Ho cucinato come ospite di Jamie Magazine Italia

Ma Jamie non c’e’, ma Jamie non c’e’… eh lo so, lo dicevamo in tanti l’altra sera, ma a pensarci bene era logico: ha giusto ‘qualche’ impegno di lavoro a cui star dietro, percio’ era abbastanza difficile che avesse il tempo di intervenire all’evento di Milano organizzato dalla sua nuova rivista Jamie Magazine Italia!
Tuttavia la sua presenza era palpabile negli ingredienti, nell’atmosfera friendly, nelle parole di Maverick Greissing che ce lo ha raccontato con molto trasporto.

Jamie Magazine Italia

Giusto per chi fosse veramente con la testa tra le nuvole spiego: sto parlando di lui, Jamie Oliver, the naked chef… che poi questa cosa del naked sia intrigante anche solo a dirla non sta a me sottolinearlo, ma va beh, insomma, ha piu’ fan adoranti lui di una rock star e non solo per come cucina, quindi e’ inutile far finta di non saperlo.
😀

Torniamo a noi e facciamo le persone serie: Jamie Oliver, lo chef inglese impegnato nel sociale e nella cucina etica ha fondato una  rivista in italiano con la quale aprire una finestra su un modo di fare cucina diverso, con ingredienti non usuali, ricette fusion quanto basta, piuttosto speziate e molto colorate, poco sale, poco zucchero per rispettare quello che e’ l’impegno di Oliver nel veicolare il messaggio della cucina salutare.

L’ho incontrato a Torino due anni fa durante la conferenza che ha tenuto insieme a Carlo Petrini e Alice Waters al salone del Gusto di Lingotto (QUI l’articolo che ho scritto per il quotidiano on line mentelocale.it) e mi ha colpita proprio per questo suo adoperarsi per migliorare a livello istituzionale l’alimentazione di quelli che aveva definito “i ragazzi peggio nutriti d’Europa”, cioe’ i giovani inglesi.

jamie oliver

Grazie al suo decennale impegno il governo britannico ha varato leggi ad hoc, che descrivessero i requisiti di una corretta alimentazione nelle mense scolastiche, e il prossimo goal da segnare sarà far limitare il numero di licenze per nuovi fast food attorno alle scuole.

Dall’Europa Jamie è poi sbarcato in America col suo progetto Food Revolution, volto a far conoscere anche i costi –in termini di future cure mediche- della crescente obesità globale, e le insidie degli zuccheri e dei grassi aggiunti ai cibi pronti e a portata di mano dei ragazzi.
Non e’ stato bene accetto in tutte le realtà, specialmente all’inizio, ed ha incontrato la resistenza principalmente delle massaie, che non gradivano che un inglese andasse ad insegnare loro come cucinare in America, ma alla fine lo spiraglio del dialogo si è aperto.

Cio’ premesso -detto piu’ che altro per quei tre lettori al massimo che potrebbero non conoscere Jamie Oliver- vi racconto della serata.

Jamie Magazine Italia

 

Potrei riassumere tutto con tre parole: e’ – stato – bellissimo.

Ma so che non vi accontentereste cosi’ facilmente, quindi scucio di piu’: eravamo circa 25 a cucinare, divisi in squadre, mentre i nostri accompagnatori imparavano a preparare alcuni cocktail sotto la guida di un bravissimo mixer ( e soprattutto hanno magnato, oh se hanno magnato… appena impiattate, le nostre creazioni finivano di la’ ed evaporavano).

Ci siamo ritrovati Al Cortile, bella location milanese all’interno di un fabbricato industriale, dove la cucina a vista sulla sala da pranzo crea un continuo molto importante tra chi sta ai fornelli e chi assaggia.

Jamie Magazine Italia

Le ricette erano due per squadra e tutte erano targate Jamie, cioe’ ideate dalla redazione di Jamie Magazine Italia secondo la filosofia dello chef.
Eccovi alcune foto, ma le troverete tutte seguendo la pagina Facebook della rivista Jamie Magazine Italia.

La squadra nella quale ero io era quella del gambero, ma non siamo andate all’indietro, anzi!
Abbiamo preparato le “patatine” di sedano rapa al sale e rosmarino e uno sformato di pesce e verdure che profumava da far venire l’acquolina ed era anche esageratamente buono!

Le spezie a volte fanno la differenza e sono in grado di dare alle verdure la spinta in piu’, specie se accostate a sapori delicati come quelli del pesce e delle patate dolci.

Adoro le patate dolci, che ho cucinato per la prima volta in una calda serata a Brisbane in Australia lo scorso novembre: hanno un sapore e una consistenza farinosa molto accattivanti.

patate dolci

Tuttavia mai avrei immmaginato di poterne fare una purea completamente senza sale da abbinare al pesce e alle verdure speziate e trovarla deliziosa cosi’ com’era, al naturale!
Ho chiesto due volte alla collega di squadra che stava preparando il puré se ci andasse il sale, ma la ricetta non lo prevedeva e -nonostante i miei dubbi- in cottura la scelta si e’ rivelata vincente.

Le patatine di sedano rapa sono state un lavorone perche’ ci sono volute quattro sessioni alla padella per friggerle tutte: erano molto buone anche se in frittura restano comunque piu’ molli delle patate.
Sono un’idea interessante per chi vuol mangiare un contorno fritto senza assumer troppi carboidrati; fermo restando che un piatto fritto non sara’ mai magro e ipocalorico, se devi limitarti e’ meglio il sedano rapa che le patate!
E poi averle dovute (e potute) cucinare Al Cortile conferma il detto che dice che c’e’ un momento della vita in cucina in cui tutti -dall’aiuto allo chef- finiscono a pelar patate! 😀

Jamie Magazine Italia

Che dirvi ancora?

Che la serata e’ stata piacevole?
Credo possiate immaginarlo; in particolare oltre a conoscere persone nuove ho rivisto due amiche (Anna Bonera e Alessia Cattelan) e dato un volto ad alcuni nomi di blog che conoscevo (La cuochina sopraffina, ad esempio).

Che poi abbiamo mangiato tutti assieme, verificando il sapore di ogni piatto?
E’ bello, perche’ di ricette e’ pieno il web e mica tutte son buone: solo l’assaggio -al di la’ dell’intuizione personale durante la lettura- e’ decisivo.

Che ho capito una volta di piu’ che con gli stessi ingredienti un piatto si puo’ creare in modi totalmente diversi?
E’ assolutamente vero: la teglia che abbiamo preparato noi della squadra del gambero era ottima, ma vi diro’ che -senza la ricetta sotto il naso- mai nella vita mi sarebbe venuto in mente di preparare cosi’ quel piatto con quegli ingredienti.
Ognuno ha la sua filosofia in cucina (ebbene si’: ce l’ha Jamie Oliver e pure la piccola e insignificante Masca in Cucina ne possiede una, frutto del suo modo di essere e della sua cultura personale) e due cervelli uguali non esistono.
ANZI: la prossima settimana vi raccontero’ la ricetta cosi’ come l’abbiamo realizzata -seguendo scrupolosamente le istruzioni- e ve la proporro’ anche nella versione “alla mia maniera”.

Per ora vi lascio col video ufficiale dell’evento

Jamie Magazine Italia

Pero’ voi continuate a seguirmi… stay tuned, come direbbe Jamie Oliver.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

20 thoughts on “Ho cucinato come ospite di Jamie Magazine Italia

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