Ci beviamo una birra Grimbergen alla Chiesetta di Milano?

 

Virtualmente -perche’ se vi invitassi dal vero, cari Amici, dovrei vendermi la Vespa visto che non ho i 25 lettori che ipotizzava Manzoni, ma arrivo forse anche a 26 e quindi sarebbe onerosissimo-  virtualmente, dicevo, vi chiedo: “Ci facciamo una birra Grimbergen alla Chiesetta di Milano?

In questo periodo “caldo” per Expo 2015 occorrerebbe sdoppiarsi per riuscire a far tutto e gustare ogni evento, e ci si puo’ perfino permettere il lusso di scegliere!

Ieri non ho avuto dubbi, e all’evento della birra Grimbergen ci sono andata di corsa, per quanto per me comportasse una vagonata di chilometri!
Vi rassicuro subito: ho fatto bene.

Immaginate una chiesetta piccola piccola tenuta stretta tra due palazzi piu’ alti, come Pinocchio quando fu portato in prigione dai due gendarmi… immaginate che, nel cuore della ChinaTown Milanese (via Paolo Sarpi e strade limitrofe), la chiesetta abbia sorprendentemente anche un piccolo cortile chiuso da una bella cancellata in ferro battuto… immaginate affreschi gotici capitelli, candele… no, dico: che fate, tirate dritto?
Entrate, accettate una scommessa… ecco: entrate e… ohhhhh!

http://www.grimbergenbeer.com/it/it/#hero

Nella chiesetta dal 2006 c’e’ un bar che serve birra (e non birra qualsiasi, ma signore birre), sangria (quella del priore, ça va sans dire) e una selezione di nequizie, pardon: di chupiti dai nomi unici, a tratti irripetibili, ma di spirito (alcolico ed umoristico insieme).
Sto infatti ancora sorridendo dopo aver letto il menu: si puo’ scegliere un Papa Nero (ma lo prenderei per ultimo visto che e’ foriero -secondo la leggenda- “soltanto” della fine del mondo), ma anche stare su un tranquillo Acqua Santa o spingersi fino a un Confessione; si puo’ decidere per un Alleluja o trasgredire con un Estrema Unzione, sentirsi Adamo, Eva o Pellegrino… ci sono cocktail tranquilli come Lecca Lecca, PamPera e Bounty, e altri che a me tranquilla non lasciano proprio anche solo per il loro nome.
Mi sto ancora interrogando sullo Skettino e sulle possibili implicazioni di un suo incontro con l’ E.T. e il Soffocone… ok, qui mi fermo, perche’ mi viene in mente solo una battuta di Giacobazzi.
Ma avete capito, vero, che e’ un luogo “sveglio” da giovani?
Io infatti mi son trascinata dietro mio figlio, che credo sia gia’ diventato un adepto del luogo.

grimbergen

In ogni caso l’ambiente e’ decisamente carino: vi propongo le foto tratte dalla pagina Fb della Chiesetta, perche’ oggi le condizioni di luce non permettevano al mio cellulare di scattare qualcosa di carino.

E veniamo all’evento della birra Grimbergen.

Noi influencer (e rido quando lo dico, perche’ non mi sono ancora abituata a darmi arie, ne’ mai lo faro’) abbiamo dovuto (cercate di capire la nostra sofferenza, per favore!) assaggiare tre, e dico tre birre d’Abbazia Grimbergen, cercare di divisarne le caratteristiche e abbinarle a dei numeri che davano luogo a una combinazione in grado di aprire un magico forziere.
Qualcuno c’e’ riuscito, altri no, ma alla fine -grazie alla benevolenza di Messer Priore- abbiamo avuto tutti il premio di consolazione!

grimbergen

Dobbiamo alla caparbia dei monaci la possibilita’ di assaggiare le loro birre ancor oggi, perche’ la loro abbazia (fondata nel 1122) venne distrutta per ben tre volte: la prima nel 1142 ad opera dei signori del luogo, la seconda nel 1566 – nell’ambito delle guerre di religione nei Paesi Bassi, quando i calvinisti mal sopportavano il potere cattolico di Filippo II di Spagna- e la terza durante la Rivoluzione Francese.
Fu sempre ricostruita.

grimbergen

Per meglio cogitare, abbiamo indossato il cappuccio del frate priore (si’, proprio quello che e’ un  intenditore) e scritto con una penna d’oca, alla maniera antica.

grimbergen
Inoltre siamo stati costretti (una cosa inaudita, vi assicuro) ad assaggiare degli ottimi panini che si accoppiavano perfettamente alle tre birre degustate (una vergogna!), una wok di verdure e del parmigiano reggiano (incluso quello invecchiato 36 mesi: non so se vi rendete conto dell’estremo affronto) e perfino -udite udite e ditemi se un povero influencer (scusate, lo dico sorridendo) puo’ soffrire cosi’- dei cioccolatini assortiti, e pure tanti.

 

In realta’ e’ stato tutto molto divertente e rilassante.

Le birre d’abbazia, poi, sono la mia passione: la blanche e’ buona, la blonde e’ ottima, ma come sempre a me e’ piaciuta la double ambrée.
Ambrata, oppure rossa, oppure scura forever, per me: vincono sempre sulla bionda!

Ecco… tra le birre industriali e quelle di abbazia c’e’ la stessa differenza che intercorre tra la pasta all’uovo della grande distribuzione e quella fatta in casa: vale la pena di metter le mani in pasta, cosi’ come vale la pena di stappare una Grimbergen.
Farlo in un locale carino, poi, aggiunge tono e colore.

 

33 thoughts on “Ci beviamo una birra Grimbergen alla Chiesetta di Milano?

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