Il Giappone a Expo Milano 2015 visto da la Masca in Cucina

Che mi e’ piaciuto Expo Milano 2015 l’ho già detto, credo, almeno 1 milione di volte sui vari social network; che alcuni padiglioni mi sono piaciuti più di altri lo dico adesso: secondo me vincono per il messaggio il Giappone, Israele, la Svizzera, mentre per l’immagine che riescono a dare del loro paese vincono l’Italia e la Russia, senza trascurare però che è bellissimo il padiglione della Cina e che comunque sono assolutamente interessanti tutti quelli dei paesi che hanno potuto investire qualcosa nell’immagine da portare all’Expo…. spero non vi aspettiate che li elenchi tutti, perche’ sono davvero moltissime decine.

Iniziero’ dal Giappone, ma lasciatemi prima fare una breve introduzione una tantum.

Alcuni paesi hanno invece portato solo i loro prodotti artigianali sicuramente interessanti, ma in generale già noti al resto del mondo: dovevano e volevano comunque esserci ed e’ giusto che sia cosi’.
E’ stato in ogni caso un piacere vedere una coda enorme attorno al padiglione del Camerun due sere fa, anche se presentava praticamente solo un bellissimo mercato di artigianato.
Io stessa ho acquistato da loro un braccialetto il mio primo giorno di Expo e uno l’ultimo giorno: li adoro e li indosso con estremo piacere, come bellissimi ricordi dall’alto valore simbolico.

Gran bella cosa questa curiosita’ verso ogni angolo del pianeta e l’affluenza alla nostra  Expo ne e’ una testimonianza tangibile.

A beneficio dei miei quattro lettori in croce (che realtà sono parecchi di più), ma soprattutto per non dimenticare la bellissima esperienza che mi ha vista coinvolta in Expo Milano 2015 come ospite, come food blogger, come relatrice una conferenza, come influencer oltre una decina di volte inizio adesso una serie di racconti monotematici sui padiglioni che mi hanno colpita e sui temi che sono stati trattati.

Eccoci al JAPANESE PAVILION, quindi.

Sono volata in Giappone una sola volta, ma in quell’occasione ho vissuto ad Hadano (a sud di Tokyo, Kanagawa Prefecture) con la famiglia della mia amica Kumiko Hara, mentre mio marito ha visto molte citta’ durante i suoi tre soggiorni per lavoro: ebbene posso dire che l’immagine offerta ad Expo Milano 2015 dal paese del Sol Levante rispecchia esattamente ciò che è il Giappone e il suo modo di pensare.

giappone
C’è molta attenzione per il territorio, come è normale anche perché stiamo parlando di una popolazione di 83 milioni di abitanti su una serie di isole strette, spesso tartassate da tifoni e terremoti, molto rispetto per le tradizioni (ad esempio quella della cicogna, che è beneaugurante), o degli acquarelli: ritroviamo entrambe queste cose nei pannelli e nei video del padiglione.

Ho apprezzato infinitamente il racconto dell’inizio della vita sulla terra che si vede all’ingresso del Giappone: bello il cartone animato acquerellato (il sumi painting, l’acquarello, e’ un’arte sublime in Giappone) con quelle piccole gocce d’inchiostro che cadono sullo schermo bianco in ordine sparso e rappresentano le prime gocce di acqua e quindi di vita, bello l’arrivo dei pesciolini rossi che iniziano a muoversi nell’acqua stessa: poetici.
Subito dopo compaiono delle chiazze scure più martellanti insieme a qualcosa di rosso e allora è chiaro che sta succedendo qualcosa: ecco che compare l’uomo.
Tutto questo è comprensibile a chiunque che guardi semplicemente le chiazze di colore senza che venga pronunciata nemmeno una parola e lo trovo un sistema bellissimo per veicolare sensazioni.

Il rapporto con l’acqua e’ sentitissimo in Giappone e prosegue nella seconda sala: si entra in un ambiente che ricorda uno stagno con le ninfe che fluttuano e mentre ci si cammina in mezzo si vedono delle immagini che parlano del rapporto dell’uomo con l’acqua su tutte le pareti.

Una cosa cosi’ semplice come l’acqua, da cui ha origine, ci consente di avere cio’ che mangiamo; una cosa cosi’ complessa, come la tecnologia che sta dietro a una App per cellulare, ci consente di portarci a casa, virtualmente, i piatti che scendono da una cascata d’acqua fatta di led luminosi con un semplice tocco dell’indice.
Natura e Tecnologia che possono convivere: ecco un altro messaggio.

A conferma del fatto che da molti anni il Giappone non è solo tradizione, ma innovazione e tecnologia, c’è nel padiglione una parte di conoscenza del cibo, dei prodotti e delle feste che nascono attorno ad esso, ma non ci sono non solo immagini o piccoli modellini: un bellissimo ristorante virtuale, architettato come un teatro a gradinate, stupisce il visitatore dell’ultima sala.

