I canestrelli genovesi e il varo del Rex del 1 agosto 1930 a Sestri

Bisotti: il loro profumo in cucina mette di buon umore tutti e, se ci fate caso, verso l’autunno ci mettiamo tutti al lavoro: Avete mai visto una pubblicita’ natalizia o autunnale senza biscotti, bimbi che pasticciano nella farina e mamme che spargono zucchero?
Questo e’ cio’ di cui la mente e il corpo ha bisogno: rassicurazioni.
Ma io vi voglio proporre con la ricetta anche un racconto vero degli anni 30 che parla del 
REX, famosa nave italiana varata ai Cantieri di Sestri il 1 agosto del 1930, , del re che c’era allora e di un affresco di vita passata.
La mia mamma racconta e credo che ormai solo pochissimi possano ricordare dal vivo questo accadimento.

Avete tempo?

Quattro sono gli ingredienti: ricetta semplicissima, quindi, ma assai insidiosa nella realizzazione, come sto per raccontarvi.
Mia nonna Silvia era sempre un po’ agitata quando li doveva preparare e mi raccontava spesso, mentre li mangiavo, come vanno preparati e come li preparo’ quella volta che mia mamma era piccola e…

 
“- Mamma, posso fare i canestrelletti con te?
 
E ti me gh’amanchi anche ti ancoe. Sci, va ben, vegni. (E mi ci manchi anche tu, oggi. Si’, va bene: vieni)
 
Quel giorno era stato in salita fin dal mattino e adesso era ritardo -ma grande- per preparare i canestrelli per il giorno dopo: non aveva mai trascorso una domenica senza canestreletti e moscato e non intendeva cominciare proprio quella volta, con la suocera a pranzo.
Faceva un caldo matto gia’ al mattino, ma suo marito era in giro con il camion -e con i tempi che correvano non si poteva certo dire di no solo perché era sabato- cosi’ aveva deciso di accompagnare lei stessa le bambine a vedere il varo della nave più grande e più bella che fosse mai stata costruita nei Cantieri di Sestri.
Dal suo poggiolo all’ultimo piano di via Galliano, su in cima al viale e a ridosso del Monte Gazzo, avrebbero potuto vedere tutto bene e al fresco, ma viene il Re -aveva detto Emilio- e le bambine devono vedere lui e la regina Elena e tutte le gran dame che ci saranno per l’occorrenza.
Adesso che era tornata a casa, sudatissima e trafelata,  ammetteva di sentirsi contenta di essere andata, perché alle figlie le era piaciuto vedere il Rex che scivolava in mare, sentire la banda che suonava e intravedere il re.
-Ma quanto e’ piccolo per essere un re – aveva detto Maria, la figlia di 10 anni.
Stanni sitta, che nu se dixe cusci au re. (stai zitta, che non si dice cosi’ al re) Il re e’ il re e non si guarda quanto e’ alto.
 
La sorpresa era scattata quando il bello era terminato e il caldo del pomeriggio stava cominciando a diventare insopportabile, quel 1 agosto del 1931.
Silvia si era girata indietro per tornare a casa su in cima al viale, in quella casa cosi’ fresca perche’ esposta all’aria da tre lati, e si era accorta che il treno che trasportava i reali occupava tutto il binario proprio dietro i cantieri e quindi finché Vittorio Emanuele III la regina Elena non avessero deciso di andarsene, lei e le sue figlie non avrebbero potuto attraversare e rientrare.
Si era fatto così pomeriggio inoltrato e adesso bisognava preparare in fretta i canestrelli, di corsa e accaldate.
 
– Sai Giselda, sono solo quattro ingredienti, ma sono difficili perché non stanno mai insieme, perché devono riposare prima di essere lavorati e perché devono riposare prima di essere mangiati.
Sentirai che profumo, ma non vanno mangiati appena sfornati perche’ allora sembrano asciutti.
Invece se li chiudi nella scatola di latta e li mangi il giorno dopo si sente il burro che rinviene.
E alua niatri i mettemmu inte quella scattua che toe puae u l’ha portou a casa dai Dufour (e allora noi li mettimao in quella scatola di latta che tuo papa’ ha portato a casa dai Dufour.)
Prendi la bilancia che tanto ti insegno bene i numeri, cosi’ quando vai a scuola sei gia’ asperta, che la matematica si impara in tanti modi e non basta mai.
 
Allora: per fare i canestreletti c’e la regola del 3-2-1.
 
