Il mio intervento (e non solo) al convegno nel quale abbiamo parlato di sprechi alimentari e di packaging intelligente per limitarli a Expo Milano 2015

 

Cari Amici,

il 18 settembre scorso sono stata invitata a partecipare attivamente, con un mio intervento, alla conferenza “La cultura della protezione e sostenibilità – Facciamo luce sul ruolo del packaging nella lotta agli sprechi alimentari” che si e’ tenuta a Expo Milano 2015 in Cascina Triulza con il coordinamento di Fabrizio Bellavista, fondatore di Expopportunity: chi conosce Expo sa che Cascina Triulza e’ proprio in centro, nel cuore di Expo, a meta’ circa del decumano.

packaging

Il valore simbolico della sua locazione geografica non va -a parer mio-  sottovalutato: mi piace pensare che si sia scelto un punto centrale per parlare di un argomento centralissimo (o cosi’ dovrebbe essere in un mondo sempre piu’ sovrappopolato e sempre piu’ diviso tra l’occidentale sovralimentazione e la poverta’ della stessa nei paesi in via di sviluppo) e cioe’ lo spreco di alimenti derivante da trasporto in precarie condizioni e cattiva conservazione.

Il convegno era promosso da Gifasp con la partecipazione dell’Istituto Italiano Imballaggio e del CONAI e si e’ avvalso -tra gli altri- dei contributi illustri di Emilio Albertini, presidente Gifasp; Piero Capodieci, membro CdA Conai; Marco Sachet, direttore dell’Istituto Italiano Imballaggio: ne cito soltanto tre, e non certo per fare uno sgarbo a qualcuno o stabilire una gerarchia tra i presenti, ma perche’ per questi dettagli ci sono i comunicati stampa che sicuramente troverete sul sito di Gifasp.
A me importa soprattutto, in quanto piccola -piccolissima- opinion leader, non fare un elenco di personalita’, ma portarvi in casa l’idea che si e’ formata nel convegno, il TAKE HOME MESSAGE che ognuno dovrebbe sempre mettersi in tasca prima di lasciare un luogo nel quale ha assistito ad uno scambio di opinioni.

Prima di entrare nei dettagli vorrei anche dirvi che cosa ci facevo io a una conferenza di quel calibro.
Ebbene, per qualche ragione (imponderabile, se volete) qualcuno ha viaggiato qui su La Masca in Cucina e ha trovato una persona che forse poteva esprimersi sull’argomento sprechi dal punto di vista dell’utente finale (chiamarlo consumatore suona male e infatti durante il convegno e’ stato definito fruitore, perche’ le risorse alimentari sono un bene nobile del quale si ha il privilegio di avvalersi).
Cosi’ mi e’ stato richiesto di portare la mia voce di environment conscious person: vivo in montagna, uso spesso prodotti a chilometri zero, cucino a bassa temperatura sia a legna che sottovuoto, per fare la spesa faccio a volte 16 km quindi sto attenta a cio’ che compro per non sprecare tempo e denaro.
Inoltre vedo le cose dal punto di vista di chi l’imballaggio che puo’ limitare gli sprechi lo ha tra le mani e non di chi lo produce.

C’e’ un’idea di base, comunque, che accomuna sia il produttore  di imballaggio per alimenti che il fruitore dello stesso: la confezione che aumenta la vita e l’integrita’ del cibo in esso contenuta -senza pregiudizio per la salute umana- e’ BENE.

Sareste stupiti, cari Amici, nel constatare quanto cibo vada sprecato ogni giorno, in Italia e nel mondo, e non solo perche’ lo abbiamo dimenticato in frigo oltre la sua data di scadenza: stiamo parlando di cibo che “si perde” letteralmente tra la produzione e la distribuzione, cioe’ prima ancora che noi lo vediamo nello scaffale del negozio!
Prima di raccontarvi per sommi capi gli argomenti trattati, inserendo qua e la’ le mie opinioni, Vi sottopongo una tabella desunta dai dati della FAO:

Alimenti in kg annui per persona EUROPA / NORDAMERICA AFRICA SUBSAHARIANA
   
Produzione

900

460

Perdite   nella distribuzione

280/300

120/170

Perdite annue per famiglia in Italia dovute cattiva conservazione domestica

27 (annui cioe’ circa 585 euro a famiglia)

