In omaggio a Sua Maesta’ Barolo, il re dei vini, ecco un giro nei suoi castelli.

 

L’evento Io, Barolo la nuit svoltosi sabato 28 giugno mi offre la possibilita’ di portarvi fino a Roddi di castello in castello attraverso le bellissime Langhe, una porzione di terra Cuneese che davvero non ha bisogno di presentazione agli occhi del mondo: il tartufo bianco, il Dolcetto e il Barbera di Alba e la Triade Sublime costituita da Nebbiolo, Barolo e Barbaresco parlano da soli.

Del Barolo diro’ l’essenziale perche’ so che molti lo conoscono, e chi non lo conosce non avra’ mai un’idea precisa anche con la piu’ accurata descrizione del sapore, ma da guida turistica cercherò di parlarti dei luoghi e dell’atmosfera storica che li permea.

Le colline delle Langhe, in provincia di Cuneo, sono il perfetto incontro della rotondita’ tridimensionale di infinite ondulazioni rimaste nella sabbia del mare che riempiva la Pianura Padana in ere geologiche assai lontane (come testimoniano i fossili) e dei reticoli geometrici delle vigne che si arrampicano sulle loro pendici.

Le guardi dall’alto e sei a meta’ strada tra un quadro naif (andavano di moda negli Anni ’70, ricordate?) e la perfezione dell’ordine assoluto, e di certo non ti annoi mai, perche’ dietro una collina ne scorgi altre due e poi altre ancora dietro, a perdita d’occhio.

Qua e la’ sui colli spiccano i castelli: Barolo, Grinzane, Serralunga, Roddi…

barolo

Il castello di Barolo sorge su un terrapieno circondato da colline ed è accompagnato da un piccolo borgo medioevale che vanta un’antica origine.
Le sue vicende sono legate alla famiglia Falletti dal lontano 1200, con alcune parentesi che videro il territorio passare sotto i Marchesi di Monferrato, la citta’ di Torino, i Savoia, per tornare ai Falletti nel 1800.
L’ultimo Signore del castello fu il marchese Carlo Tancredi, marito di Juliette Colbert.
L’edificio è stato restaurato di recente per ospitare il Museo del Vino e l’Enteca Regionale del Barolo.
Ma se visiti le sue sale non ti immergi soltanto nella storia del vino: guarda oltre, e sentirai parlare di personaggi noti.
Nella biblioteca, se ammiri gli affreschi a soffitto, riconoscerai un libro aperto con un paio di inconfondibili occhialini pince-nez.
Silvio Pellico, di ritorno dallo Spielberg, passo’ qui l’ultima parte della sua vita, come bibliotecario di Juliette, donna colta che salvo’ molti libri antichi da distruzione certa.

Dal 1814 la marchesa si batte’ anche sul duplice fronte dei più elementari diritti delle donne e delle carcerate fondando – nella Torino della Restaurazione e delle repressioni dei moti carbonari – una scuola per ragazze povere a Borgo Dora ed un ospedaletto per bambine disabili.
Si fece inoltre aprire le carceri femminili, dove si adoperò per migliorare ciò che vedeva terribile, come processi lenti, scarse norme igieniche, alcool, mancanza di istruzione: divenuta Sovrintendente del Carcere Femminile delle “Forzate”, scrisse un regolamento che sottopose all’approvazione delle stesse detenute, per le quali aprì anche un “Rifugio” nel quale, una volta libere, potessero incominciare una nuova vita, accumulando anche risparmi che venivano custoditi per loro dall’Istituto.

Ecco che cosa troverai, a margine di un bicchiere di vino, se leggerai tra le righe.
Ma scoprirai di piu’: Juliette fu una donna in gamba su tanti fronti e fece una delle prime operazioni di marketing e lancio pubblicitario della storia.
Un corteo di 325 carri, ciascuno con una botte di Barolo, usci’ nell’Ottocento dal suo castello per snodarsi nel fondovalle alla volta di Torino, quale omaggio per Carlo Alberto.
Egli era religiosissimo, quindi la Marchesa evito’ di inviargli il quantitativo relativo ai giorni di quaresima, ma Carlo Alberto gradi’ cosi’ tanto il dono da acquistare un terreno a Verduno, terra del Barolo, per poter coltivare il prezioso vitigno e produrne egli stesso.
Seguendo le orme paterne, Vittorio Emanuele II fece lo stesso, acquistando il terreno di Fontanafredda a Serralunga.
Il Barolo così divenne storia e leggenda.
Pensa che il paese divenne cosi’ importante agli inizi del ‘900 da giustificare l’istituzione di una filovia di collegamento con Alba: il mio amico Achille mi ha fatto omaggio di due foto della sua collezione.

