Il radicchio tardivo IGP di Treviso spiegato ai bambini

 

Ora: come mi sia venuto in mente di intervistare una pianta di radicchio tardivo IGP di Treviso non lo so, ma la motivazione passa decisamente in secondo piano rispetto al fatto che la pianta mi abbia risposto, non credete?
E no: non avevo bevuto nulla, a parte il caffe’ della colazione, ed erano solo le 10 del mattino.

Sono cose che accadono alle masche, e di cui nessuno si avvede.

Ero in una fattoria del Trevigiano, proprio nel campo, intenta a visitare la coltivazione, e mentre sollevavano il telo che copre uno dei campi, una piantina ha iniziato a bisbigliare.
Secondo me ha parlato cosi’ chiaro che anche un bambino capirebbe, ma giudicate voi.

Chi sei?
Sono un radicchio, della famiglia delle Cicorie: sono rosso e tardivo, a differenza di qualche mi fratello che e’ precoce, ma questo non vuol dire cheio sia tardo o di seconda scelta.
Anzi: sono smart, perche’ mi raccolgono alla fine della stagione del radicchio, e faccio felice tanta gente quando ormai non ci sperava piu’, ed era rassegnata ad aspettare l’anno successivo per mangiarne ancora.
Gia’ che mi hai scoperto mentre stavo dormendo tranquillo qui sotto il telo, ora ascoltami.
Chi dice che il radicchio e’ amaro, non conosce noi della famiglia IGP di Treviso.
Sara’ la terra, saranno le due brinate che ci fanno prendere prima di raccoglierci (non sono piacevoli, ma se servono per essere i migliori ci sottomettiamo), sara’ la cura con cui ci coltivano e ci sottopongono ad imbianchimento, sara’ l’acqua di risorgiva in cui si bagnano i nostri piedi -pardon, le nostre radici- ma se provi ad assaggiarci vedrai che siamo davvero dolci.

Insomma, sei un’insalata?
Ehi, non chiamarmi insalata!
Mi preparano anche alla griglia, faccio un ottimo risotto e perfino la marmellata, e mi fanno pure candito.
Tutte cose che prova a farle con l’insalata e poi vedrai la differenza.

Interessante. E dimmi: quando sei nato?
Mi hanno trapiantato nel campo non prima di fine agosto, dopo aver raccolto la senape.
Ma sono stato seminato prima, tra il 1 giugno e il 31 luglio: scusa, ma ero troppo piccolo per ricordare la data precisa.
A breve saremo raccolti tutti.
I precoci sono gia’ stati presi, verso il 15 di novembre, e quest’anno hanno fatto fatica ad ottenere una buona qualita’, perche’ faceva caldo e non si sono verificate le brinate, cosi’ per ottenere il colore rosso che e’ dato dalle gelate li hanno tenuti 5 giorni in cella frigorifera a zero gradi.
Questo perche’ il colore rosso si sviluppa grazie al gelo.
Ma troppo gelo non va bene, ed e’ per questo che il campo adesso e’ coperto da un telo: per metterci al riparo dalle gelate intense.
Ah, dimenticavo: la regola e’ “8 piante per metro quadrato”.

E come vi raccolgono, a mano?
No, con una macchina che seziona il terreno e tira su anche 7 cm di radice, perche’ poi le piante saranno messe in acqua e la radice servira’ per dare l’acqua sufficiente a far crescere il cuore interno della pianta, che e’ quello destinato alla commercializzazione.
Noi tardivi saremo raccolti la settimana prossima, e l’operazione finira’ entro gennaio, poi andremo nelle celle frigorifere fino a fine marzo-inizio aprile.

