Cheese, e sorridi davvero: una visita alla manifestazione di Bra e allo spazio Occelli

Lo si dice mentre si fa una foto, ma Cheese -la manifestazione internazionale che da 10 anni a Bra (CN) mette in mostra e in assaggio il formaggio proveniente da tutto il mondo- fa davvero sorridere di piacere di fronte al panorama che dischiude: un immenso patrimonio davanti ai tuoi occhi, a disposizione delle tue papille, a tiro di mano e di naso e -perche’ no- di orecchio, se sei disposto ad ascoltare, apprendere e lasciarti incuriosire dalla storia che si cela dietro ogni pezzo di latte che si fa forma.

Le forme del latte e’ infatti il filo conduttore dell’evento e sottolinea mirabilmente il divenire del liquido che, apparentemente uguale a se stesso ovunque, muta in una serie infinita di inimitabili pezzi unici per sapore.

Biodiversita’ e’ la parola che stiamo cercando.

E’ quell’insieme di microclima, qualita’ del terreno, varieta’ della vegetazione, razza degli animali che fa si’ che anche con un identico procedimento non si possa -neppur volendo- creare due forme di formaggio identiche per sapore neppure nelle stessa zona: simili magari si’, perche gli standard di qualita’ e riproducibilita’ della stessa sono una realta’ per i produttori di qualita’, ma uguali mai.
Come riconosci dal sapore di fondo -al primo assaggio- un Dolcetto o un Barolo, cosi’ ti rendi conto che degustandone 10 scoprirai 10 modi diversi di essere e di fare Dolcetto o Barolo.
Cosi’ accade per il formaggio.

A tutte queste sfumature, e a molto altro ancora (ad esempio alle quote latte che a volte soffocano il piccolo produttore), e’ rivolto l’occhio di Slow Food, attento al piccolo produttore e alla sua realta’ e impegnato nella salvaguardia di quel patrimonio culturale immenso rappresentato dalle infinite sfumature del patrimonio agroalimentare tradizionale che costituisce uno dei back ground culturali dell’umanita’: non e’ un caso che il tema di questa Edizione 2015 di Cheese sia la Biodiversita’ e che la manifestazione costituisca a journey to the mountain pastures.

Che cosa sono andati a fare, quindi, i 270 mila visitatori di Cheese?
Per i dettagli, i numeri, gli elenchi cercate tutti gli articoli che stanno uscendo sui giornali e sul sito della manifestazione.
Io vi parlo dell’emozione che c’e’ dietro.
Sono andati a vedere, annusare e assaporare la biodiversita’, a conoscerne tipologie ancora a loro sconosciute, a sfogliare dal vivo quell’immenso catalogo di bonta’ derivante dal latte e dai vari paesi europei ed extraeuropei.
Ho visto sorrisi, ho percepito allegria: adulti tanti, ma anche molti bambini, affascinati dalla trasformazione del latte e da quella varieta’ infinita, insospettabile per loro.

Se in Europa chi dice formaggio spesso intende Francia, l’Italia certo non si sente vassalla in nulla: Bra ci ha parlato di qualita’ elevatissima dalle Alpi alle Isole e di una incredibile ricchezza dell’offerta.
Di piu’: vivo in montagna e posso dirvi con certezza che -anche solo nella mia zona- ci sono formaggi preparati dai contadini per loro uso e consumo che a Cheese non si sono mai visti, pur se la manifestazione ha il grande merito di presentare a tutti anche quei prodotti che ormai le norme europee e nazionali impediscono di commercializzare.
Inimmaginabile e’ il mondo che si cela dietro la parola formaggio.

cheese

 

Ho avuto la fortuna di essere ospite di Beppino Occelli nel suo spazio “Casa Occelli” dove, all’interno di un cortile cittadino, era allestito un ristorante con dehor molto tranquillo e carino.
“Cosi’ poi scrivi qualcosa di bello” era la frase arrivata via mail insieme all’invito.
Sono piccolezze che fanno piacere perche’ sottolineano che stai facendo bene il tuo lavoro di storyteller impegnata nella valorizzazione del territorio.
“Quando incontro Lei son solo cose belle” mi ha detto Beppino appena mi ha vista.
Sara’ la provenienza dalle stesse Vallate Monregalesi o magari sara’ innata gentilezza, ma la sua accoglienza mi sorprende sempre.
Un pochino me l’aspettavo, tanto e’ vero che questa volta gli ho portato il mio romanzo in regalo: e’ il minimo, quando ti invitano e ti trattano come uno di casa.
“Lo vado a metter subito da parte, prima che si perda nella confusione”.
Un segno di attenzione, il riporlo insieme alle sue cose nel retro: non posso garantire a me stessa che la’ non ci fosse il cestino della carta da riciclare, ma diciamo che ho buone speranze che non sia cosi’!