 

 

Nella sola Italia circa 4000 tonnellate di alimenti freschi sono buttati via ogni giorno (dati Adoc), ma se esaminate la tabella vedrete che la situazione non cambia nei paesi in via di sviluppo.
La buona conservazione la propiziano tre grandi fattori:

  • imballaggio adeguato
  • metodi di conservazione (catena del freddo ad esempio)
  • velocita’ di trasporto ed efficienza termica dello stesso

Il primo passo quindi contro gli sprechi alimentari e’ il controllo della filiera del packaging, della quale l’ultimo step e’ il consumatore consapevole.

Allo stato attuale in Europa gli imballaggi destinati a contenere prodotti alimentari sono pari al 50% della produzione totale dei packaging a base di cellulosa, con un tasso di idoneita’ al riciclo molto alto (80%).
Va segnalato subito come utilizzare  imballaggi a base cellulosica non significhi automaticamente deforestare senza criterio, come spesso e’ nello stereotipo: ci sono paesi -leader nella produzione di imballaggi- in cui (e da molti anni gli svedesi hanno parecchio da insegnarci sull’argomento) si ripiantano per legge piu’ alberi di quelli che sono stati tagliati.

In Italia ed Europa si e’ molto attenti ai materiali da imballaggio, perche’ la prima parola da associare ad essi e’ SOSTENIBILITA: carta e cartone lo sono e ad essi si affiancano alluminio e vetro.

  • In diversi Paesi europei si sostiene l’uso dei barattoli in alluminio quale strumento di maggiore garanzia di conservazione del cibo e di maggior resistenza durante il trasporto.
  • In Italia si sostiene anche da tempo l’uso del vetro ogni volta che sia possibile, perche’ offre assenza di reazioni chimiche tra contenuto e contenitore, trasparenza e impermeabilità ai raggi ultravioletti.
  • Slow Food insieme con il Politecnico di Torino redatto alcune Linee Guida per la progettazione sostenibile degli imballaggi alimentari, i cui primi destinatari sono stati 1300 piccoli produttori. Nel 2010 e’ stato anche istituito il primo “Premio per il miglior eco-packaging dei Presidi Slow Food”.

Nei  Paesi in via di sviluppo la semplice sostituzione delle cassette di plastica con equivalenti più resistenti e riutilizzabili in metallo salva da sola il 10-15% del cibo vegetale trasportato nei luoghi in cui sono state recepite le campagne di sensibilizzazione nei confronti dell’utente finale sull’uso di materiali maggiormente resistenti alle sollecitazioni del trasporto sulle lunghe distanze.
Ma molto c’e’ ancora da fare.

Restringiamo il campo all’Italia.

Le ditte produttrici di imballaggi si stanno sempre piu’ impegnando a fornire

PACKAGING SOSTENIBILI PER L’AMBIENTE se dopo il primo utilizzo non li si puo’ impiegare ulteriormente tra le pareti domestiche (devono essere non inquinanti, non tossici, riciclabili)

PACKAGING SOSTENIBILI PER IL PRODOTTO (non devono alterarsi a causa dei materiali con cui sono fatti, ma questo e’ normale buonsenso)

PACKAGING CHE FAVORISCANO LA BUONA CONSERVAZIONE: sono spesso anche innovativi, perche’ la ricerca aiuta la buona conservazione, come dimostrano gli incarti speciali per i salumi o le vaschette per le carni o la carta della focaccia che non fa affiorare l’unto all’esterno e non drena polvere e umidita’ all’interno.

PACKAGING ADEGUATI al prodotto sia per qualita’ del materiale che per quantita’ del medesimo (non piu’ materiale di quello che occorre e possibilmente un materiale solo, in modo da favorire il conferimento in caso non si possa riutilizzare il contenitore.
Sotto questo ultimo aspetto personalmente (come fruitore e non come produttore/distributore di alimenti, che comunque “deve vendere” e quindi anche piacere esteticamente) ritengo che ci sia margine per migliorare ancora.
In particolare mi riferisco agli imballaggi di taluni formaggi spalmabili e alle confezioni per dolciumi destinati ai bambini, che spesso tendono a sovrabbondare con plastica e cartone per abbellire il prodotto).

