Al Caffe’ UP di Umberto Palermo per uno slow living di stampo italiano

Cari Amici,

immagino abbiate notato che e’ cambiato il modo di stare a tavola negli ultimi Cinquant’anni e ora non basta piu’ che si mangi qualcosa di buono (anche se ovviamente il sapore e la qualita’ fanno la parte del leone), ne’ che lo si mangi ben arrangiato nel piatto, ma occorre anche che l’ambiente sia gradevole e rilassante, che appaghi l’occhio essendo interessante ma non chiassoso, che gratifichi la vanita’ che alberga in ognuno di noi (racconto agli amici-selfie-foto/del/piatto-Instagram/Facebook/Twitter e tutto cio’ che sappiamo che ormai si fa a tavola, che Monsignor Della Casa ci perdoni) e soprattutto dia spazio alla voglia di volersi bene (quella che ci fa dire “Lavoro come un mulo e questo allora lo devo a me stesso): insomma, il detto piemontese “mangé ‘mpressa, ma mangé bin” e’ stato sorpassato dall’emozionalita’ del consumare il cibo e questa e’ prima cosa che mi ha colpito quando ho visitato il Caffe’ UP di Umberto Palermo a Moncalieri (TO).

Caffe UP

Sapete che sono una storyteller che tenta di raccontarvi cio’ che c’e’ dietro a un luogo, un piatto, un prodotto, quindi mettetevi comodi cosi’ faremo insieme un tour virtuale nel locale.

Faccio solo una premessa: noto -una volta di più- quanto sia bizzarra la nostra memoria: entrando al Caffe’ UP mi sono resa conto che circa un anno prima, in una delle tante riviste di arredamento e cucina che compro quasi al chilo per restare aggiornata e poi sfoglio in velocita’, ero stata catturata da un articolo in cui si parlava di un designer brillante (creatore di prestigiose supercar) che stava restaurando un edificio industriale in Piemonte per farne uno spazio food molto interessante: bene, avevo catalogato la cosa nell’elenco dei must do, riproponendomi di andare a visitare il posto appena fosse stato pronto, anche perche’ il curriculum del suo creatore era notevole.
Ma poi me ne ero dimenticata, persa nelle mie faccenduole da piccola foodwriter di provincia.
Tuttavia niente si accantona per sempre e tutto e’ diligentemente riposto nei cassettini del nostro cervello, ed ecco che appena entrata ho riconosciuto Umberto Palermo e il locale e ho immediatamente notato che la mia impressione di outstanding location era valida.

caffè UP

Il Caffe’ UP alberga (si’ proprio come uno spirito, perche’ e’ cosi’ curato nei particolari da sembrare vivo) in una vecchia vetreria dell’immediato interland torinese, a Moncalieri.
Da sempre trovo bellissimo che si  dia nuova vita agli edifici industriali altrimenti destinati all’oblio, in primis perchè costruire il nuovo quando c’e’ del vecchio da recuperare e’ uno degli sprechi piu’ grossi dell’era moderna e in secundis perche’ il fascino di quei luoghi e’ grande: parafrasando una notissima canzone direi e tra quei muri quanta vita che e’ passata/ e quanta che ne passerà.

caffè UP

Le pareti di mattoni e gli scarichi dell’aria e i cavi che passano dentro i tubi a vista che riecheggiano quelli veri della vetreria sono l’ambientazione naturale dei pezzi vintage esposti qua e la’: ci sta benissimo la Vespa rossa, testimonial nel mondo dell’Italia della ripresa post bellica, ci sta la bilancia da negozio di alimentari che tutti noi (quasi tutti: diciamo noi 40/50enni) abbiamo visto da piccoli quando facevamo la spesa con la mamma, ci stanno a meraviglia i tavolini realizzati coi rocchetti avvolgicavo (ho sempre sognato di averne uno in giardino, chiamatemi strana) e sono bellissime le insegne da vecchia drogheria recanti la scritta pasta, olio… sono rassicuranti, rilassanti, piacevoli, perche’ ci riportano a cose viste quando eravamo in crescita (noi stessi e l’economia italiana) e sembrava che nulla potesse colpirci.
Un tocco elegante sono anche i cartelloni col menu scritto a mano dalla bella grafia di Maria Rao.

Non voglio pero’ fuorviarvi, perche’ il concept del locale e’ assolutamente moderno: i pezzi di cui vi parlo sono la decorazione di un’idea funzionale che prevede isole attorno alle quali mangiare al piano terra, con vista sul giardino e possibilita’ di accomodarsi anche ai tavolini, mentre chi cucina e prepara i piatti e’ al centro dell’isola, come dovrebbe essere visto che e’ l’artefice.
Poi, se piace cio’ che si e’ mangiato, si puo’ far provvista di materie prime nell’attigua zona shopping e nella cantina e chiudere il cerchio a casa: dalla dispensa alla tavola alla dispensa di casa nostra.