Ancora una chicca, prima di ripartire: l’hai visitato il Museo del Cavatappi? Se non l’hai fatto, provvedi, e’ li’ vicino.
Poco distante, a Grinzane, c’e’ anche la residenza di Camillo Benso Conte di Cavour, sindaco illustre del borgo, nonché artefice dell’Unità d’Italia (piccola cosa, vero?)

grinzane
È una fortezza quadrata con una torre di forma diversa su ogni lato: all’interno vi si tiene ogni anno l’Asta Internazionale del Tartufoci sono la Sala delle Maschere -con un bel soffitto a cassettoni affrescato appunto con volti colorati- una grande cucina, un Museo Etnografico al piano alto e, soprattutto, la camera da letto di Camillo, grand’uomo davvero, ma piccolo di statura: pensa, aveva un comodino-scaletta che gli serviva per raggiungere il materasso.
I buongustai come te troveranno anche un buon ristorante e l’Enoteca Regionale Piemontese Cavour.

E se invece volessi volare con la fantasia e giocare ai guerrieri medioevali?
Ti suggerirei, non molto distante, la fortezza di Serralunga.

serralunga

Si trova in alto su uno stretto sperone roccioso: è una fortezza difensiva mai espugnata nei secoli, con un unico arredo: un tavolo seicentesco nella sala d’armi all’ingresso.

Questo ti permette di ammirare senza distrazioni la struttura architettonica, le guardiole, le feritoie, i trabocchetti, e di immaginarci gli assedi che ha subito. A proposito, spero che tu non creda ancora che dalle caditoie si versasse olio bollente sui nemici.
Con quel che costava procurarselo nella vicina Liguria, con quel che ci voleva e ci vuole a produrlo, non era il caso.
L’acqua calda, anche di scarto, serviva egregiamente allo scopo.

Attento quando sali su per le sue ripide scale: i gradini non sono tutti loro e profondi uguali. È un’estrema precauzione contro intrusioni da parte delle spie.

Ed eccoci, di castello in castello, giungere a Roddi per la degustazione illimitata di Barolo nella corte del castello.

barolo
Molta gente e’ intervenuta: il comunicato stampa post-evento parlerà di oltre 1000 calici da degustazione consegnati all’ingresso.

I produttori presenti sono oltre 20 e molto disponibili ad offrire assaggi.

roddi

Sia io che Matteo Falcon – il mio collaboratore- facciamo onore (ma lui di piu’, perche’ non deve guidare) stupendoci ad ogni nuova bottiglia di riuscire ad apprezzare le differenze da un produttore all’altro.
Il colore del Barolo, se l’hai visto anche solo una volta, non lo dimentichi piu’: quel rosso-aranciato e’ unico.
Il profumo anche: metti il naso nel bicchiere e lo riconosci anche bendato.
Eppure se ne assaggi 5 noterai 5 sentori e sapori differenti, che dipendono da piccoli fattori, come l’esposizione del vigneto il microclima, il terreno… eppure e’ sempre Barolo!
Inevitabilmente, noi neofiti ci stupiamo ogni volta.
E’ un vino prodotto con uva Nebbiolo 100% e, trattandosi di un DOCG dal lontano 1933, e’ stato ben delimitato il territorio, che comprende poco piu’ di 10 comuni delle Langhe, tra cui Barolo, Castiglione Falletto, Serralunga, Roddi.
Il terreno che lo nutre e’ argilloso e collinare, situato tra il 170 e i 540 m di quota: per disciplinare non si trovano vigneti di Nebbiolo sul fondovalle o in zone poco soleggiate ed e’ vietato ogni tipo di forzatura nella coltivazione.
Il Barolo riposa 38 mesi prima di essere consumato, 18 dei quali in legno.
Il resto e’ sapore e non lo racconterebbe adeguatamente nemmeno Manzoni: non resta che assaggiare, ed e’ per questo che esiste l’evento “Io, Barolo la nuit”.

