Ecco il mio racconto IL CAMERINO DELLE RIFLESSIONI secondo classificato a Venezia 2016

Ed eccomi di ritorno da Venezia: eppure non volevo partecipare per la seconda volta al CONCORSO NAZIONALE di letteratura IMPIATTIAMO LA VITA , perche’ non amo ripetere la stessa esperienza e perche’ lo scorso anno ho vinto con il racconto
LE FRITTELLE DI GISELDA e quindi supponevo che:

1. la bomba non cadesse davvero due volte nello stesso posto
2. non sarei entrata nemmeno nel novero dei menzionati.

venezia

Tuttavia -quando ho letto l’argomento del concorso e le specifiche richieste al racconto- le mie mani si mosse da sole verso la tastiera!
Era l’una di notte,a riprova del fatto che le cose migliori le faccio a mia insaputa, cioe’ quando casco dal sonno.
Nella scrittura sono notturna e poco paziente: ho scritto, ho riletto una volta di corsa – e  a quell’ora immagino che cosa posso averci capito – e ho inviato subito, perche’ aspettare fino al giorno dopo e meditare sarebbe una cosa da persona matura e ponderata qual io non sono: ormai e’ cosa nota! 

Dopo, solo il giorno dopo ho chiesto un parere ad amici e marito: gia’ Metastasio diceva 

Voce dal sen sfuggita
poi richiamar non vale:
non si trattien lo strale,
quando dall’arco usci’

Ebbene: meglio le critiche postume che i dubbi del tipo mah, mi ha suggerito di modificare questo e quello… che faccio, lo faccio? 😀
O forse ero cosi’ sicura che il racconto piacesse che ho chiesto il parere postumo… non me lo ricordo piu’ e non importa perche’ coloro che hanno letto hanno anche gradito!

Il corpo delle donne: e’ imperdibile dire la propria, vi pare?
Tremilaseicento caratteri, spazi esclusi: non e’ banalissimo raccontare qualcosa in maniera completa e in poco spazio, e la cosa diventa allettante proprio per questo.

Le sezioni erano due e ho scartato subito quella seria, che parlava di corpo variabile, per non cadere nelle trappole del piangersi addosso (non ho mica piu’ 20 anni…), della tristezza o dello stereotipo.

Pero’ c’era anche la sezione crazy bodies che mi attirava molto: parlare degli stessi argomenti, piu’ o meno, ma con ironia.
Ho una lingua che taglia e cuce, mordo abbastanza e mi piace cogliere il lato ironico della vita, che altrimenti sarebbe quella che si dice una palla mostruosa.

Tra l’altro penso che sia piu’ facile far piangere che far ridere le persone: pensateci!
Fate affondare un translatlantico… beh, non proprio: quello e’ affondato davvero, ma faccio per dire… descrivete una tragedia, fate morire qualcuno, parlate di un abbandono e la lacrima scende a tutti.
La capanna dello Zio Tom non e’ mica un libro divertente, e proprio per questo quanti sono coloro che hanno attraversato quelle pagine senza versare una goccia?
E -per contro- quanti film che dovrebbero essere comici sono invece penosi? Finiscono subito in serie B.
Per far sorridere spesso ci si deve appoggiare alla scenetta scollacciata e alla battuta grassa, a tratti volgare.

L’ironia garbata, la satira, la battuta intelligente dove sono finite?
Bella domanda.

E invece di certi argomenti si potrebbe anche parlare sorridendo: ridere del corpo delle donne -comunque lo si dipinga- non va bene ed e’ irrispettoso, ma sorriderne, in relazione a certe alzate di ingegno che si vedono in giro, aiuta a sdrammatizzare l’atteggiamento di una societa’ dove la donna e’ guardata a stalli, come il quarto di bue: belle gambe, culo largo, profilo bellissimo, giro vita da elefante, mani curate…

Gli altri ci vedono cosi’.
A toc.

Ma noi?

Ci aiuterebbe molto vederci attraverso gli occhi di qualcuno che rifletta solo cio’ che vede, senza pensare cioe’ senza aggiungerci del suo.
Oppure, ancor meglio: ci sarebbe utile -per capire che vero dare alla nostra vita e al nostro aspetto- leggere nel pensiero di chi ci vede (anche perche’ al 90% chi si esprime su di noi parla con lingua biforcuta, minimizzando o tacendo cio che non va per paura di beccarsi un calcio negli stinchi)

Ci vorrebbe proprio uno specchio colto ed istruito, che guardi oltre all’immagine che riflette, in grado di suggerire con garbo, ecco.
Uno specchio come quello di un camerino, che ne ha viste tante.

La Giuria ha colto il mio pensiero in pieno, come si legge nella motivazione.
Grazie a tutti loro per aver letto con attenzione tutti i 160 elaborati giunti in forma anonima: che lavorone!

il camerino delle riflessioni

IL CAMERINO DELLE RIFLESSIONI – di Silvia Leoncini

Ieri sera al Caffè degli Specchi ne ho rotti due.

Mi dispiace di aver ferito dei colleghi, ma ho delle attenuanti.

Uno mi ha detto che le donne sono tutte uguali e in più son tutte troie perchè da te si fanno veder nude.