Tre etti di farina
due etti di burro di quello buono
un etto di zucchero.
e  poi ci sono 2 uova, ma solo il rosso, che si chiama tuorlo.
E un po’ di farina in piu’ per tenere insieme tutto se la regola del 3-2-1 non basta per via del caldo, perche’ le regole ci sono, ma a volte l’esperienza ti fa fare diverso e le mandi tutte a gambe all’aria.
 
Hai capito?
 
Giselda, 4 anni appena, annuiva.
 
– E non si può sgarrare se no fai solo dei biscotti normali e non dei canestrelletti.
Adesso li pesiamo e poi ci occupiamo delle uova.
Prendi 2 tazze e vieni a vedere dal lavandino: vedi?
Picchio un uovo alla volta sul bordo du lavellu, lo apro e metto in una tazza il bianco -che poi lo useremo per qualcos’altro- e nell’altra il rosso.
Ora vieni che tiro fuori la tavola da impastare
 
– Mamma, ma posso impastare io?
 
– No, guarda: siccome siamo in ritardo e poi è la prima volta che mi aiuti, impasto io perché come ti ho detto sono solo quattro ingredienti, ma è difficile farli stare assieme perché liquido ce n’e’ poco.
Ci vuole pazienza e impastare piano piano la farina mescolata allo zucchero e il burro a pezzettini e quando comincia a diventare una cosa più uniforme ci aggiungi i due rossi d’uovo e poi lavori.
Subito sembra che non venga niente e si sbriciola tutto in giro, ma poi piano piano sta insieme.
Devi raccogliere le freguggie, cioe’ le briciole, insomma i fretueli di pasta che si spargono e metterli assieme al resto e vedrai che alla fine viene un impasto un po’ granuloso, ma che sta assieme.
Vedi?
E il bello è che se sei nervosa e vuoi fare presto non ci riesci, perché è una cosa che va fatta con calma e senza sudare, perché altrimenti sciogli troppo il burro con le mani.
 …
canestrelli
 …
-Ma da grande saro’ capace?
 
Se ti stae atenta sci.
Quando vedi che sta tutto assieme devi fermarti subito perché altrimenti sciogli di nuovo troppo il burro: a questo punto prendi la palla di pasta e la sbatti contro l’asse da impastare 1,2,3,4 volte finché vedi che sembra più uniforme.
Ecco, cosi’: adesso la infiliamo inte na cupetta, una tazza da caffelatte, e la mettiamo al fresco nella ghiacciaia.
Ancun d’asae (meno male) che tuo papa’ col suo lavoro guadagna bene e ha comprato la giasea (la ghiacciaia), perché altrimenti d’estate i canestrelli non li potevamo fare.
 
La bambina stava prendendo dei piccoli pezzetti di impasto e se li portava alla bocca di nascosto: ma che buoni!
 
Ciantila li’ (smettila)  subito di mangiarteli, perché altrimenti poi non ne avremo abbastanza e domani quando viene tua nonna facciamo una brutta figura.
 
La nonna sarebbe arrivata da Parodi Ligure carica di vino, di uova, di frutta e soprattutto col moscato nel quale pucciare i canestreletti.
In casa la guardavano sempre male quando partiva per andare dalla nuora: secondo loro le portava troppi regali ed era faticoso trasportare quella roba prima in corriera e poi sul treno, ma alla fin fine forse erano solo gelosi del fatto che le volesse cosi’ bene.
Dopo un’oretta Silvia andò a riprendere l’impasto, richiamo’ alla bambina -che ne frattempo si era probabilmente dimenticata dei canestrelli- dicendo:
 
-Vieni, che adesso mi puoi aiutare sul serio.
Stendiamo un velo di farina sulla tavola e adesso prendiamo dei piccoli pezzi di pasta e li tiriamo col canelletto (mattarello) piccolo: grandi come un pugno, mi raccomando, e spessi un pochino meno di un dito dei tuoi.
Poi con questa formine a fiore tu mi fai canestrelli.
Va bene?
Mi raccomando: non dobbiamo tirare la pasta troppo sottile e non dobbiamo cercare di farne troppi alla volta perché se schiacci troppo la pasta sull’asse poi non riesci a staccare i canestrelli o a metterli nel tegame.
Si fanno uno alla volta e poi si impastano di nuovo gli avanzi.
Intanto io accendo il forno: per fortuna va sulla tacca medio e non forte, perche’ belan, solo una matta che abita all’ultimo piano e ha tante finestre puoi accendere il forno al 1 agosto!
Ah , una cosa: se si staccano bene dallo stampino li puoi mettere da sola qui nel tegame che ho unto bene di burro, ma se vedi che restano attaccati alla tavola, chiamami perche’ li stacco io col coltello.
Tu non li toccare, capíu?
 