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Sei sulla spianata del castello di Roddi con il calice in mano: per degustare con calma, dopo alcuni assaggi sospendi, guarda il panorama bellissimo dalla spianata del Castello e poi mettiti in coda per la visita guidata del maniero, cosi’ entri nell’atmosfera del passato.
C’e’ molta gente, e di cultura, tra il pubblico intervenuto, tanto che si forma una coda notevole e pare che non si possa piu’ entrare, ma l’organizzazione risolve raddoppiando i turni di visita: un plauso, perche’ siamo davvero in tanti ad essere interessati.
Io stessa, guida turistica da molti anni, per una concomitanza di fattori non ero mai riuscita ad entrare a Roddi prima d’ora.

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Il Castello e’ assai interessante dal punto di vista architettonico, in quanto e’ un insieme di tre parti successive: un mastio centrale dell’anno 1000, una parte medioevale aggettante sulla valle e una parte cinquecentesca.
La torre antica o mastio, quindi, fa da divisione tra la parte medioevale e quella cinquecentesca ed e’ parte integrante del castello.

Appena distaccate ci sono le stalle seicentesche, che costituiscono l’unica parte completamente restaurata del complesso e ospiteranno presto una scuola di cucina dedicata al tartufo e ai prodotti di Langa.

Il resto del castello deve ancora essere restaurato, ma conserva il suo fascino.

Vorrei mostrarti alcune fotografie, sia pur fatte in condizioni di luce precarie e durante la visita guidata, quindi in mezzo alla gente, perche’ ritengo che rendano l’idea di quanta storia sia passata tra le sue mura

Ecco  il mastio, la parte medioevale e quella rinascimentale.

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Va ricordato che la torre antica non divenne mai obsoleta, ma anche dopo l’ultimo ampliamento conservo’ la sua funzione di raccordo tra le due parti di castello nonche’ la sua peculiarita’ difensiva: avendo solo una porta e finestrine minuscole (simili a feritoie) era l’ultima roccaforte nella quale asserragliarsi se il resto della fortezza fosse stato espugnato dal nemico.

Il bello e’ che mentre giri per le sale ti puoi imbattere in una serie di affreschi gotici tardo quattrocenteschi che in origine erano sulla facciata del palazzo medioevale e poi, con la costruzione dell’edificio cinquecentesco e del raccordo tra esso e il resto del castello, si sono trovati a far parte dell’interno del palazzo: sono interessantissime stratificazioni storico artistiche.
Nella foto si vede un’Annunciazione, una martire che e’ probabilmente Santa Lucia in quanto reca in mano un cesto che sembra pieno di occhi e un terzo affresco assai deteriorato.

Varcando quella porta ogivale si accede alla parte medioevale e al mastio antico.
So che sei colpito dalla presenza di affreschi gotici realizzati alla fine del Quattrocento.
Nel Cuneese ce ne sono molti, bellissimi, datati a partire della seconda meta’ del 1400.
Un esempio per tutti e’ rappresentato da San Fiorenzo di Bastia e dal suo ciclo datato 1472 e costituito da oltre 360 mq di dipinti: qui siamo alla “periferia dell’Impero” -per usare una metafora- e gli stili e le mode da noi sono tutti in ritardi costante di 100 anni.
O meglio: erano, perche’ ora la globalizzazione e’ una realta’ universale o quasi.

Giri l’angolo, e vedi merli e caditoie sul muro di una sala: ecco, anche quella parete faceva parte del perimetro esterno del palazzo medioevale e adesso e’ diventata un interno!

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Il mastio invece non e’ cambiato: e’ ancora la torre inespugnabile di sempre, circolare e stretta.
Al suo piano basso trovi una stanza angusta, buia, senza aperture, sul cui muro circolare son incise preghiere, croci, date.
Le scritte, e le date (ad esempio 1615), incise sulla calce, mi hanno fatto pensare che se nel ‘600 li’ dentro erano state rinchiuse persone che sapevano scrivere e pregavano, forse si trattava di gente di un certo censo, magari incarcerate per motivi religiosi, visto che il periodo era quello dell’Inquisizione.

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Chissa’?
Al piano alto del mastio ti si rivela invece sorprendentemente una stanza da bagno, con lavabo in pietra e cavalli affrescati sulla parete.

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Pare che i signori Bossavino, proprietari del castello nel 1600, fossero mercanti e commerciassero con l’oriente, come lo stile dei cavalli suggerisce.

