Lo shopping in Cina

 

Non sei ancora uscito dalla porta di casa o dell’albergo –e sei arrivato solo ieri a Shanghai- ma hai gia’ fatto shopping, comprando mezza cartoleria.

I prezzi sono irresistibili, e la merce pure.

Percio’ ti ritrovi con una manciata enorme di penne, un albero di Natale, tre set di decorazioni, dodici biglietti favolosi tutti intagliati e in 3D, due pennarelli da disegno tecnico, una matita a pulsante, due quaderni – solo perché sono belli – un gioco dello Shanghai (quello dei bastoncini, che qua ovviamente ha un altro nome), un porta foto rivestito in seta, un nodo della fortuna in seta, gigantesco, e il tutto per soli 15 Eu.

La tua valigia e’ su che piange, perche’ ha fiutato come andra’ a finire e l’idea di esplodere non la attira piu’ di tanto.

Ti manca una sedia?
Piazzati all’angolo, perché potrebbe passare un ambulante col carretto stracarico di modelli, e nel frattempo dai un’occhiata ai cestini del vecchietto che gira il quartiere vendendo le posate, pardon, le bacchette: colorate, intarsiate, economiche, irresistibili!
Potrebbe capitarti che dal retro del negozio di dvd pirata ti giunga profumo di frittelle dolci: il gestore vive li’ dentro, quindi ci cucina pure.

Anche il tintore mangia abitualmente il suo fritto di pesce sul bancone su cui stira gli abiti, ma accanto per fortuna ce n’e’ un altro che pare piu’ ordinato, quindi puoi scegliere.

Per carita’, capiamoci: in citta’ ci sono tanti favolosi e lussuosissimi shopping center da far impallidire Bloomingdale, Sax e Macy’s in un colpo solo, ma quelli hanno al 90% merce globalizzata e griffata.

Dai, e’ roba da cinesi: tu hai fatto 12 ore di volo e cerchi cio’ che e’ particolare, giusto? Altrimenti saresti rimasto a casa a far shopping in rete.
Quindi infilati in tutti i negozietti: piu’ sono piccoli e disordinati e meglio e’, perche’ sono autentiche caverne delle meraviglie.

Poi non dimenticartene: vai il Soft Spinning Textile Market!

Sono tre piani di piccoli laboratori di sartoria, che vendono anche la stoffa: se non trovi la taglia o il modello, te lo confezionano su misura, quindi allo shopping aggiungi il lusso del medesimo “perpetrato” (si’, perpetrato 😀 ) ad alto livello!

I prezzi sono fantastici e la qualita’ di materiale e confezione e’ superlativa. Con circa 200 Eu ti porti a casa un cappotto in pelle (vera e finissima) fatto su misura, ma se ne ordini due hai uno sconto; per 60 euro ti fanno un completo da uomo, gessato, con un tessuto finissimo e per 10 euro ecco pronta la camicia su misura, anche con polsini per gemelli ed iniziali ricamate.

I prezzi sono trattabili all’infinito, se hai voglia di impegnarti in un lungo tira e molla, e scendono a seconda del numero di capi acquistati.
Il cinese se non tratti ti guarda con sufficienza perche’ non gli dai soddisfazione, quindi sei un “mollo”.

Ah, naturalmente le cifre sono chiavi in mano, cioè materiale incluso, e la consegna è in pochi giorni: una settimana per i capi in stoffa, dieci giorni per quelli in pelle.

Se hai fretta di ripartire, possono accelerare fino a due giorni piuttosto che mandarti via a mani vuote.
Non pensare alle cineserie, qui e’ roba seria: scegli il modello dell’abito e, se sai evidenziare bene come lo vuoi, arrivi a casa con un completo Armani-like per 60 euro.

Per fugare i dubbi: ho macchiato il cappotto color cammello che mi ero fatta fare, e la tintoria in Italia si e’ data un sacco da fare, dicendomi “Speriamo che venga bene, e’ un cachemire cosi’ bello, che sarebbe un vero peccato!”.
Pensare che avevo timore a portarlo a lavare…

L’importante e’ che tu sia preciso nella descrizione, altrimenti la cineseria la porti a casa di sicuro: un abito nero con fodera marrone puo’ essere la giusta punizione per chi non si e’ spiegato a sufficienza!
Per il cinese una fodera e’ una fodera: anche se fosse viola o birulo’ funzionerebbe come fodera, quindi non ci fa caso se non glielo dici e non capisce perche’ recrimini a cose fatte.
Ricordati: la dietrologia, il piagnisteo sul latte versato, la polemica e le critiche a posteriori le abbiamo inventate noi occidentali, figli del “se avessi fatto, se avessi detto” e nipoti del “Adesso vado e gli dico che non doveva fare così”.
Il cinese e’ orientale, quindi fatalista: e’ successo questo perche’ non sono stato abbastanza accorto e impositivo, il destino ha deciso per me quindi ormai e’ cosi’.

Il cinese guarda avanti, mica indietro, e quando ti parlero’ di come attraversare la strada capirai anche perche’.

