Cesenatico da star al Grand Hotel Da Vinci

 

Ed ecco che dopo tanti anni sono riuscita ad andare sulla Riviera Romagnola: ammetto che non ci ero mai stata in vita mia, per contingenze inesplicabili, che mi hanno portata quasi 40 volte in Austria e in giro per l’Europa, molti mesi in Cina, tre volte in America e mai in Romagna, tanto che in casa era diventato un tormentone il mio “Prima o poi voglio andare a Rimini e a Cesenatico“.

L’occasione, ghiottissima, mi e’ stata servita su un piatto d’argento -ma sul serio- dall’invito a partecipare alla trasmissione Hospitality&Style dell’amica Sara Balsamo, che prevedeva un godurioso soggiorno al Grand Hotel da Vinci di Cesenatico.

Non posso proprio fare a meno di parlarvene, con buona pace di chi mi ha suggerito di postare solo ricette sulle mie pagine: nella mia presunzione, credo di avere un sito piuttosto ricco e vario, con racconti, storia e tradizioni locali e perfino recensioni.
Del resto a me piace scrivere e ai miei quattro Lettori leggermi, e se trovo una fonte di ispirazione non me la lascio scappare a nessun costo.

Quindi, siete pronti per il tour virtuale del Grand Hotel Da Vinci di Cesenatico?

Inizierei col dire che di hotel di lusso ne ho visto qualcuno durante la mia lunga vita (ahime’, ma non mi lamento tutto sommato), ma tra lusso ed eleganza a volte il legame non e’ scontato.

Stile e’ il trait d’union tra le due parole, e se non ce l’hai commetti un errore d’ortografia “visiva”: e’ la stessa differenza che intercorre tra una matrona coperta di abiti firmati, caricata di gioielli come una Madonna in processione, e Audrey Hepburn in tubino nero e filo di perle.
Chiamala, se vuoi, classe.

Versace, in fatto di classe, docet: avevo giusto visto il film su SKY -bellissimo per la ricostruzione degli ambienti e capacita’ di creare atmosfera- e quindi ero ben motivata.
Entrare al Grand Hotel Da Vinci di Cesenatico e’ stato davvero un tuffo tra le Meduse dorate del grande stilista.
Elegante.
Ricco.
Sfarzoso.
Ma tutto con misura, ben calibrato.

L’atrio ricorda le case patrizie romane: dominano il bianco e il nero dei marmi accoppiato all’oro dei mosaici.
Su tutto scintilla il cristallo delle lampade.

Gli spazi sono imponenti, ma del resto mentre uno chalet di charme del Trentino deve farti sussurrare Ohhhh perche’ e’ cozy e caldo -e quindi di necessita’ raccolto- in un Grand Hotel il tuo Ohhhhh deve fare l’eco quando entri.
Lo spazio immenso, ben arredato e accogliente, e’ necessario.

Ho trovato vincente l’isola reception rotonda, che puoi approcciare quindi sia dall’ingresso principale che da quello del parcheggio o dal salone prospicente il giardino.
Molti hotel in giro per il mondo hanno banchi reception lunghi e addossati al muro, ma qui lo spazio c’era e giustamente e’ stata trasformata una necessità -quella della presenza del personale di accoglienza- in una virtu’ scenografica.

Il tallone di Achille di alcune strutture ricettive spesso si rivela essere la fruibilita’ degli spazi comuni.
Tra il poco minimalista e il troppo barocco c’e’ in mezzo la giusta via, cioe’ quella di creare degli angoli salotto che lascino anche un ampio spazio libero per il transito e consentano agli ospiti di chiacchierare in tranquillita’ senza essere uditi (e udire a loro volta le chiacchiere del vicino): le hall affollate di divanetti sono decisamente anti privacy e non ti fanno sentire a tuo agio, ma al Grand Hotel Da Vinci la giusta misura c’e’.
E poi, situato a pochi metri dalla spiaggia, l’hotel offre un ampio spazio conversazione anche nel giardino che- con l’esclusione dei mesi freddi- e’ decisamente fruibil per gran parte dell’anno, visto il clima di Cesenatico, e quindi la necessita’ di sovraffollare l’interno non c’e’.

