La trattoria La Sirena di Basaluzzo, gli Anni ’20, le mie radici di sfoglina caparbia

Storie di famiglia, ma anche di paese: per via matriarcale, da sempre e in ogni ramo del mio albero genealogico si tramandano le qualita’ (se cosi’ volete chiamarle) di caparbieta’, determinazione, testardaggine, che caratterizzano la mia modesta persona: ho avuto bisnonne che sono monumenti alla famiglia e nello stesso tempo al lavoro.
La donna di polso esisteva gia’ oltre 100 anni fa, senza dover scomodare le femministe: vi racconto oggi di Nonna Gina della Trattoria La Sirena di Basaluzzo, forse la mia nonna bis preferita, madre illuminata di due maschi tranquilli e tre figlie femmine cocciute, sfoglina eccezionale, cuoca galante che sapeva intrattenere e accogliere, donna d’affari, che da zero fece tutto da sola.

Perche’ dovrebbe interessarvi? Perche’ vi parlero’ anche di storie di paese che, se non raccontate, piu’ nessuno potrebbe sapere in futuro.

la Sirena

Di Gina ho sentito parlare tanto quando ero piccola da mia nonna Emilia, ma tanto che avrei dato non so che per conoscerla e adesso, a furia di scavare, qualcosa so e ci sono piccoli aneddoti che son certa piacera’ leggere anche a voi, cari Amici, che amate i miei racconti.

Iniziamo dal nome: Rosa Somarotti in Zuccotti, ma tutti la chiamavano Gina, mai Rosa, e gia’ questo e’ ben strano.
Il marito era lavoratore indefesso e marito devoto, nel senso che obbediva ciecamente a una moglie cosi’ speciale, autoritaria, ma di buon senso.
Ma non sappiamo molto di piu’ perche’ l’immagine grande, protettiva come un’ombra buona, era quella di Gina.

Ai suoi tempi (era nata nel 1858) le ragazze di campagna spessissimo non venivano mandate a scuola: lavoravano in casa, ricamavano e poi si sposavano bene, se possibile.

Ecco: Gina non si rassegno’ mai al suo forzato analfabetismo da cascina: imparo’ a leggere e scrivere da sola e a far di conto.
A dir la verita’ imparo’ a far di conto cosi’ bene che prese in gestione il peso pubblico di fronte alla sua Trattoria: carri di fieno e di grano trainati da enormi bucín passavano a farsi pesare e lei non sgarrava col suo registro sul quale segnava tutto.
Vi pare poco?
Ricordo di averli ancora visti gli enormi buoi di Basaluzzo, decorati per la festa di San Bovo e anche di San Rocco, mentre passavano sul peso pubblico all’inizio del paese (esattamente all’imbocco dello stradone, come si chiamava la grande via di collegamento con Novi Ligure) nel 1965, quando avevo 3 anni: a lato della strada, durante la festa, tutti appoggiavano vasi di fiori e lumini accesi e a me, piccolissima, piaceva molto.

Gina crebbe e visse poi una vita dentro la sua Trattoria: strategicamente situata sul famoso stradone, chi per affari doveva recarsi in paese oppure cambiare mezzo di trasporto per dirigersi ad Alessandria o anche a Ovada e quindi a Genova, doveva passare da li’.
E lei la chiamo’ LA SIRENA, incantatrice ed ammaliatrice come i suoi piatti di buona cucina frontaliera, mezza piemontese  e mezza ligure.
Probabilmente – e qui proprio non so, ma nessuno sa piu’- la apri’ col marito Zuccotti e il successo ci fu da subito: sala mescita, cucina e piccola sala da pranzo al piano sotto, salone per i pranzi (affrescato, pensate: non ci sono fotografie, ma mia cugina Anna ricorda gli affreschi, perche’ la sua mamma in quel luogo, chiusa la trattoria, gesti’ una fiorente merceria di paese) al piano di sopra.
Insomma: un’attrazione locale, tanto che venivano fino da Campoligure (pensate ai trasporti di allora) per mangiare i suoi agnolotti.

Di tutto cio’ non avevo alcun ricordo tangibile fin che lo scorso anno il signor Bianchi di Basaluzzo mi telefono’ dicendomi che dal suo archivio era spuntata fuori una fotografia della TRATTORIA LA SIRENA!

Non potete immaginare: per me ogni buco della memoria, ogni cosa che sfugge e’ un peso e cosi’ sono saltata in moto col marito e via a recuperare il prezioso documento, che affido a queste pagine: eccola li’ a sinistra, con le poltroncine nel dehor e la porta di ingresso su cui campeggia la scritta GAZZOSE.
La mia felicita’ non potete toccarla, ma immaginatela!

 

lasirena….

Che cosa devo raccontarvi di questa trattoria?
Che era un noto raduno di socialisti, viste le inclinazioni politiche della nonna Gina e del marito, e che negli anni bui del Ventennio Fascista una notte i concorrenti della trattoria sull’altro lato spararono una raffica di proiettili rompendo la vetrina a mo’ di ammonimento.

Gina non fece una piega: raccolse i cocci e chiamo’ l’imbianchino.
Fece ridipingere la parete in fondo.

-Stucchiamo? – chiese il pittore
– Ma siete matto? Che i segni restino, che li devono vedere tutti: la Gina della Sirena non ha paura e non fa proteste, lascia i segni nel muro e chi entra capisce e se non capisce chiede.