Personalmente trovo le cucine a vista o almeno la zona impiattamento di esse, il quid in piu’ di un locale, in quanto cio’ che mangiamo ha una storia che inizia si’ nel campo o nel mare o in una stalla, ma prosegue in cucina ed e’ li’ dove si crea il valore aggiunto che arriva sul nostro tavolo: poter vedere e annusare in corso d’opera cio’ che mangiamo fa parte di quella esperienza sensoriale che e’ diventato anche un semplice piatto di pasta.
Ricordate cio’ che si diceva parecchi anni fa?
“Se entri in certe cucine poi non mangi piu'”… beh, una fortunata trasmissione tv ci ha costruito, appunto, la sua fortuna, ma questo al Caffe’ UP non puo’ succedere.
Certo, non e’ l’unico locale in Italia con questo tipo di offerta, ma ad esempio non fa parte di una catena: e’ un pezzo singolo, e quindi curato come un figlio unico il cui padre e’ presente e non solo ogni tanto alla sera.
Basta osservare la divisa del maître o quella del personale di sala per rendersene conto.

caffe' UP

Volendovi proporre un tour virtuale direi di iniziare dal giardino, dove accanto all’area relax ben provvista di chaise longue all’ombra degli alberi ci sono i tavolini e gli ombrelloni .

caffè UP

Da qui si puo’ accedere alla zona bar e gustare la colazione (il buffet dei croissant e’ in grado di corrompere con il suo aspetto anche i piu’ accaniti sostenitori di un espresso forte e nero e via) e poi proseguire nella zona succhi e frullati che si ispirano alla tradizione siciliana.

Li’ accanto un simpatico carretto per granite, immediato rimando alla Sicilia, mette subito di buon umore: nessuno resiste -credo- all’idea di farcisi fotografare dietro!

La sala nel frattempo si e’ aperta in un salone grande con le isole (alle quali a brevissimo si aggiungera’ quella del sushi), ma c’e’ anche la possibilita’ di organizzare un pranzo in una zona piu’ raccolta o al piano superiore, dotato di due luminosissime aree pranzo provviste di postazione cooking show, proprio perche’ la cucina e’ anche spettacolo.

Volete sapere della cucina dello chef Giancarlo Picarreta?
Su di lui basta anche solo dire che e’ istruttore di ICIF da almeno 10 anni dopo aver lavorato nelle cucine di mezzo mondo ed aver partecipato agli Expo di Giappone e Spagna; aggiungiamoci che ha aperto una sede della scuola a Shanghai ed abbiamo inquadrato il personaggio.

giancarlo picarreta

L’impronta siciliana del locale non e’ assolutamente smentita dai fatti, dal menu ai disegni delle piastrelle (che ricordano quelle della dominazione moresca e spagnola nell’isola) e la cucina deliziosa, ricca e varia della Trinacria fa la parte del leone.

caffè UP

Personalmente, essendo ospite del Tour Educational di Nergi, ho assaggiato tre piatti a tema: sono state ottime e fini interpretazioni di grandi classici col il tocco insolito del baby kiwi del Saluzzese (ma non dispero di poter anche ampliare le mie conoscenze sul menu in un prossimo futuro).

Riso venere con coulis di Nergi e gambero
Arrosto con cipolle e Nergi caramellati
Millefoglie classica con frutta fresca (tra cui il Nergi)

Piatti eleganti ed equilibrati i sapori, bella la presentazione e quindi -un commento per tutti- vi parlero’ della millefoglie: e’ usata e spesso abusata, ma non e’ per niente facile da fare bene!
Normalmente non la amo, perche’ spesso risulta pesante, appiccicosa o -peggio- con la parte in sfoglia dura che non si puo’ aggredire con la forchetta.
Ecco, questa era leggera, friabile, assemblata al momento, un piatto alla volta.
Se sono i particolari che danno l’eleganza, con una millefoglie cosi’ la cucina del Caffe’ UP ha raggiunto il top.

Concludo con alcuni “estratti” del pensiero di Umberto Palermo, quelli che mi hanno colpita di piu’.

Il locale e’ nato come caffe’ letterario e propone in calendario da subito eventi musicali, teatrali e di incontro: il titolare, che disegna dall’auto al piccolo elettrodomestico, ritiene che “guida un’automobile è lo stesso che guida una bicicletta, beve un caffè o legge un libro. Il mio intento è quello di soddisfare le esigenze dell’uomo a 360 gradi per migliorarne lo stile di vita”

Tutto cio’, secondo il suo parere, va fatto con i tempi necessari: un buffet per una colazione d’affari in giardino verra’ trovato pronto dagli ospiti nelle sue linee essenziali, ma molti piatti mancheranno alla vista d’insieme perche’ saranno preparati al momento (e’ impossibile fare un risotto in anticipo, ad esempio)

Nel locale si puo’ fare colazione, pranzare, cenare e consumare anche semplicemente un piatto.
Ma un buon hamburger richiede tempo, e se fatto con le materie prime migliori avra’ un costo un pochino superiore a quello del fast food che utilizza prodotti pre elaborati.

Il pesce sara’ fresco e quindi seguira’ la stagionalita’.

Un piatto da cucinarsi al momento avra’ logicamente dei tempi di attesa legati alla preparazione, ma sara’ servito comunque nel piu’ breve tempo possibile.

Nessuno vi mandera’ via se, dopo pranzo o dopo cena, vi accomoderete sulle chaise longue in giardino (non le avevate dimenticate per caso, vero?)

Che dire… da provare, no?

caffè UP

 

 

 

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