grand hotel Da Vinci

Il bar e’ strategicamente su un ballatoio rialzato, in modo che l’inevitabile vociare di chi sta sorseggiando un drink non interferisca troppo con la quiete di chi legge il giornale davanti alla vetrata che porta in giardino.
I drink sono all’altezza e-tanto per fare quelli che badano al sodo e al soldo (e credetemi, so che ci bada anche chi puo’ permettersi di frequentare i 5 stelle) gli stuzzichini che accompagnano il calice sono adeguati.
Il barman e’ simpatico e se gli chiedi di fare una foto al tuo gruppo si impegna, scattandone una dall’alto (perche’ dice che sono le migliori), una dal basso (per slanciare e signore) e una tradizionale.
Ora non ridete: la cordialita’ del personale di una struttura e’ fondamentale nell’accoglienza e lo so perche’ avendo lavorato per parecchio tempo come guida turistica mi sono trovata a volte anche ad aver a che fare con gente che grugniva al cliente.

Ho visitato anche le cucine, perche’ in esse abbiamo girato una parte della trasmissione, e vi dico di dormire tra mille guanciali, anche perche’ ho assaggiato i piatti dello chef, anzi, di tre chef (e tra questi c’era anche Alessandro Trovato, in forza proprio al Grand Hotel Da Vinci di Cesenatico) e sono stellati sotto ogni punto di vista.
La sala da pranzo e’ elegante e il buffet della colazione ben curato nei contenuti e molto invitante nell’aspetto: gli argenti, i cristalli, la disposizione della frutta in base alla forma e al colore sono argomenti convincenti cosi’ come la selezione di torte e brioches o i gamberetti cotti al vapore (nulla a che vedere con i gamberetti da barattolo del supermercato).
Anche qui il Maître e’ gentile e sorridente, ma gia’: siamo in Romagna e il carattere delle persone e’ aperto e cordiale.
Per questo ho osato chiedere (su istigazione di mio figlio) dove si trovasse il benzinaio Lugaresi (diventato famoso su youtube per le sue telefonate), perche’ avevo incarico di fargli la foto: ha riso, ma non si e’ scandalizzato o indispettito, semplicemente informandomi che aveva chiuso.
Non deve esser stata nemmeno la prima volta che qualcuno glielo chiedeva!

Parliamo delle camere, e delle suite, cosi’ ci lasciamo il bello alla fine, col giardino.
La gente di solito in vacanza sta in camera il meno possibile e normalmente ad occhi chiusi, ma se e’ stretta e buia, mal congeniata, con l’armadio che scricchiola, il letto duro e spigoloso, il bagno stretto e la doccia che perde, beh, non torna piu’.
Ma e’ chiaro che cosi’ parlando abbiamo descritto una stamberga.
Le camere al Da Vinci hanno armadi che si illuminano, letto fluffy da “tocco e sono gia’ nel mondo dei sogni”, una cupola stellata sul soffitto per accompagnare il sonno, un angolo salottino e il bagno con le greche dorate di Versace che con l’idromassaggio -come si dice- ha il suo bel perche’, specie se puoi uscirne usando le ciabattine (che tanti considerano un optional a cui si puo’ rinuciare, ma non e’ cosi’)
. Come dice l’avvocato ucraino amico di mio figlio “I russi cercano il lusso e se le ciabatte non ci sono, il lusso non c’è”: solo uno stereotipo, ma rende l’idea.
Alla fin fine sono i particolari a decretare l’eleganza: ad esempio il flacone del bagnoschiuma, che invece di avere la solita forma da bottiglino piccolo e anonimo ha l’aspetto del tubo di crema e si differenzia per colore, ma sempre restando in nuance, dal conditioner e dalla body lotion

La suite nella quale si e’ girata una parte della trasmissione e’ gorgeous, come dicono gli americani: vi basti la vasca idromassaggio tonda a pelo del pavimento e davanti a una vetrata.

Ma…

Ma il bello (cioe’ il piu‘ bello) e’ il giardino, con la piscina a sfioramento dalla forma sinuosa, sormontata da un ponticello, contornata di verde.

Ecco, col sole in cielo, il mare all’orizzonte e un gin tonic in mano rischi di credere di essere in paradiso, ma vivo.

E per rispondere alla vostra domanda silenziosa: no, non mi hanno pilotata.
Ho scritto queste cose perche’ ne sono convinta, e siccome mi piace scrivere, l’ho fatto volentieri.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

 

 

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