Accoglienza al superlativo per #FeelHyogo al fuori Expo del Giappone

 

“Sono contento che siate intervenuti e mi scuso se vi ringrazio da una pedana cosi’ alta” (Toshizo Ido, governatore della provincia di Hyogo, Giappone): mi piace iniziare cosi’, con un distillato di senso di accoglienza, il mio racconto del bellissimo pomeriggio di full immersion nella cultura e nel cibo giapponese al quale ho avuto il privilegio di partecipare a Milano il 17 luglio scorso al 32esimo piano del Palazzo Pirelli in occasione dell’evento organizzato come fuori Expo.

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Il motivo e’ semplice: in quella frase e’ racchiusa tutta la cultura dell’ospitalita’ nipponica, quella che insieme all’eleganza e all’attenzione per i piu’ piccoli dettagli ha reso #FeelHyogo #TasteOfJapan un evento splendido.

Vorrei raccontarti qualcosa (tutto sarebbe davvero tanto) e non tanto dei singoli prodotti che ho conosciuto e assaggiato (per quelli c’e’ il sito in rete della prefettura di Hyogo), ma dell’atmosfera della giornata, perche’ quella la conosce solo chi c’era.

Faccio solo un breve inciso prima di continuare per spiegare il motivo che mi lega a livello affettivo e personale al Giappone.

Ai tempi (eravamo alla fine degli anni ’70) in cui internet non era nemmeno in mente dei e le immagini dei paesi lontani ti arrivavano scarse e rarefatte attraverso i documentari tv e i depliants che recuperavi in agenzia turistica, andavano di moda gli amici di penna, coi quali scambiavi lettere, cartoline e, se eri fortunato, qualche visita: ne avevo in Svezia, in Scozia e –appunto- in Giappone.

Ancor oggi, in omaggio alla promessa che ci siamo fatte, Kumiko ed io siamo in contatto (attualmente via mail, ma ti diro’ che attendere la lettera, aprirla e scoprire che dentro c’erano cartoline, fotografie, adesivi e segnalibri era mlto piu’ bello) e, anche se i chilometri in mezzo sono tanti, ci siamo incontrate tre volte: due in Italia e una ad Hadano (a sud di Tokyo) dove ho trascorso una bellissima vacanza con mio marito e mio figlio piccolo nel 1999, vivendo in casa di Kumiko e Akira, il marito, mentre Matteo e la piccola Izumi giocavano assieme senza minimamente capirsi e la cosa funzionava lo stesso.

Ho imparato tante cose, tante sfumature in quei 15 giorni che custodisco ancor oggi come un tesoro: chissa’ che non ci si incontri ancora!

Quindi partecipare a #FellHyogo #TasteOfJapan per me e’ stato come fare un piccolo viaggio a ritroso nel tempo e ricordare tante parole, tanti gesti che avevo imparati in un mondo affascinante.

Ma veniamo a noi.

Arrivi su al 32 esimo e ti colpisce la vista superlativa di una Milano per una volta piccola piccola, ma sterminata (intravedi perfino l’arcangelo sulla cupola del San Raffaele e ti stupisci della visibilita’ nonostante i 38 gradi di temperatura e l’umidita’ non certo bassissima).

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Ma e’ un attimo: adesso hai tante cose da vedere per cui Milano resta in disparte a far da sfondo, e la riguarderai solo prima di scendere, perche’ salire sul Pirellone non e’ cosa da tutti i giorni e quindi ogni cosa va memorizzata bene.

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Tanti piccoli stand si affollano all’ingresso del salone per presentare le eccellenze gastronomiche della Prefettura di Hyogo: alghe nori, che ti vengono proposte come snack, sottili e croccanti , fagioli neri di soia Tambaguro nella triplice versione dolce, arrostita/salata e lessati, farina di riso per ogni utilizzo a cominciare da una sponge cake sofficissima, la cipolla dolce dell’isola di Awaji, il polpo rosso che due cuochi stanno trasformando in fumanti polpette da consumare col brodo e poi sake, tanto sake.

Cosi’ scopri che si fa presto a dire sake, ma in realta’ ce n’e’ di tanti tipi, dal piu’ dolce al piu’ secco.

Se avevi il dubbio che la lingua potesse costituire una barriera, ti tranquillizzi subito: ogni stand e’ supportato da un interprete.
Vuoi una brochure?
Te ne danno 10, insieme ad infiniti assaggi di tutto cio’ che cattura la tua curiosita’ e agli immancabili (e deliziosi) pupazzetti-mascotte: riuscirai ad esimerti dall’ appendere alla borsa il piccolo polpo rosso cosi’ carino? Non ci contare, perche’ hai gia’ perso la battaglia!

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L’ entusiasmo, che e’ l’ingrediente segreto di ogni impresa ben riuscita, abbonda: lo vedi che chi e’ li’ a rappresentare il suo paese raccontando un prodotto o una ditta ci crede ed e’ assolutamente fiero di cio’ che sta facendo e si prodiga perche’ tu abbia la migliore impressione possibile.