“Sa che la foto che Le ho fatto al Salone del Gusto uscira’, oltre che sul sito giapponese di cui gia’ sa, anche su loro catalogo cartaceo?”
La storia del Giapponese, titolare di un negozio di Tokyo, che mi ha scritto per aver l’autorizzazione a pubblicare sul suo sito una mia foto in cui Beppino lavorava il burro per renderlo morbido perche’lui sembra molto naturale che ci credo che e’ migliore per introdurre i suoi prodotti” ormai e’ nota ai miei pochi lettori (il link e’ QUI per chi e’ curioso di sapere).
Ma c’e’ di piu (scoop!)’: e’ intercorsa una seconda mail, nella quale recentemente mi si chiedeva l’autorizzazione a pubblicare la medesima foto anche sul catalogo cartaceo.
“Dai che e’ la volta che diventiamo davvero famosi” ha chiosato Occelli.
Detto da uno del quale trovi i prodotti ad Appenzeller -patria del formaggio svizzero- a New York e a Tokyo e’ una simpatica battuta: prova tu a partire dai monti di Cuneo con una cesta di formaggi e a diventare famoso nel mondo e poi vediamo!

Prosaicamente: ho uno stomaco anch’io e non mi nutro di sole parole.
Percio’ ho trovato semplicemente divini i taglieri di formaggio che sono stati serviti a me e a #MatteoFalcon  in una tranquilla saletta arredata con mobili anni 30 e deliziosa la carne all’albese con funghi porcini, mentre Matteo era in estasi davanti alla trippa con cialda di formaggio.

Il mio formaggio Occelli preferito?
Non ce l’ho.
In realta’ la questione e’ che non posso citarne uno solo: nella mia personale hit parade ce ne sono 2 (assolutamente esagerati) che si picchiano furiosamente senza spuntarla.
La lotta e’

Occelli® al Malto d’orzo e Whisky VS Occelli® con Frutta e Grappa di Moscato

e non so se avra’ mai un vincitore assoluto.

Osservando il parterre e ascoltando, come faccio sempre da dietro i miei occhiali da sole perche’ sono una collezionista di espressioni, ho notato tra gli invitati non solo degli italiani, ma anche tedeschi e francesi: degustavano e chiacchieravano tranquilli mentre il padrone di casa intratteneva tutti senza risparmiarsi, e nessuno mostrava noia o fretta di andarsene.

Credo sia questo che piace alla gente (oltre ai formaggi, si capisce): il produttore che non sta sul piedistallo, nascosto nel suo ufficio inaccessibile, ma d’ un volto al marchio.
Non e’ un caso unico, quello di Beppino, perche’ alla tv abbiamo visto altri produttori che hanno fatto in prima persona pubblicita’ alla loro azienda.
Ma dal vero capisci meglio se la situazione e’ costruita o no.
E l’impatto personale di Occelli sul pubblico e’ assolutamente genuino (lui sembra molto naturale che ci credo che e’ migliore per introdurre i suoi prodotti) stando a quel che ho notato io: che poi sia lui che il suo staff siano abilissimi a tener alta la qualita’ dell’offerta globale, curando i dettagli dalla cucina dello chef ai taglieri degli assaggi all’arredo dei locali destinati all’evento Cheese e’ altrettanto vero, ci mancherebbe, ma c’e’ della sostanza, come direbbe mia nonna.

Il garbo, la semplicita’, il sorriso costituiscono quel pizzico di understatement o -se volete- di assenza di arroganza che piace.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

30 thoughts on “Cheese, e sorridi davvero: una visita alla manifestazione di Bra e allo spazio Occelli

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