Com’e’ stato partecipare al Trofeo Vergani Ballotta?

Vi diro’ due parole sul Trofeo Vergani Ballotta adesso che e’ passata una settimana: riguardo al prima e alle ricette del mio chef  ho gia’ parlato nei due articoli che troverete seguendo QUESTO link; per sapere tutto sul vincitore dell’ edizione 2016 – la provincia di Treviso con Martino, Tommaso e Andrea e una gelatina di prosciutto e le sue briciole, con cremoso di carciofo e pelle di baccalà – vi rimanderei invece all’articolo della collega Gabriella che era abbinata a quella squadra, perche’ chi meglio di lei potrebbe parlarvene?

 

gabriella pravato

Veniamo a cio’ che concerne me, food blogger fortunata per esser stata scelta da Aifb come una delle 7 voci narranti dell’evento: che sensazione e’ partecipare in abbinamento a un ristorante, decidere con la cucina una ricetta e raccontarla, fotografarla, seguirla fino al suo debutto in societa’?

Entusiasmante: basta una sola parola, e devo -ancora una volta- citarvi il film Mulan della Disney: Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti.

Lo dico a ragion veduta perche’ l’inizio e’ stato per me leggermente in salita, pur senza che alcuno avesse colpe: sono arrivata all’appuntamento con Cesare Tombolato il giorno prima della grande serata e lui aveva avuto un contrattempo che lo aveva costretto ad andare via.
Un buon motivo, intendiamoci.
Ma se tu una persona non la conosci, ti fai mille domande e sapendo che generalmente gli chef non hanno particolare simpatia per i food blogger (e’ anche comprensibile a volte) per qualche millisecondo mi sono detta Ahia.

Invece… invece no!

Quando ci siamo incontrati, sia Cesare che il fratello Raffaele si sono dimostrati subito gentilissimi e disponibili ed erano davvero contenti che io fossi li’ per fotografare e raccontare.

La parte piu’ carina (e divertente, per me) e’ stata quando mi hanno fatta sedere in un tavolo in fondo alla sala e ho assaggiato i vari piatti del Menu dell’Aia (strepitoso, secondo me), mentre mi facevano domande sul sapore, il sale, l’impiattamento: mi sentivo tanto Antoine Ego, il critico di Ratatouille, pero’ meno arcigno e feroce (spero).
Mi stavano chiedendo un parere sul serio -e non per sfottere- e prendevano in serissima considerazione cio’ che io rispondevo: fa impressione, garantisco.

Quindi STEP 1 della nascita difficile del fiore (qui interpretato dall’armonia della squadra) COMPLETED.

A questo punto potreste pensare che da qui in avanti sia stata, per tutti, discesa-discesa-discesa.

E invece no, perche’ giusto nello stesso istante in cui con le altre sei colleghe e Anna Maria Pellegrino (Presidente di Aifb) sono arrivata all’ Osteria La Ballotta si e’ messo a piovere, ma non piovere un po’ o magari parecchio: era una pioggia tale che se Noe’ fosse stato vivo avrebbe approntato l’ Arca 2.0.

Niente e’ piu’ frustrante che attendere persone per una bella festa con cibo e vino all’aperto e ricevere una doccia scozzese del genere, accompagnata da tuoni fortissimi.
Eppure tutti i partecipanti non si sono persi d’animo ne’ hanno smarrito il sorriso.

La Ballotta e’ abituata agli imprevisti, perche’ oltre alla copertura standard sono stati approntati in un attimo teli e gazebi anti Giove pluvio, con un andirivieni frenetico, ma ordinato, di persone che posizionavano sempre nuovi ripari.
E gli chef -anzi no, come li chiama l’ Accademia Italian della Cucina i cuochi erano imperturbabili.

Dalle loro mani sono usciti ravioli ripieni di seppie, risotti al Recioto, sarde in saor, polpette di gallina e tutti gli altri piatti che hanno costituito il ricchissimo menu di 21 proposte del territorio, come previsto e senza tentennamenti, alla faccia di una paio di cucine e un forno che non volevano saperne di funzionare con quella poggia: non un maltagliato in meno, non un baccala’ in piu’.

