Cucina del razionamento: a kitchen goes to war

E’  quando il gioco si fa duro che i duri iniziano a giocare: siamo capaci tutti -quando c’e’ benessere- a creare in cucina un piatto stupefacente con prodotti di nicchia e accostamenti da brivido, che lascino tutti a bocca aperta, ma al contrario e’ difficile creare qualcosa di appetibile e soddisfacente se le risorse sono poche: e’ li’ che ci vuole genio e me ne sto accorgendo leggendo come un romanzo il libro A kitchen goes to war, Edizioni Butler&tanner Ltd, Londra 1940.

a kitchen goes to war

E’ stata una bella emozione poterlo acquistare e riceverlo a casa: l’edizione originale di un libro di cucina del tempo di guerra, quando le bombe tedesche cadevano su Londra e i razionamenti erano all’ordine del giorno su tutto (esattamente come da noi), un libro che raccoglie 150 ricette e suggerimenti di illustri personaggi scesi in cucina.

Nel 1940 ci si era posti il problema di utilizzare con intelligenza le risorse a disposizione: l’Inghilterra era un’isola, quindi con poca possibilita’ di commerciare in modo sicuro col resto del mondo.
Ma il morale della popolazione era importante e nessuno andava lasciato solo: Keep calm and carry on, il motto che adesso e’ usato ed abusato sulle magliette e storpiato in tutti i modi possibili, era un imperativo necessario.

Il progetto nacque cosi’: 150 personaggi della letteratura, del governo, dell’arte e dello sport (o le loro mogli) hanno ideato altrettanto ricette economiche, a volte con riutilizzo di avanzi, per trasformare quel che c’era a disposizione in piatti che non mortificassero la famiglia.

La massaia non andava lasciata sola in cucina perche’ using our food supplies to the best advantage will help to win the war.
Ma non solo usare le risorse in modo oculato avrebbe aiutato a vincere la guerra: we can avoid waste and keep ourselves fit.
Certo: la buona salute da conservare mangiando era pure fondamentale.
Per questo la Gas Industry -che sosteneva l’iniziativa del libro- si era presa l’onere di raccogliere il materiale inviato, esaminarlo, sistemarlo e provvedere il lettore di una tabella di menu bilanciati da inserire in fondo al libro.

Mi direte che non siamo in  guerra e che -speriamo- di non piombarci mai.
Pienamente d’accordo, anche perche’, abituati male come siamo, i piu’ di noi non sopravviverebbero un giorno.
Ma ogni volta che l’intelligenza parla e la stupidita’ tace (anche in cucina) e’ un giorno di gloria, quindi sto leggendo il libro con interesse estremo, perche’ c’e’ tanta spremitura di meningi.
Pensate che perfino Agatha Christie ha inviato una sua ricetta.

Cosi’ mi sono posta l’obiettivo di provarne ogni tanto una: magari non cucinero’ il kidney e altre interiora perche’ per ora non riesco proprio ad avvicinarmici (forse potrei in tempo di guerra), ma di sicuro trarro’ spunti di cucina interessanti da questo fantastico libro.

Ho iniziato ieri e vi raccontero’ a breve che cosa ho preparato nella mia cucina in tempo di pace: per ora sappiate che quel piatto, cosi’ semplice, e’ piaciuto moltissimo.

 

 

4 thoughts on “Cucina del razionamento: a kitchen goes to war

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