Per tante altre cose che vedrai puoi fare anche solo shopping virtuale, cioe’ collezionare immagini, e non e’ il caso di far di piu’: al mercato dei piccoli animali, ad esempio, dove si vendono anche grilli canterini da compagnia, serpenti e rospi (che comunque sono considerati due leccornie alimentari mica da poco), forse non comprerai nulla, anche perche’ li vendono vivi, come la maggior parte dei polli o dei pesci che boccheggiano in vasche di acqua non proprio limpida.

Il cinese, ci ha spiegato a gesti e poche parole in inglese una signora, non comprerebbe mai un pesce morto, quindi via libera all’allevamento e all’acquisto della bestia viva.
E’ per quello che lei va all’angolo della strada col suo carretto di galline (vive), che esibisce nelle gabbie: se passa chi decide che proprio quella li’ sara’ il suo pranzo e il suo brodo, con la mannaia appesa al carretto si fa in fretta ad operare la trasformazione.

Tu, occidentale, non riesci a capire questo atteggiamento e nemmeno quegli schizzi di sangue in mezzo alla strada, ma la gerarchia tra uomo e animale e’ una realta’ per i cinesi dopo secoli di carestie, guerre e privazioni.

Cio’ da cui dovresti invece tenerti lontano noi occidentali lo chiamiamo Fake Market ed e’ l’Impero del Tarocco: un edificio di quattro piani in pieno centro, che e’ una vera e propria bolgia dantesca.

Li’ dentro e’ tutto illegale, e tutto il contenuto si vendeva in giro liberamente fino a quando il governo non ha deciso di dare un giro di vite: non volendo proprio stroncare completamente un settore che comunque il suo bel fatturato lo genera, ha confinato baracca e burattini in un unico edificio, discretamente occultato dietro un’anonima facciata, ma in pieno centro, tanto per non creare disagi immensi ai visitatori occasionali.

Ma quanto e’ triste la Chanel tarocca?
Non la compri a 50-100 euro sulla spiaggia di casa (spero bene che tu non la compri) e quindi evitala anche la’ dove si produce, anche se costa meno della meta’, per favore!

Pero’ almeno curiosare una volta e’ lecito, e fa parte del bagagli odi conoscenze che ci si porta a casa.
Ci trovi tutto al Fake Market: dal cronografo Panerai a 80 euro alla valigia Samsonite ultraleggera per pochi euro. E poi North Face, Lacoste, Vuitton, Mont Blanc e vario altro abbigliamento, come se piovesse.
Tutto è uguale all’originale e funzionante, ma rigorosamente made in China. Appena entri ti saltano addosso in quindici e, per il solo fatto di aver detto NO, sei entrato in trattativa, e il prezzo scende.
Anche perche’, secondo loro, che ci sei entrato a fare se non vuoi comprare?
Il cinese non ha tempo da perdere e quindi non entrerebbe solo per curiosare, come invece hai fatto tu.

Capisci un po’ la sua psicologia, per favore, e non fargli perdere tempo, grazie!

Tu insisti che non ti interessa ed ecco che il prezzo va giù in picchiata.

Alla fine, se proprio non un santo, una cosetta la prendi per forza!
E poi non sapevi nemmeno che esistesse, ma una mini telecamera con portachiavi, 8 Giga e porta Usb a 15 euro non puoi davvero lasciarcela. Quella, poi, non è nemmeno tarocca.

A proposito, io non te lo sto dicendo, ma avendo fatto shopping mi necessitava una nuova valigia, perche’ l’eccedenza bagaglio derivante da 35 kg di shopping (non dico per dire, erano proprio 35!) dovevo ben stivarla da qualche parte.
Bene… la mia Samsonite ultraleggera ha gia’ viaggiato almeno altre 15 volte in aereo dal 2010 ad oggi ne ha viste di ogni colore, rimanendo sempre perfetta e funzionante, col suo attaccapanni da viaggio pieghevole incluso nel prezzo e le doppie chiavi di sicurezza, il tutto per 20 euro.

Coltivo il sospetto che si tratti di un “tarocco autentico”, cioe’ di una valigia appartenente a un set che non e’ stato indirizzato verso il mercato occidentale, ma e’ rimasto per esser venduto in Cina.
Ma, come ripeto: io non te l’ho detto.

Il tarocco in generale e’ una malattia endemica assai diffusa in Cina: per l’Expo del 2010 ho visto i negozi ufficiali di gadget, assai economici, e poi nella metropolitana c’erano gli ambulanti coi gadget taroccati, piu’ cari dell’originale!
Evidentemente il cinese alla fabbricazione del tarocco non resiste.

Alla sera sei stremato da tutto cio’ che hai visto, perche’ a Shanghai c’è tutto: puoi far incidere il tuo monogramma su un sigillo in pietra dura, trovare una bottega che vende solo pettini, incontrare un mendicante felice perché gli regali un euro, trovare un tipo strano che abita alla Guest House dell’Università e si muove con una Ferrari prototipo da 230 mila euro, entrare in un negozio di cucchiaini gestito da un anziano e…

No, questa te la racconto un’altra volta, perche’ e’ una storia da brividi.

36 thoughts on “Lo shopping in Cina

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