Chi vuol seguire un corso di cucina a colpi di mannaia?

 

Ebbene si’: qualche anno fa ho seguito un corso di cucina a colpi di mannaia.
Dove?
A Shanghai.

Oggi stavo mettendo in ordine i cassetti della cucina, che non si aprono piu’ -e nemmeno si chiudono- perche’ sono intasati di attrezzi ed aggeggi fondamentali, con un bel 70% di oggetti usati pochissimo o quasi nulla, e mi e’ venuto in mente il mitico corso di cucina del dicembre 2011.

Location: una freddissima veranda collegata al retro del ristorante.
A sud del fiume Giallo una vecchia legge di Mao, tutt’ora in vigore, vieta di riscaldare gli edifici pubblici (ad esempio le aule di scuola possono essere tranquillamente alla non invidiabile temperatura di 8 gradi, e gli studenti seguono le lezioni con la coperta, il piumino e lo scaldino tra le mani, e guardate che non scherzo)
Voi direte che pero’ la veranda non e’ un edificio pubblico.
Eh, si vede che il titolare del ristorante se ne era dimenticato!

Attrezzatura: una padella (una) nella quale si frigge il pesce e poi, con nonchalance, anche la verdura e la carne, a volte senza cambiare l’olio, varie ciotole e posate e una mannaia.
Una.
Niente coltelli, spelucchini, mandoline, sbucciapatate, mezzalune, scavini, coltellini, forbici, cutter… basta (diceva lo chef) e avanza una mannaia.

Appena siamo arrivati (e vi giuro che ho gustato il corso da morire, e il cibo preparato era proprio delizioso) ci ha fatto il gesto del pugno, ma non per ricordarci il suo background politico-culturale: intendeva farci capire che le dita si tengo indietro, cosi’ nessuno si fara’ male.

Ora: vi assicuro che aprire, sfilettare e spinare un pesce con la mannaia sembrava la cosa piu’ innocua e facile del mondo, e ci sono riuscita anch’io, ma adesso, a distanza di anni, non oserei ripetere l’esperienza, anche se -appena tornati a casa- mio figlio (che era al corso) mi ha fatta correre da Ikea a comprarne una.

Volete vedere qualche passaggio della procedura di preparazione di un pesce ‘riccioluto’, cioe’ lavorato in modo che, una volta infarinato nell’amido di riso e fritto, faccia tutti dei carinissimi riccioli dorati?

Ecco le foto: scusate se non sono capolavori, ma sono scattate col cellulare e le mani infarinate.

Il pesce preparato con la mannaia va poi fritto ad immersione in olio, in modo che risulti croccante.
La testa non si butta; va fritta anche lei, dopo esser stata infarinata, e posta nel piatto come decorazione.

Il tutto andra’ poi nappato con le verdure, rese sciroppose dalla cottura in olio, salsa di soia, zucchero, aceto ed amido di riso

Ecco: cosi’ come lo vedete in questa foto!

pescenappato

Volete la ricetta per le verdure?

Prendete una dadolata di verdure precedentemente preparata con la mannaia (altrimenti non vale!) e infarinatela nell’amido, poi saltatela in padella con olio e zucchero, aggiungendo del brodo per non farla bruciare, e del pomodoro con salsa di soia e aceto per insaporire.
In pochi minuti si formera’ una salsina agrodolce deliziosa.

Per alcune divagazioni curiose e divertenti sul mio soggiorno a Shanghai, clicca QUI!

mannaia

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