La bambina stava facendo i canestrelli e si divertiva molto a mangiare il pallino centrale che risultava come avanzo dallo stampino.
 
– Lascia stare quelle balette (palline) perché si possono tenere e rimpastare tutte assieme: con tutte quelle ci vengono degli altri canestreletti.
Ma ti sembra che ti devi mangiare tutto l’impasto crudo?
Oltretutto con quello che costano le uova e lo zucchero e il burro?
E poi ti fa male!
 
Insomma: con tanto lavoro, rimpastando gli avanzi, i canestrelli erano pronti da infornare, ben allineati e distanziati nelle varie teglie.
 
– Adesso li mettiamo nel forno e bisognerà che tu stia qua davanti, attenta, a guardarli perché non devono venire scuri come i biscotti, altrimenti diventano biscotti normali e non sono più canestrelli e  tutto questo lavoro sarebbe inutile.
I canestreletti devono essere pallidi, perché sono fatti con le margherite e devono avere il colore delle margherite.”
canestrelli
 
Questo è quello che mi raccontava sempre mia nonna quando mangiavo i canestrelli che faceva lei e che secondo me erano, e sono ancora, la cosa più buona del mondo. Mi raccontava sempre di quella volta che li aveva preparati nelle condizioni più difficili, ma che erano rimasti così buoni che a saperlo prima gli avrebbe portati al re il giorno del varo del Rex.
Io vi diro’ che oggi ho provato a mettere nella planetaria gli ingredienti (prima farina, zucchero e burro e poi i tuorli, quando il burro e’ scomparso nella farina) e poi li ho fatti riposare in frigo e cotti per 11 minuti nel mio forno a 180 gradi sulla carta forno.
Ma a parte le innovazioni tecnologiche, la ricetta e’ sempre la stessa e anche la scatola di latta e’ ancora quella del 1931!
Silvia, #storytellerdiCuneo

8 thoughts on “I canestrelli genovesi e il varo del Rex del 1 agosto 1930 a Sestri

  1. Io mi sono commossa. Il tuo post conferma il mio pensiero: i biscotti, quelli ” veri “, non sono solo biscotti.
    Ciao.

    1. Si si, sono piu’ che biscotti, perche’ il solo profumo ti scatena mille ricordi.
      Grazie di avermi scritto: e’ un onore ricevere commenti cosi’

  2. Molto buoni i tuoi canestrelli, si vede che hai molta esperienza!
    Anche molto bello il racconto che ci fai. Chissà se tua nonna oltre al re e alla regina avrà visto anche mio nonno: lui era corazziere e seguiva sempre la famiglia reale nei suoi viaggi; mia mamma è vissuta per tanti anni al Quirinale (noi lo chiamavamo palazzo reale), dove c’erano gli appartamentini del personale di servizio.

    1. Che vita interessante quella dei tuoi nonni: chissa’ quanti episodi di storia quotidiana “spicciola” dei reali hanno vissuto, di quella che poi non e’ stata mai riportata sui libri!
      Spero te ne abbiano raccontati tanti e un pochino ti invidio.
      Se tuo nonno era cosi’ alto da essere corazziere, mia nonna lo avra’ visto di sicuro perche’ spiccava in mezzo ala folla, tanto piu’ accanto a VE III che era piccolino.
      Il mio nonno paterno invece era granatiere: grande e grosso anche lui!
      Guarda se il mondo non e’ davvero piccolo… che bello, sono davvero felice che tu mi abbia scritto.
      Grazie mille!

  3. non potevi saperlo, ma il bisnonno di mio marito era comandante del Rex . A casa ho il suo servizio da té e da caffé, col monogramma- e non ti nascondo che se avessimo avuto un figlio maschio la tentazione di chiamarlo col suo nome l’avevo avuta, solo per potergli passare l’argenteria personale :-):-)
    Quindi, ho letto con particolare commozione questo tuo post che, come sempre, mi riporta un pezzo di casa, nelle atmosfere, nei ricordi, in quella intimità che sai creare in modo vero ed immediato. E il resto lo han fatto i canestrelletti….
    Grazie di cuore!

  4. I read this paragraph completely about the difference of most recent and preceding technologies, it’s remarkable article.

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