Ecco, IO AMO una donna del genere, che si schiera con il suo suo grembiule e il mattarello, rendendo ridicoli i vili che invece di andare a parlarle cercano di intimidirla di notte, senza mostrare il volto.

Bella gente, che figuraccia… e non e’ finita.
Andarono poi costoro a pietire, dopo l’8 settembre, chiedendo di non venir denunciati: avevano sbagliato, fu un’alzata di testa, un capriccio, una bravata, ma in fondo loro eran brava gente di paese, ci si conosceva e la Gina la rispettavano, per piacere non facesse nulla e specialmente non facesse incendiare il loro locale…

La Gina (era gia’ molto vecchia e infatti chiuse tutto alla soglia degli Anni 30) stappo’ una bottiglia come quella che vedete nella sua foto e disse che si’, lei quelle cose li’ non le faceva, perche’ fascista non era, e fine della storia: ognuno a casa sua, che in paese c’erano gia’ tanti problemi con la guerra.

La amo.

Ma nel privato com’era?

Due cose vorrei raccontarvi.

Era madre ferocissima e attenta di due maschi tranquilli (che caso, vero?) e di tre sorelle testarde come muli, molto belle e volitive: tra tutte Emilia, la rossa senza freno, mia nonna, eroina e madre coraggio del mio romanzo LA GUERRA DI GIANNI.
Vi stralcio qui un pezzo brevissimo per farvi capire come andavano le cose a casa de La Sirena con una mamma ferma, ma tutto sommato moderna e una figlia capricciosa.

Avendo i capelli biondo-rossi, Emilia aveva il potere e la grinta. Punto e basta.
Da ragazza era stata la piu’ imprevedibile delle tre sorelle, che venivano chiamate le tre streghe dal fratello piu’ anziano, Bernardo.
La sorella maggiore, Gina, era impositiva, ma non capricciosa; l’altra, Stefanina, era decisamente la piu’ accomodante, e lei, Emilia, era come una giornata di aprile: mutevole.

Adorava ballare, e per fortuna aveva una madre illuminata, di quelle che permettevano alle figlie di andarci.

Intendiamoci: mamma Gina (che si chiamava in realta’ Rosa, ma per tutti era Gina) non voleva che le sue ragazze fossero chiacchierate, ne’ tanto meno aveva piacere che nella sua trattoria qualche avventore parlasse di loro con toni poco lusinghieri per averci avuto a che fare in maniera troppo assidua, per cui non diceva indiscriminatamente di si’, ma aveva imposto una regola.

Ogni sabato sera d’estate, nei paesi vicini si organizzavano dei balli, e le ragazze avrebbero naturalmente voluto partecipare a tutti.

Ma non stava bene, diceva Gina, che fossero sempre presenti, percio’ permetteva loro di scegliere due serate ogni mese e mezzo, durante le quali avrebbero potuto ballare fino alla chiusura e con chiunque senza restrizioni, a patto che non avanzassero richieste per ulteriori concessioni.

Due delle figlie avevano capito l’andazzo, ma Emilia ogni sabato mattina d’estate piantava la stessa grana: quella sera ci voleva andare, voleva fortissimamente farlo, e se le avessero detto di no per protesta non avrebbe mangiato e si sarebbe messa a letto per tutto il pomeriggio, anzi forse fino al giorno dopo.

Naturalmente la madre non cedeva e altrettanto naturalmente lei si piazzava a letto a fissare il soffitto a braccia conserte e viso imbronciato, rifiutandosi di aprire la porta della camera a chiunque si bussasse.
Poi il giorno dopo si alzava sorridente e gioviale come se niente fosse.

Questa era nonna Gina d’la Sirena: avanti, in tutto, dalle idee politiche all’emancipazione femminile.

Il secondo episodio credo di averlo gia’ narrato mille volte, anche durante l’evento LA SFIDA DEL TORTELLINO di Cibus 2016 a Parma: era una sfoglina eccezionale e a casa ho ancora due dei suoi mattarelli, di duro nocciolo e lunghi ben piu’ di un metro.

mattarello


Ebbene: la notte di Natale, dopo aver preparato agnolotti per un esercito, andava alla messa di mezzanotte.
Tornata, minacciava simbolicamente di morte chiunque osasse disturbarla, si chiudeva in cucina, ne lessava una dozzina e mezza e se li mangiava nel vino e nella penombra, in religioso silenzio, in meritato riposo, in grato ringraziamento a Dio per quella bella famiglia che aveva.

Per lei, da sempre, io mangio i ravioli nel vino a Natale, e cosi’ ha sempre fatto Emilia, mia nonna.
E nel mio piccolo, sono quella minuscola e silenziosa pulce che salta tra il piano di sopra e quello di sotto allo chalet per depositare i regali nel buio della notte e preparare la tavola della colazione del giorno dopo: se qualcuno si alza e interferisce, lo mordo.

 

 

4 thoughts on “La trattoria La Sirena di Basaluzzo, gli Anni ’20, le mie radici di sfoglina caparbia

    1. Anche i miei: te l’ho detto che siamo simili, lo sapevo e lo sentivo

  1. I tuoi racconti come sempre sono scritti divinamente, ma ti dirò di più…
    mi hai fatto venire voglia di agnolotti nel vino, una bella barbera! Mannaggia!!

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