Qui, con uno spettacolo animato da attori veri e supportato da immagini interattive a computer viene proposto un menu giapponese autentico.

Non so se tutti i fortunati visitatori del padiglione del Giappone, cioè quelli che hanno avuto il coraggio di affrontare la coda, si sono accorti di un particolare: seduti nel teatro del ristorante virtuale dell’ultima sala sono stati immersi in una specie di leggera nebbia.
Non e’ solo per creare atmosfera, non ricorda la nebbia che avvolge a volte le risaie e anche le città, dovuta al clima un po’ umido, ma ha un odore: un leggero odore di brodo, di zuppa.
Questo è l’odore -naturalmente diluito per non essere invasivo- che e’ presente in tutti i ristoranti giapponesi (e un po’ anche nelle famiglie), dove un pranzo e’ sempre accompagnato da una zuppa calda.
Una miso soup non manca mai.
Cosi’, molto brillantemente il padiglione del Giappone ha superato una bella fetta di quello che è ancor oggi il grosso scoglio della multimedialità e cioè l’incapacità, allo stato attuale, di farci assaporare gusti e aromi.

Nel padiglione del Sol Levante un’idea sensoriale dell’odore si è potuta riprodurre a beneficio di tutti coloro che, seduti, sceglievano con le bacchette i piatti che apparivano sullo schermo del loro tavolino.

Pazienza e cortesi infinite da parte delle ragazze che lavoravano al padiglione ha accompagnato la mia visita e, credo, quella di tutti.
Ai bambini (e non solo) sono piaciuti i cartoni animati in cui gli spiriti della foresta spiegavano come risolvere alcuni grandi problemi che affliggono il Pianeta Terra.

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Con tutto ciò, nonostante la bellezza e l’armonia, c’è stato secondo me un errore di fondo nella valutazione del numero immenso di ospiti e visitatori che il padiglione avrebbe avuto: le lunghe code sono da attribuire anche al fatto che, nel tentativo (pienamente riuscito) di offrire l’immagine migliore possibile e fruibile in maniera slow, si sono fatti entrare gruppi piccoli (credo al massimo di 40 persone) scaglionati nell’arco di un’ora per una visita che dura 50 minuti.
Perseguendo questo obiettivo i Giapponesi, movimentatori di grandi folle (basta basta vedere come vengono perfettamente gestiti i moltissimi passeggeri dei treni che si assiepano il numero elevatissimo di binari della stazione di Tokyo) non hanno tenuto conto dell’enorme risonanza -e quindi affluenza- che avrebbe avuto in Italia un paese lontano nel quale, a causa dell’alto costo della vita e della barriera linguistica (non tutti i Giapponese degli esercizi commerciali parlano inglese nemmeno oggi, nel 2015), non tutti i turisti occidentali possono andare in vacanza.

Quindi la visita, per come è stata pensata e strutturata, non e’ riuscita a sostenere l’enorme affluenza, e questo il Giappone che aveva già organizzato l’Expo ’85 di Tsukuba forse avrebbe dovuto valutarlo.

Io sono stata estremamente fortunata e onorata di aver potuto partecipare come ospite del Giappone non solo al bellissimo evento fuori Expo della prefettura di HYOGO, al 32º piano del Palazzo Pirelli, ma ad una visita con pass stampa al padiglione, della quale ho goduto ogni singolo attimo.
Mettendomi nei panni del visitatore in coda però non so se avrei affrontato tutte quelle ore di attesa per la semplice ragione che, qualora fossi stata un visitatore di un giorno, con la sola possibilità di vedere Expo quel giorno lì, avrei preferito avere un’impressione generale, rimandando la visita ai padiglioni più affollati a un giro su Internet e su YouTube.

Per molti, ma non per tutti potrebbe essere la definizione del padiglione del Giappone, ma va anche considerato che -specialmente negli ultimi giorni- nessuno riusciva piu’ ad entrare da nessuna parte a causa dell’immensa affluenza.

Una lacrimuccia per questa Expo Milano che finisce domani la verso, eccome.
Anzi, saranno ben piu’ di una: dovendo essere a Torino per ritirare l’attestato nel quale si dice che il mio romanzo LA GUERRA DI GIANNI si e’ classificato nono su oltre 100 libri editi pervenuti al Concorso Nazionale Letterario Citta’ di Torino, non potro’ andare a Milano per la chiusura di questo bellissimo esempio di come in Italia, se si vuole, le cose si fanno, e si fanno bene.
Sara’ solo meno triste non esserci.

Silvia, #storytellerdiCuneo

27 thoughts on “Il Giappone a Expo Milano 2015 visto da la Masca in Cucina

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