Aspetta, non ho capito bene: quindi il radicchio non viene commercializzato subito?
Assolutamente no.
Vedi che adesso siamo… come dire… bruttarelli?
Questo accade perche’ le foglie esterne non si mangiano, e si consuma il cuore.
Ma quando ci raccolgono la parte centrale, detta appunto cuore, e’ piccola e va fatta crescere.
Perche’ avvenga ci vuole l’acqua.
Allora succede questo: ci mettono nelle vasche nel capannone dove c’era la stalla anni fa, uno vicino all’altro, in cassette di plastica.
La nostra radice pesca nell’acqua corrente, che e’ mantenuta tiepida a 15-16 gradi grazie a un termostato, e ci invoglia a far crescere le radici.
Qui da noi l’acqua viene un po’ dal Piave e un po’ da una sorgente.
Cosi’ quando dopo 20 giorni le nostre radici sono cresciute abbastanza, i coltivatori ci privano delle foglie brutte esterne e dentro ci trovano il cuore bello grande, proprio giusto da consumare.
La maturazione la capiscono schiacciando il cuore leggermente con le dita: se e’ sodo vuol dire che ha tante foglie dentro, e quindi e’ pronto.
Guarda un po’ di foto qui sotto!

Perche’ quando siete nelle vasche siete coperti da teli?
E’ ovvio: perche’ la mancanza di luce inibisce la fotosintesi clorofilliana e cosi’ la nostra costa rimane bella bianca.
Altrimenti diventerebbe verde, e il contrasto col rosso della foglia sarebbe meno evidente.
Questo procedimento si chiama imbianchimento.

E poi?
E poi ci portano nell’altro capannone, dove dopo 24 ore di riposo ci tolgono le radici e ci lavano bene, a mano, uno ad uno.
E’ molto importante che non rimanga traccia di terra attaccata alle foglie e alla radice, perche’ sarebbe veicolo di batteri.
Occorre anche che la terra sia tolta con acqua corrente e non sfregando con le mani, perche’ se le coste di rigano, in quei punti si ossideranno e saranno attaccate dai batteri, oltre a diventare scure, quindi brutte.
Subito dopo ci mettono in vasche di acqua corrente a fluttuare per un po’, e poi in cassette di plastica

E come vi concimano?
Noi siamo piante da agricoltura biologica, non assumiamo porcherie o pesticidi.
I parassiti che ci possono danneggiare vengono combattuti con la falsa semina, che avviene due mesi prima che noi siamo piantati  nel terreno.
Utilissima e’ la senape bianca, che attira i funghi del radicchio e in generale e’ usata in agricoltura perche’ e’ un repellente contro i nematodi, che sono fastidiosissimi parassiti.
Inoltre qui si fa la rotazione delle coltivazioni del terreno: prima radicchio, poi mais, poi frumento.
Poi torna il radicchio.
In ogni appezzamento quindi noi siamo coltivati ogni 3 anni, proprio per via della rotazione.

Fantastico. E, dimmi: il radicchio IGP di Treviso si mangia solo in Italia?
No, ma certo trattandosi di una verdura a foglia non si puo’ conservarla a lungo, quindi spedirla in modo veloce in tutto il mondo e’ costoso.
All’estero diventa un prodotto di lusso.
Ad esempio so che in questa ditta hanno un contratto con il Giappone: alcuni clienti gliene ordinano un bancale alla settimana, cioe’ 300 kg, e vanno tutti a finire in ristoranti di lusso, perche’ il costo di un cespo sale molto rispetto a quello del mercato interno italiano, ma e’ logico, no?

Insomma, sei fiero di te stesso, vero?
Lo puoi ben dire: sono un prodotto serio e certificato, che narra la storia e la tradizione della mia regione.
Che altro potrei volere?
Un tempo mi conservavano sotto la paglia nelle stalle e adesso nell’acqua sotto il telo, ma sono sempre io, da secoli.

Che dirvi… le vicende del radicchio sono piu’ complicate di quello che ognuno di noi potrebbe pensare, vero?

 

 

12 thoughts on “Il radicchio tardivo IGP di Treviso spiegato ai bambini

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