In Valle Grana ho incontrato l’entusiasmo: divagazioni sulla promozione di se stessi

Non c’e’ niente da fare: io, che mi butto a capofitto nelle cose ancora oggi che non sono piu’ una ragazzina, l’entusiasmo lo riconosco da lontano, e cosi’ l’ho fiutato subito oggi a Pradleves e Monterosso, in Valle Grana (CN), terra occitana, nelle persone di Roberto Ribero, accompagnatore naturalistico, di Cinzia Daniele, titolare dell’Albergo La Pace di Pradleves, di Monica Molineri della Trattoria Aquila Nera di Monterosso Grana.

Parliamo di gente che vive  e lavora nella promozione di se stessa, della sua attivita’ e del territorio montano in cui vive in un momento storico nel quale lo spopolamento della montagna e’ una realta’.
O forse dovrei dire era, perche’ da alcuni anni -anche se non si e’ invertita la tendenza- le nuove generazioni hanno dato uno stop all’esodo creando un valore aggiunto al paesaggio e ai prodotti locali: la presenza di gente che ci crede.

Il paese di montagna, che negli Anni ’70 e ’80 era da parecchi visto come il luogo di nascita dal quale evadere per raggiungere l’Eldorado della citta’, diventa un luogo di opportunita’ di vita cosi’ come la si vorrebbe: trascorsa lavorando nel settore che ci piacerebbe avere come hobby.
Ho notato oggi in Valle Grana, e avevo notato a giugno in Valle Maira, che i giovani che lavorano in proprio sul territorio hanno recepito l’importanza della cultura locale e molti di loro sono guide naturalistiche e turistiche: e’ bello sapere che alla domanda del cliente “Che cosa c’e’ da vedere qui attorno” i giovani albergatori possano evitare di rispondere “Vada a fare shopping al centro commerciale”!

Mi e’ parso subito evidentissimo che Roberto ami fare l’accompagnatore naturalistico e che ci metta tutta la sua passione e voglia di imparare e migliorare ogni giorno, con cultura, competenza e umilta’: “In 6 km di percorso a piedi sulla strada vecchia ripristinata verso San Magno percorri tutta la storia della nostra valle, dalla piccola stagionatura ristrutturata agli affreschi della Cappella Allemandi” ha detto.

roberto riberi

Ecco, questo e’ il riassunto di cio’ che io considero promuovere un territorio, cioe’ non essere settoriali, ma parlare -lungo un sentiero- della flora, della fauna, dei prodotti, della storia, dell’arte.
Si chiama veicolare emozioni, dare un senso alla visita, far vivere -a chi e’ qui di passaggio- un pezzo della nostra realta’, stampargli in mente una visione 3D del nostro paese.
Si chiama mettere il viaggiatore a parte dei tuoi segreti, quel “Vieni che ti faccio vedere un posto speciale” che crea feeling e complicita’: dopo e’ tutta discesa.
L’anno prossimo il viaggiatore tornera’, invece di 3 giorni si fermera’ 4, e poi 5 e cosi’ via, chiedendo sempre la stessa camera nello stesso albergo, come se tornasse a casa sua, chiamando ancora te come guida, chiedendoti consiglio su mille cose.
Si chiama fidelizzazione, ma anche creare un legame emotivo, ed e’ bello.

Ogni vallata del Cuneese ha secoli di storia da raccontare e la tipologia del turista che arriva a noi e’ propensa all’ascolto: non siamo in zone mondane, ma in luoghi per amanti della natura, della camminata, dello sport, dell’evasione dalla folla, della riflessione, della buona tavola assaporata senza fretta, del capolavoro artistico scoperto in modo inaspettato, della curiosita’ storica.

Non sto dicendo che Pradleves sia uguale a Firenze o Venezia o Roma, ma dico che ogni angolo del nostro mondo ha la sua storia da raccontare, il particolare che non avevamo mai visto altrove, il sapore inusuale: basta solo mostrarlo a chi, passando, non lo vedrebbe da solo.

Uno spigolo smussato, a Pradleves, ti parla dell’affetto del valligiano per il suo animale: l’asino avrebbe picchiato testate nella pietra, ed ecco nascere il giro dell’asino, cioe’ lo spigolo smussato ad altezza di testa d’asino.
Uno sportello in legno a filo del livello strada cela una ghiacciaia nella quale si pigiava la neve a primavera, coprendola di paglia, per conservarvi le carni durante l’estate.
Cose che se non te le dicono non le vedi da solo, ma per fortuna Cinzia della trattoria la Pace te le fa notare.

valle grana

Un ristorante puo’ preparare la cena su una grande cucina economica a legna, come cento anni fa, e coltivare e macinare il suo proprio mais, ma curare l’impiattamento del dolce in stile 2.0: accade alla Trattoria Aquila nera di Monterosso Grana di Monica.
E’ il modo per ricordare la tradizione senza vivere fossilizzati nel passato.
E’ il futuro del turismo a casa nostra: le piccole coccole, il cocoon.

valle grana

E se la gente si picchia per passare le vacanze nei masi del Trentino e sui sentieri dolomitici, altrettanto potrebbe apprezzare il soggiorno da noi nelle Vallate Cuneesi.
Deve solo conoscere le mille sfaccettature del territorio.
Per questo c’e’ l’impegno dei piccoli imprenditori locali unito alla potenza della rete e dei social network che, al costo di una connessione di rete e di qualche ora rubata al sonno, sono strumento pubblicitario eccelso perche’ li gestiamo noi che sappiamo che cosa vogliamo far sapere.
Forse a ben vedere alle vallate manca un pochino piu’ di utilizzo mirato dei social: niente che non si possa fare.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

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35 thoughts on “In Valle Grana ho incontrato l’entusiasmo: divagazioni sulla promozione di se stessi

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