.
Uno che trasmette entusiasmo solo a vederlo gesticolare mentre ti spiega i suoi piatti.
Si chiama Gianpiero Cravero, e ve ne parlero’ nel mio prossimo articolo a tema novarese.
L’altro e’ Paola Naggi, cosi’ semplice che ti porta in cucina e   ti insegna una ricetta: aspettate con fiducia e saprete!
E poi, discorrendo di locali che vanno tanto di moda… se state seguendo Masterchef Italia, o se avete seguito Cucine da Incubo, sarete incuriositi da Antonino Cannavacciuolo, stellato partenopeo.
Ebbene: ha da poco aperto un Bistrot a Novara, con cura nei dettagli e prezzi abbordabili per uno stellato.
Curiosi?
Continuate a seguirmi.

MOTIVO N. 6: Il gorgonzola e il mascarpone di pura panna
Quanto sarebbe triste il mondo senza poter affondare l’indice nel gorgonzola?
E quanto di piu’ se non si potesse -a scelta- arricchire il prezioso formaggio con del mascarpone freschissimo?
Se non avete mai visto come si produce questo formaggio degli dei vi portero’ al piu’ presto in gita da Barruffaldi.
Intanto godetevi qualche foto.

MOTIVO N.7: il vino.
Perche’ i Francesi mangiano tanto formaggio e hanno il colesterolo piu’ basso del nostro?
Pare che il merito sia del vino rosso che gli accoppiano.
Come diceva sempre a fine pasto Serge, il marito della mia amica di St. Jeannet, il faut avoir du vin pour finir le fromage et aussi du fromage pour finir le vin!
Andar di cantina in cantina nel Novarese e’ una specie di luna park per le papille gustative.
Anche per questo motivo: continuate a seguirmi, e presto vi portero’ in visita alla Cantina Ioppa di Romagnano Sesia, e parleremo di Nebbiolo e di Vespolina.

MOTIVO N. 8: il riso
Risaie e risaie tra il Vercellese e il Novarese.
Ma il riso e’ uno solo?
E un po’ di storia la raccontiamo?
Prossimamente vi parlero’ di un produttore particolare che del riso nel Novarese ha scritto una parte della storia.
Lo chiamavano il chimico pentito.
Curiosi?
Vi dico per ora solo il suo cognome e l’eta’: Cania, anni 90.

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MOTIVO N. 9: siamo nel Piemonte operoso, silenzioso, di successo.
In effetti il Piemonte e’ tutto operoso, e nel DNA del piemontese DOC c’e’ la cura nella non ostentazione: l’understatement, in una parola, e qui abbiamo tante ditte di eccellenza e alcune assolutamente outstanding di cui molti ignorano fatti e successi.
Sambonet, ad esempio: notissima, di assoluto pregio, leader del settore, ma ancora non si sa tutto: e’ una ditta che non apre mai alle visite, se non una volta all’anno per i familiari dei dipendenti.
Ebbene: pochi anni fa ha acquisito una ditta tedesca.
Possibile, direte?
Si’: quanti di voi sapevano che a Rosenthal e’ stata acquisita da Sambonet e, di fatto, ora e’ italiana?
Sto scrivendo un articolo a proposito… datemi tempo, che la giornata e’ fatta di sole 24 ore!

MOTIVO N. 10: finire in dolcezza come vi sembra?
Camporelli, in una parola.
Peccato che la rete sia multimediale per le parole, i colori e i suoni, ma sui sapori e i profumi ancora non la spunti, perche’ vorrei che poteste sentire da li’ il profumo che aleggia nella Pasticceria Camporelli.
I piu’ famosi biscottini di Novara li fanno loro, solo con uova, zucchero e fior di farina.
Niente grassi.
L’impasto viene stampato su fogli di carta apposita, va due minuti in forno e i biscotti quasi pronti vengono staccati a mano e mandati in una altro tipo di forno dve asciugano per diventare friabili e croccanti come li conosciamo.
I Camporelli sono gli unici biscotti davvero bis-cotti anche dal punto di vista etimologico, cioe’ cotti due volte!
Li preparavano le suore per inviarli al Papa durante la Quaresima, come ‘coccola’ etica.
Poi caddero in disuso quando Napoleone impose la soppressione degli ordini religiosi e successivamente si riavvio’ la produzione.
Leggerissimi, sono adatti ai convalescenti, ma deliziosi all’ora del te.
Una curiosita’: se ne producono quotidianamente circa 100.000 , cioe’ uno a testa per abitante!

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Lo vedo: vi ho convinti e nei prossimi week end una puntata Novara la farete.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

 

 

 

 

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