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Un altro indizio lo fornisce il soffitto a cassettoni con tante piccole scene dipinte a colori vivaci: sono assai deteriorate, ma in un riquadro e’ visibile una scena di compravendita.
La stessa tipologia di soffitto, ma molto ben conservata, si trova al Castello di Grinzane nella Sala delle Maschere.

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I muri interni del castello medioevale dovevano essere tutti affrescati, perche’ qua e la’ affiorano i testimoni, assieme alle scritte della seconda guerra mondiale (siamo nella terra di Fenoglio, non dimentichiamocelo)

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La parte cinquecentesca rivela un ampio salone d’onore con stemma sul camino: e’ curiosamente diviso in due, per simboleggiare l’unione delle due famiglie dei Chiesa e dei Bossavino.
Dalla finestra si scorge il tetto della chiesa, che fu oggetto di una lunga diatriba.
Il castello infatti e’ preesistente, e quando nel ‘600 si inizio’ a costruire la chiesa, essa venne progettata 5 metri piu’ alta di quello che in realta’ oggi si vede.
Cosí facendo il tetto sarebbe arrivato a oscurare la luce alle finestre del salone d’onore e come puoi immaginare i signori del luogo non gradirono: il risultato fu una modifica al progetto, e una chiesa che oggi appare insolitamente tozza, perche’ troppo larga rispetto all’altezza.

Sotto il salone ci sono i locali di servizio: una prima stanza che potremmo definire la centrale termica, perche’ contiene due focolari dai quali partiva una canna fumaria che convogliava il calore nel salone, una grande cucina e un piccolo locale col pozzo: i castelli dovevano essere autosufficienti quindi l’acqua all’interno era fondamentale.
Sotto la cucina e la sala adiacente, una scala conduce a un locale sotterraneo scavato nel tufo: era quasi certamente una cantina-dispensa.

La cosa particolare e’ che il Castello di Roddi venne costruito anche con materiale derivante dalla vicina, romana, Alba: proprio sulle scale che portano alla dispensa si trova un blocco di pietra che reca la scritta M.R.: miglio romano.

 

barolo
Non vorrei essere inadeguata rifacendomi al verso di una canzone che e’ si’ musica leggera, ma si adatta perfettamente: ” E sui binari(pavimenti, nel nostro caso) quanta vita che è passata
e quanta che ne passerà ” (Poster, Baglioni)

Insomma, chiamami strana, ma un castello non perfettamente restaurato e sistemato a me suscita emozioni ed evoca immagini, storie, fantasie a non finire, e quindi mi e’ piaciuto moltissimo entrare in punta di piedi a Roddi.

Vuoi restare nel mood e goderti appieno l’atmosfera del tempo passato e dei nobili che vivevano qua tra le colline?
Al rientro passa dal Castello della Volta!

castello della volta
E’ disabitato da molto tempo… un’aura di mistero aleggia li’ sopra… anzi, non e’ un’aura: e’ il fantasma del suo ultimo padrone, dedito ai festini e punito col crollo della volta del salone d’onore, che seppelli’ i suoi ospiti.
Ti lascio percio’ con un bicchiere di Barolo in mano e con le parole del Conte, cosi’ come le ho scritte di getto quella volta che, passando li’ accanto, gliele ho sentite sussurrare.

Cavalieri e dame giovani e cortesi,
dei più lontani e piccoli paesi,
or son ottocent’anni che la vita mi fu tolta;
mi presento, son il Signore della Volta.
I ruderi vedi del mio castello langarolo,
se miri in alto ai colli da Barolo.
Sodomita dicono fossi io un pochino,
e invero era licenzioso ogni festino,
finché di lassù il veto mi hanno dato,
ed il castello sui miei ospiti è crollato.
Il mio fantasma inquieto vaga qui la sera
e mai la mia notte è di riposo vera
anzi me ne vado errando,
osservo e mi domando
Che e’ questo Facebook che tanto celebrate
dove ogni segreto adesso sciorinate?
Da nobile qual ero, un dubbio ho da sollevare:
Tante si’ misere vicende saran poi da raccontare?
I fatti propri cosi’ in piazza
narrarli a illustri sconosciuti
davanti a una folla pazza

non e’ cosa da uomini cresciuti!
Che tempi, che costumi:
son sicuro che oggi, o numi,
per una mia innocente e allegra festa,
certo la Volta più non mi cadrebbe in testa.

 

Silvia, #storytellerdiCuneo

33 thoughts on “In omaggio a Sua Maesta’ Barolo, il re dei vini, ecco un giro nei suoi castelli.

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