Alluvione Genova di nuovo sommersa: io ricordo quelle del 1970 del 1992

 

(foto di repertorio tratta da rete)

Alluvione e Genova di nuovo sommersa: Coraggio compaesani, forza!

Con le lacrime agli occhi vedo la mia citta’ natale ancora straziata, sommersa, in pericolo: quante ne abbiamo visto, tu ed io, dalla lontana alluvione del 1970, cara Genova!
Non mollare, stai solo attenta, e riprenditi, fiera Repubblica Marinara!

Cari Amici,
fa sempre male vedere certe immagini, e se riguardano la tua citta’ anche di piu’.
ovunque io sia ed abiti, resto sempre e comunque fierissimamente Genovese, ed e’ a Genova che penso oggi.
Dal 1970, quando facevo le elementari, ad oggi, quante volte l’alluvione l’ha colpita!

Ricordo com’e’ andata quel giorno di ottobre del ’70; la mattina volevo andare a scuola, ma diluviava da paura, a Sestri Ponente.
Mio papa’ era preoccupato, perche’ via Giordano, in leggera discesa, era un fiume in piena.
Io volevo andare a scuola lo stesso e piangevo, perche’ adoravo la mia maestra (secchioncella, all’epoca), ma papa’ telefono’ all’Anita Garibaldi e una bidella rispose che non si poteva nemmeno entrare: lei era li’ perche’ era arrivata molto tempo prima, ma il piazzale di Villa Rossi, antistante la scuola, adesso era diventato un lago.
Restammo a casa, e anche mia mamma -insegnante alle scuole medie Dante Alighieri, rinuncio’ ad andare, col permesso telefonico del Preside.
Verso le 11 la mamma decise di andare a fare un po’ di spesa, in “previsione dl maltempo” ( 😀 ) ed usci’ velocemente, ma poi non tornava, non tornava, e mio papa’ usci’ a cercarla, incontrandola sul Pontinetto, il ponticello sul torrente Cantarena di Sestri, che non riusciva a risalirlo coi sacchetti della spesa: era andata da Mario Cavo, il macellaio, e dalla Millin, la storica verduriera dei veri Sestresi.
L’acqua la spingeva giu’ dalla salitina del Pontinetto e rischiava di travolgerla, ma alla fine insieme a mio padre risali’ la corrente ed arrivo’ a casa.
Non uscimmo piu’ per alcuni giorni, credo due, forse tre.

Poi tornai a scuola, e la maestra ci fece fare un tema: “Tristi giornate per i Genovesi”.
Ci misi tutta me stessa, scrissi ben due coppiette (come si chiavano allora), cioe’ le famose 8 facciate, descrivendo cio’ che sapevo dell’alluvione e cioe’ che avevo letto sui giornali, meritando 10 e lode e facendo commuovere la maestra e la Direttrice Didattica.
Si’, ero secchiona, decisamente!

In ogni caso quello fu il mio primo incontro con i fenomeni naturali volenti: in precedenza non immaginavo nemmeno che la pioggia potesse causare quel macello.

Papa’ mi porto’ poi in via Fiume, e mi fece vedere il livello del fango sui palazzi di Brignole (ricordo che il segno in facciata resto’ visibile per anni), poi a Voltri, dove i negozianti vendevano le merci rovinate, e fui colpita dalla tristezza che vedevo: la parola alluvione mi piaceva sempre meno.

Chiesi di comprare qualcosa per aiutare, pagando coi miei soldini, che avevo nella borsetta rossa a tracolla.
Mia mamma mi aiuto’ a scegliere un basco scozzese con pom pom, che indossai con molta fierezza per tutto l’anno scolastico, perche’ mi ricordava di aver dato il mio contributo: 200 lire.

E’ incredibile: lo ricordo come fosse oggi, e sono passati cosi’ tanti anni!

La seconda volta che ebbi a che fare con l’alluvione fu il 26 settembre 1992, quando nacque mio figlio.

All’epoca abitavo a Varazze, ed avendo delle piccole fitte gia’ la seradel 25, al mattino alle 6 ho telefonato all’ostetrica, che mi ha consigliato di ricoverarmi a Genova, dove operavano il mio medico e lei.

Matteo nacque alle 12 del 26 settembre, e dopo circa un’ora e alle 15 i miei vennero a vederlo.
Nel frattempo, in mattinata aveva iniziato a piovere fortissimo.
Quando i miei genitori uscirono dalla mia stanza per tornare a Sestri, trovarono la citta’ gia’ mezza bloccata in direzione Ovest, e mio papa’ decise di andare a prendere l’autostrada a Nervi.

Se mio figlio avesse tardato, forse non avrei nemmeno potuto raggiungere l’ospedale, vista la situazione!

Fecero coda anche li’, e in una cunetta della strada la sua vecchia Ritmo, compagna di oltre 200.000 km di viaggi di lavoro e vacanze in famiglia, si riempi’ d’acqua, perche’ ormai la carrozzeria aveva le sue pecche.

A casa nostra si cita sempre la frase di mia zia, seduta sul sedile posteriore: “Ma Gianni, mi g’ho u cu a bagnu!” mentre lui le rispondeva: “Nu di de belinate”

La zia aveva effettivamente il di dietro a mollo, e la Ritmo, arrivata incolume e fortunosamente a casa, fu poi rottamata a favore di una nuova Alfa 33.
Quel 26 settembre inizio’ la seconda grave alluvione genovese che io ricordi.

Mio marito verso sera ando’ a comprare un orsetto bianco per Matteo (era il mio desiderio, appena fosse nato) e torno’ indietro prima che via Luccoli, dove sapeva che c’era un negozio fornitissimo di Trudi, diventasse impraticabile.

Che dirvi… ero triste per Genova e felice per il mio meraviglioso bambino, e per entrambe le ragion quella giornata mi ‘ rimasta scolpita in testa.

Coraggio, Genova, tira fuori la Superba che e’ in te.