Bello mio, se sei lo specchietto di un dentista e vedi solo gengive io che c’entro? Almeno potresti ingegnarti a guardare oltre, gia’ che lavori cosi’ vicino al cervello: ne avresti da imparare!

Ho tentato, insomma, la via della lucidita’, ma invano: e’ arrivato un altro a dargli manforte: sono tutte oche e non sanno nemmeno fare retromarcia.

Ma nemmeno tu sei un gran retrovisore, altrimenti sapresti che spesso dietro un’apparente distrazione ci sono pensieri, problemi, guai.

Usa lo sbrinatore e guarda meglio, dammi retta.

Ecco: nemmeno la via della riflessione ha funzionato e mi sono venuti contro alla cieca, infrangendosi contro i miei 2 metri per tre e adesso i cocci solo loro e –spero- anche i sette anni di guai.

Lo so che sono fortunato: le vedo nude –nel mio camerino- ma nude due volte, perche’ qui –da sole- parlano con gli occhi.

Oh, a volte giuro che mi prudono le mani: la ragazzina abbaldraccata, che a tredici anni misura certe cose con tutte quelle smorfie e quelle pose, cosa ha in mente non si sa, ma ha premura –troppa- di cambiare.

Saro’ all’antica io, ma il tempo non lo devi accelerare mai: se hai fretta non soppesi e non discerni, finendo poi come la Donna Dagli Occhi Bassi.

Ormai e’ una vecchia conoscenza: misura sempre cose belle, molto provocanti (eh, io me ne intendo!), ma ha lo sguardo spento.

Ieri ho visto dei segni blu sulle sue braccia.

Ho chiesto senza parlare e lei non ha risposto.
Perche’ compri quelle cose? Per chi, per lui?

Prenditi un biglietto del treno, dammi retta, e vai lontano.

Sono visioni che lasciano l’amaro in bocca, ma il bello e’ che nel nostro lavoro ci si distrae di niente.

Infatti subito dopo e’ entrata una ragazza… come dire senza ferire… rotonda?

In carne?

Non c’e’ niente di male, capiamoci, ma questa esagera, dai.

Vent’anni.

Posa la borsa in terra e il cartoccio delle patatine e la cola sulla panchetta.

Dico: sono le dieci del mattino e fai gia’ merenda cosi’?

Ma poi viene il bello o (forse) il comico: si sfila i jeans incollati addosso (ansima e soffia e sa di fritto) con tanti sforzi che io temo sinceramente per il mio camerino.

Ora tenta di entrare nel completino di Barbie a dieta.

Si guarda e inizia il tiramolla: copri qua che si scopre la’ e ullalla’, non ce la puoi fa’.

Obiettivita’, questa sconosciuta: chiedero’ io per te a Babbo Natale un abbonamento in palestra!

Dai, facciamolo per abbattere i costi della sanita’.

E se tu potessi vedere la Signora Che Compra A Caso!

E’ stata operata di recente e non si rassegna a quella cicatrice: misura senza guardare e penso che non accoppi nemmeno i colori.

Sono situazioni tristi, altro che tu sei fortunato.

Mica sempre ti capita la milf, che la vedi che a vent’anni era figa sul serio, e pure oggi ha il suo bel perche’: almeno lei sceglie con sicurezza, misura ed elimina senza pieta’ cio’ che non e’ adatto.
Ha un occhio per il capo e uno per i suoi cinquant’anni da non ridicolizzare.

Li’ son vacche grasse (in senso figurato): non serve dire nulla, basta riflettere senza bisogno di pensare perche’ lei svarioni non ne fa.

E cosi’, quando credi che ormai sia tutta discesa, ne arriva un’altra: quasi sessant’anni, e pure ben portati, anche se –cosi’ a occhio- ti pare un po’ sopra le righe.

Sara’ il colore dei capelli o forse son le borchie alla cintura o magari quel piercing piccolino a un angolo del naso… roba che se non stai attento vai in frantumi quando toglie la maglia e ti sciorina un’intero planisfero multicolore.

Un tatuaggio.

Enorme.

Invasivo.

Lo avevi intravisto dalla scollatura, ma senza dargli peso!

Che ti diceva la testa ai tempi, cara mia… piccolo, carino, discreto ci sta eccome, ma quando invecchi e l’impalcatura cade?

Sul tuo planisfero il disegno non si legge piu’, andrebbe stirato.

Questa giornata non finisce mai: via l’esagerata ed ecco che entra una giovane panzona.

No: aspetta un attimo.

Si spoglia con calma, sorride, ha la testa fra le nuvole.

Si mette di profilo.

Ride.

Vuoi vedere che questa si piace con la pancia?

Capito: la sua pancia lei la vede in prospettiva.

Futura.

Prende il camicione largo che ha appena provato, mormora un nome: cucciolo.

E se ne va cantando.

 

 

 

 

 

 

39 thoughts on “Ecco il mio racconto IL CAMERINO DELLE RIFLESSIONI secondo classificato a Venezia 2016

  1. Finalmente ho letto il racconto! Grande come al solito e dà da pensare, forse ci spogliamo veramente solo davanti allo specchio…

    1. Ah certo.
      E a volte vediamo e facciamo finta di no…
      Grazie, omonima, perhe’ so che leggi sempre quello che scrivo!

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