La cucina dei nativi in Australia, cioe’ coloro che chiamiamo comunemente Aborigeni

La curiosità di sapere e il sapere stesso sono ciò che alimenta la libertà intellettuale e mai come in questo periodo, alla luce dei terribili fatti di Parigi, dobbiamo difendere la nostra libertà personale e intellettuale: per questo sono certa che sapere qualcosa sulla cucina down under vi farà piacere, anche se non si puo’ parlare di una vera cucina australiana, ma di contaminazioni di cucina mondiale sul suolo australiano e inizierei col parlare della cucina dei nativi.

Ci ha detto la guida sull’isola Fraser- non si devono piu’ chiamare Aborigeni gli abitanti dell’Australia residenti prima dello sbarco europeo del 1770, ma indigeni o nativi.

Scoprirete, leggendo cio’ che sto estraendo dal libro THE HISTORY OF AUSTRALIAN COOKING di cui vi ho gia’ parlato QUI, che la quasi totalita’ dei cibi che essi consumavano -per trattamento e per intrinseca qualita’– non sono da noi classificati come commestibili nella dizione che comunemente si da a questo termine, cioe’ appetibili… insomma una cucina dei nativi non esiste, secondo l’accezione che piu’ comunemente diamo noi al termine cucina.

I primi occidentali sbarcati in Australia trovarono gli indigeni divisi in varie tribù, ciascuna delle quali considerava così sacra la terra, perché la nutriva, e non concepire di attaccare un’altra tribù per rubare una parte del territorio e nemmeno di andare a caccia o a raccogliere frutti ed erbe sul terreno che non era loro.
Erano bravissimi a scoprire nuove possibilità di alimentazione e non si sottraevano alla fatica di fare anche centinaia di chilometri a piedi per trasportare in gruppo ciò che la terra potevo offrire.

In che cosa concerneva la cucina dei nativi?
Mentre le donne si occupavano di raccogliere radici e piccoli frutti e anche piccoli animali come i piccoli marsupiali, gli uomini andavano a caccia di animali più grossi e a pesca con le canoe.

Naturalmente spesso si muovevano nei territori seguendo il flusso delle stagioni.
Il terreno era ricco di tuberi e il loto forniva verdura fresca con le sue radici, mentre i semi dell’erba venivano frantumati con pietre, quindi macinati, per fare delle focacce piatte e non lievitate.
I pomodori selvatici fornivano vitamine, anche se non tutte le varieta’ commestibili e quindi bisognava riconoscerle.

Alcuni frutti venivano raccolti acerbi in modo che si conservassero meglio, oppure solo dopo che erano appassiti sulla pianta: in questo caso venivano tritati e mescolati ad acqua e ocra rossa per fare delle piccole focacce da conservare in dispensa.

Bacche di bosco e alcune noci, arance selvatiche, patate selvatiche erano varietà raccolte dalle donne.

Una grossa parte del nutrimento, per chi abitava lungo la costa o riusciva comunque raggiungerla, era costituito dai pesci, crostacei, dalle uova di tartaruga che venivano prelevate girando le tartarughe sul dorso senza ucciderle: ecco una cucina dei nativi gia’ naturalmente ecosostenibile!

Il problema più grosso i nativi lo avevano con l’acqua, perché molte zone dell’Australia sono aride, ma riuscivano a procurarsela in alcune pozze: l’acqua che era penetrato attraverso gli strati superficiali fino a raggiungere la roccia piano piano per capillarità saliva e loro potevano raccoglierla.

I tacchini selvatici oltre alle anatre costituivano un cibo prelibato, anche se -a differenza di cio’ che facciamo noi europei- la cucina dei nativi prevedeva carne cotta intera, ma appena scottata, quasi cruda.
Una specie di tagliata gigante, se volete.

cucina dei nativi

Il periodo di nidificazione delle specie avicole era di festa perché si potevano mangiare le uova, ma non tutte, per non sterminare la specie: con parsimonia.

Gli antropologi hanno calcolato in circa 50 o 60 i tipi di carne mangiate dagli aborigeni del 1700: oltre alle piccole prede mangiavano anche canguri, opossum, rane, topi, lucertole, serpenti.

La terra che i primi europei sbarcati trovarono sembrava assolutamente secca e inospitale, ma forniva cibo in abbondanza gli aborigeni, naturalmente non senza fatica, anche perché non avevano il concetto di aratura.

Si limitavano a fare un buco nel quale gettare dei semi e poi tornavano a controllare dopo aver memorizzato che quel particolare punto avrebbe potuto fornire del cibo.

I semi, il più delle volte, li mangiavano macinati, a volte dopo averli processati – come già detto- in maniera insolita.

Avevano scoperto ad esempio che il nocciolo del quandong era proteico, ma velenoso appena raccolto dalla pianta.
Tuttavia osservavano i cassowari mangiare quel frutto senza avvelenarsi.
Scoprirono cosi’ empiricamente che il nocciolo, attraversando intero il tratto digerente e intestinale del cassowari perdeva la sua capacita’ di avvelenare, e cosi; andavano a raccogliere le deiezioni di casowari per recuperare i noccioli di quandong e macinarli per la loro alimentazione.

Capite adesso cio’ che vi ho detto all’inizio?

Seguitemi per sapere invece che cosa cucinavano e piantavano i primi europei sbarcati in Australia.

A presto su La Masca in Cucina!

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

62 thoughts on “La cucina dei nativi in Australia, cioe’ coloro che chiamiamo comunemente Aborigeni

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