La professionalita’ la vedi nei dettagli: cucinare per tanta gente in situazioni precarie quali possono essere la cucina da campo e la poggia battente richiede sangue freddo e organizzazione.
E non e’ mancato nulla, dalla trepidazione pre-evento, quella che faceva pensare a tutti “Mamma mia, con quest’acqua e questo freddo arrivera’ il pubblico oppure no?” ai sorrisi di chi cucinava e serviva spiegando a tutti i piatti senza stancarsi e senza risparmiarsi.

Atmosfera rilassata, insomma, da riunione in tavernetta?
Si’ e no: ho visto sicuramente armonia e amicizia tra le varie brigate, applausi ai vincitori e scenette improvvisate come cori da stadio, ma ho notato anche tensione durante la preparazione e l’impiattamento della portata che avrebbe dovuto essere valutata dalla giuria di esperti, cioe’ il piatto di riciclo.
Sei un ristoratore noto, notissimo nella tua zona, con una clientela stabile, folta e felice, eppure senti la gara e sei teso mentre impiatti proprio quella creazione: questo e’ segno che ami il tuo lavoro, non dai nulla per scontato, ci tieni a ben figurare e non ti consideri mai abbastanza arrivato.

E’ cosi’ che dovrebbe essere nella vita: chi troppo si valuta e crede di essere al top non migliora piu’ e alla fine resta indietro.

Cosa mi ha colpita, quindi?
L’agitazione di uno chef che non avrei mai immaginato potesse provarne (non faccio nomi perche’ non era abbinato a me) e l’aria da scolaretto davanti alla maestra che aveva quel chiacchierone di Cesare Tombolato!
L’ho visto spiegare il suo bellissimo piatto di riciclo (polpetta all’ortica e gallina padovana della domenica con la sua salsa) come se recitasse Addio monti sorgenti dall’acque… emozionante.

cesare tombolato

Non sono pecche, non sono macchie: ci indicano , anzi, persone vere e non montate.

Mancava solo il battesimo del pubblico: i Veneti son gente tosta, perche’ sono arrivati a frotte anche sotto il diluvio, con tanta voglia di assaggiare tutto.
E’ piaciuto moltissimo il piatto di riciclo dei Tombolato: quella polpetta di gallina della domenica e ortiche sul chutney di mele allo zafferano e’ in effetti un mix di gusti favoloso, e la coscia di anatra al vino rosso con le ciliegie? Ottima.

L’emozione che ho provato sentendo parecchie persone segnalare agli amici Mangia i maltagliati con la faraona, che z’e una cosa buonissima non la posso descrivere.
L’arancia la z’e’ un tocco de classe!
Capite?
Il piatto che ho pensato assieme a Cesare e Raffaele era oggetto di commenti ultra positivi e veniva additato come una cosa assolutamente da provare.
La mia aggiunta di scorza di arancia funzionava!

STEP 2 della nascita difficile del fiore (qui interpretato dalla soddisfazione personale e dal successo della squadra)… COMPLETED!

cesare tombolato

E poi la magnum che ci hanno omaggiato… parliamone!

trofeo vergani

E’ stato bello essere con le colleghe e dare un volto ai nomi del web!

Grazie a Cesare e Raffaele Tombolato (si’, mi avete invitata a tornare a trovarvi e tornero’, prometto!) e grazie – in ordine sparso- ad Anna Maria, Erica, Marianna, Gabriella, Cinzia Francesca, Tanya, La Ballotta e tutti coloro che hanno decretato il successo della manifestazione.

Queste sono le cose che ti fanno amare il tuo lavoro di storyteller perche’ sono proprio quelle che ti danno la spinta necessaria per passare dalla mera cronaca da comunicato stampa al racconto di un’emozione.
Credo che tutte le amiche che erano al Trofeo Vergani Ballotta la pensino come me, perche’ sorridevano come se non ci fosse un domani.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

 

 

 

 

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