Sapete che cos’e’ una Masca? E un Servan?

 

Ciao, sono Silvia, e di professione non sono una Masca: sono una “hobbista della vita” (ovvero nullafacente munita di alibi), come dice mio marito, e ospito una Masca in Cucina, e a lei ho intitolato il mio blog di ricette (e non solo).
Ma sapete che cos’e’ una Masca? E un Servan? Tempo al tempo, e lo diro’.

Quando abiti in montagna, e ti piace, in inverno accetti volentieri la neve alla porta e la pala e’  sempre pronta;  se poi per caso sei un po’ pigra, e fai finta di niente, aspetti che a spalare sia un altro di casa, e ti lanci sul tuo alibi: la cucina, il bricolage, la scrittura, lo sci.

Soprattutto, sei abituata alla meraviglia dei luoghi, e a certi eventi al di fuori della norma; si’, perche’ qui, in territorio agropastorale,  la gente, che ha dipeso per secoli dagli agenti atmosferici, e alle stagioni fa ancora caso, e gli elementi naturali li ha quasi antropomorfizzati.

Esistevano un tempo veri e propri riti propiziatori contro gli eventi atmosferici: molte famiglie possedevano una pietra particolare dalla quale staccavano scaglie da lanciare in cielo per spaccare i chicchi di grandine al loro formarsi, altre per scongiurarli lanciavano in aria il pane; la mia vicina possiede un misterioso quadro, che mi ha mostrato una volta sola, con uno sfondo in seta ricamato a mano ed alcuni piccoli frammenti: sostiene siano reliquie di un santo (ma non sa quale) e le espone alla finestra in caso di grandine.
Quando pioveva soltanto, invece, gli anziani se la cavano con una litania: «sul sul sul porta fora el to culur la madona a le nel furn ca fa il pan per nusgnur chi lu sa e chi lu dis la madona è in paradis».

Ma le cose si facevano spesse se c’era il sospetto che in giro ci fosse una Masca, spirito rigorosamente femmina (bell’esempio di emarginazione!), abile a spaventare il prossimo e ad assumere sembianze di animale: le si attribuivano tutti gli eventi negativi della vita quotidiana, dal rovesciarsi dei carri per strada all’andare a male del raccolto, ma anche le malformazioni di un neonato la cui mamma era stata magari guardata da lei o il fatto che, nel silenzio della notte sferzata solo dal vento, al pastore solitario uno dei suoi animali sembrasse parlare; per tramandare il suo potere bastava che stringesse la mano ad un’altra donna, quindi era davvero pericolosa.
In tutto il Piemonte si studiavano rimedi: per non far entrare le Masche in contatto con gli animali, si potevano arroventare le catene della stalla e batterle con un bastone; per tenerle fuori casa, la si poteva circondare con un filo di canapa filato da una ragazza vergine, che non avesse mai prima di allora preso un fuso in mano; per non far impazzire il burro, bastava farlo dal lunedì al giovedì, e non il venerdì e il sabato, giorni di Sabba, aggiungendo un pizzico di sale: l’elenco è lungo e bizzarro, garantisco.

Ma le montagne erano popolate (erano? O forse sono e saranno?) di infinite altre entità soprannaturali, tra cui il Servan, o Servanot, folletto burlone, brutto, piccolo e coi piedi caprini, capace di entrare nelle case attraverso il camino, disturbare le bestie al pascolo o nelle stalle, far suonare le campane fuori orario, mettere in disordine le soffitte: non compiva grosse malefatte, ma la sua femmina poteva, se una mamma lasciava incustodito il neonato, rapirlo per invidia, lasciando nella culla, in cambio, il suo piccolo, molto più brutto: al suo piangere, però -giacché l’umana certo non avrebbe accudito volentieri quel racchio cucciolo di folletto- si sarebbe intenerita e avrebbe probabilmente acconsentito allo scambio, anche se non era certo il caso di fare l’esperimento.

 

Ecco perche’ ho “La Masca in Cucina”… e’ entrata per sbaglio, ma preferisco sapere che c’e’, ed ospitarla di buon grado (anche se ogni tanto mi rovescia lo zucchero) ,piuttosto che aver paura che entri senza invito, mentre inforno la torta, e mi dia una spinta!

 

 

 

42 thoughts on “Sapete che cos’e’ una Masca? E un Servan?

    1. Cara… se viene ogni tanto da te, me ne libero io…
      🙂 dividiamo, dividiamo!

      1. Ps. Simona, stay tuned… stasera sul tardi posto una ricetta specialissima, sul cui sapore garantisco personalmente, scommettendoci la scopa gialla che ho in testa (a cui peraltro tengo di brutto): te la segni e, se amate il genere, e’ perfetta per una cenetta a San Valentino! Altro che regalo… e’ deppiu’ !!!

  1. Molto bello questo articolo … Anche qui sulle montagne dell’alto Piemonte ci sono sempre state credenze legate a personaggi padroni dei boschi e delle campagne, come i folletti, esserini ben dispettosi … Ma delle streghe non ne ho ricordo nei racconti di mio nonno … Molto simili anche i riti che si facevano e che molti fanno ancora per scongiurare i danni della grandine o dei temporali … Qui soprattutto non ci sono le guaritrici … Quelle che tolgono i vermi o colpi di sole o altro ancora che so esserci nel cuneese e in alcune parti della Liguria … Misteri anche quelli …ciao e complimenti ti leggo sempre con molto piacere!

  2. ho trovato per la prima volta il termine “masca” in un libro della Modignani (6 aprile 96), mi sei venuta subito in mente !!! ciao !!!

  3. Qui in Val di Susa (Avigliana) le masche non erano spiritelli ma donne in carne ed ossa che in epoca medioevale venivano isolate dalla comunità ed indicate come vere e prorie streghe perchè, vivendo in luoghi isolati al di fuori della comunità ed a contatto con la natura sapevano carpire tutti i rimedi naturali che la stessa madre terra metteva loro a disposizione. Le leggende del tempo raccontavano che si riunissero nelle notti di luna piena sulla cima del “Monte Cuneo” in un fazzoletto di terra che inspiegabilmente era brullo e privo di arbusti o alberi che ancora oggi prende il nome di Ballo delle Masche.

    1. Caspita, allora come a Triora in provincia di Imperia!
      Molto interessante: grazie mille per queste preziose notizie!

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