Tu, nel frattempo, ti senti un privilegiato perche’ ci sei, e per quanto gli intervenuti siano numerosi, fai sempre parte di un ristretto gruppo di persone che possono vedere, assaggiare, toccare, chiedere informazioni: questo e’ il valore aggiunto che fa scattare il tuo entusiasmo.

E poi, guardare solo non basta, ed ecco che si propongono assaggi da Eden:

–  7 meravigliosi cioccolatini d’autore del Maestro Susumu Koyama: CLICCA SULLA FOTO qui sotto e troverai il mio articolo con tutti i dettagli, e ti invito a leggere perche’ scoprirai un mondo nuovo a tema cioccolato

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– niente meno che Sua Maesta’ la Carne di Kobe, con un sushi sorprendente (lo sapevi che il sushi puo’ essere anche di carne?).

Il cooking show sulla Carne di Kobe e’ interessantissimo per la maestria e la manualita’ dello chef, che massaggia con la senape ogni singolo pezzo, da’ forma al supporto di riso sul quale si posera’ la carne, spiegando che al centro va fatto un piccolo incavo col pollice, in modo che in bocca il mattoncino di riso si frantumi e avvolga la carne.

Il resto lo fa l’eccellenza della carne stessa, la cui particolarita’ e’ quella di essere percorsa da un reticolo sottilissimo di grasso che si scioglie letteralmente in bocca alle basse temperature.
Dire che tutti lo gradiscono e’ ancora poco: alcuni fanno il bis e perfino il tris (non faccio nomi, ma mi sento coinvolta): non capita tutti i giorni di essere serviti dai camerieri di Peck, tra l’altro.

Il tempo passa e non te ne accorgi perche’ stai assistendo allo spettacolo di tamburi giapponesi (c’e’ piu’ lavoro di bicipiti e avambracci li’ che in tre ore di palestra) e osservando i costumi tipici.

Non pensare al folklore e basta: c’era anche un’interessante presentazione delle peculiarita’ turistiche della Hyogo Prefecture (non solo prodotti enogastronomici, ma tante terme famose), cui seguono i discorsi delle autorita’, nei quali tu cerchi di isolare quelle quattro parole di Giapponese che sai e ti dici che dovresti proprio studiarlo (e che meno male invece che c’e’ un interprete che parla l’italiano quasi meglio di te), e per finire la bella CERIMONIA DI APERTURA DEL BARILE DI SAKE: Se vuoi vedere il video della clicca

QUI

Ecco che ti rendi conto che sono 4 ore e mezza che sei lassu’ al 32esimo e non te ne eri nemmeno accorto!
A questo punto il brindisi della staffa col sake va fatto, specie in quei deliziosi bicchieri quadrati in lacca rossa e nera!

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Dimmi che non ti ha sfiorato nemmeno per un secondo l’idea di volertene portare uno a casa per ricordo e non ci credero’ mai.

Ma non si puo’ fare, dai, come si fa?
Quasi quasi potresti chiedere se te ne vendono uno per ricordo…

Prima che tu ti ponga il quesito, e contemporaneamente ti senta in colpa per averlo pensato, e cerchi di scusarti davanti a te stesso dicendo che non l’hai pensato veramente, compare un cameriere che ti offre un sacchettino trasparente con laccetti rossi.
“Mi scusi, a che cosa serve?”
“A portare a casa il bicchiere, signora”

Questo si chiama prevenire ogni desiderio dell’ospite ed e’ qualcosa in cui i Giapponesi sono maestri: lo so perche’ l’ho vissuto ad Atsugi, quando Harue e Hideo, i genitori di Kumiko, mi hanno portata nella meravigliosa fabbrica di porcellane Noritake e mentre i miei occhi non sapevano dove posarsi esattamente mi hanno detto “Scegli per te quello che vuoi!”

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E’ un evento delle meraviglie, dal quale non vorresti mai scendere perche’ lassu’ al 32esimo ti senti un po’ come la cicogna simbolo della Prefettura di Hyogo: felice di volare.
Ma devi andare: sotto, all’ingresso, c’e’ una fila di circa 100 persone invitate che aspetta da 45 minuti che qualcuno dei convitati lasci la sala: lo hanno appena detto gli organizzatori con grande preoccupazione, appellandosi alla cortesia degli ospiti.

Ti senti in colpa e anche se la piccola lezione di calligrafia ti attira, visto che e’ tardi approfittane per andartene cedendo il posto a chi e’ arrivato dopo!

Un ultimo sguardo all’insieme variopinto di persone, due saluti agli amici, un estremo assaggio di nori da stipare nel sacchetto insieme a tutto cio’ che ti hanno regalato, qualche foto al panorama (adesso si’ che diventa importante, perche’ stai per scendere e chissa’ quando avrai di nuovo l’occasione di essere lassu’) e giu’ con l’ascensore fino al mondo dei comuni mortali.
In coda riconosci degli amici, li rassicuri che quell’attesa sara’ ben ricompensata e poi li guardi con un po’ di sufficienza e gli occhi di chi, intanto, ha gia’ visto tutto lui.
“Sono sceso per farti salire, ma sappi che se non fossi tu, non lo avrei fatto” lo pensi di sicuro, come fanno i bambini quando a malincuore devono cedere qualcosa.

Quando si e’ contenti si ritorna sempre un po’ bambini.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

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