Sugli argomenti di cui sopra la voce era unanime: bello, vero?

Chiaramente il problema era visto al 90% dalla parte del PRODUTTORE E DISTRIBUTORE di imballaggi.

Noi, FRUITORI, che cosa possiamo dire e fare ancora?

Ci viene offerto il miglior packaging possibile -probabilmente- per ogni prodotto, e credetemi che dietro c’e’ lo studio di fior di ingegneri e fisici e architetti: non possiamo modificarlo, ma possiamo sicuramente scegliere tra un packaging e l’altro in maniera oculata e far si’ che il nostro feedback indirizzi le ditte produttrici nell’ottimizzazione.

E’ qui che sono entrata in gioco io (giuro, non lo dico per strafare): ho fatto un pochino l’avvocato del diavolo, portando -come persona che e’ al mondo e osserva prima di acquistare- la mia voce di fruitore.
E’ una responsabilita’ e vi assicuro che ho studiato parecchio prima di parlare, prendendo appunti e facendo ricerche, e adesso -se vorrete- vi diro’ il mio pensiero.

Ho parlato di SPRECHI in generale: sprechi di alimenti e sprechi di packaging.

La parola d’ordine e’ EQUILIBRIO.

A proporre il packaging piu’ idoneo ci pensa il produttore.
Tuttavia il fruitore respnsabile deve anche scegliere tra i vari packaging proposti quello che piu’ si adatta alle sue esigenze e alla sua etica, cercando quindi di avere un occhio di riguardo per il riuso del packaging e, se questo non e’ possibile, per il riciclo.

Il fruitore dovrebbe anche e soprattutto razionalizzare il suo modo di fare acquisti e conservare le derrate in modo da ridurre la mole di cibo che andra’ buttato via, considerata anche la spesa di carburante e il tempo impiegato.

Posso anticiparvi che mentre parlavo osservavo la platea e ho visto moltissimi volti interessati, a tratti divertiti (faccio sempre esempi concreti che riguardano la mia vita in montagna e di solito piacciono) e tante, tante teste che annuivano, il che mi conforta parecchio (e mi lusinga, ça va sans dire!).
C’e’ stata anche una dissonanza e ve ne parlero’ piu’ sotto.

Premessa: Nel mio caso, vivendo in montagna, ho un occhio particolare nei confronti della stagionalita’ dei prodotti.
Il prodotto di stagione e possibilmente a chilometri zero ha alcuni innegabili vantaggi:

  • si conserva meglio perche’ ha trascorso meno giorni di vita tra la produzione e l’arrivo sulla tavola
  • spesso deve essere imballato meno perche’ il tragitto che deve fare e’ minore
  • non e’ stato conservato in celle che ne arrestano la maturazione in modo traumatico (se si tratta di un prodotto ortofrutticolo): avrete notato anche voi, immagino, che la frutta a volte passa dall’essere acerba all’essere marcia in brevissimo tempo a causa di una conservazione forzata
  • incide meno sui costi globali perche’ non arriva, con dispendio di carburante, dall’altro capo del mondo

Quali accogimenti adottare per la nostra scelta del cibo in relazione al suo packaging? 

  • Per i prodotti confezionati spesso la scelta tra un prodotto e l’altro puo’ esser dettata da una questione di EQUILIBRIO tra le quantita’ di cui si ha bisogno e il come vengono confezionate, cioe’ tra la quantita’ di contenuto e quella di confezione che serve per avvolgerlo correttamente e deve poi essere smaltita.
  • Per i prodotti sfusi e freschi (ad esempio il raccolto dell’orto) e’ necessario mettere in pratica le principali tecniche di conservazione: sottoli e sottaceti, essicazione, conserve e composte, congelamento, sottovuoto, salagione.
  • Per i prodotti sfusi a lunga conservazione naturale (come l’olio o il vino o le farine) giova conservare al fresco, sempre in luoghi puliti e dove non batta la luce diretta del sole.

Va da se’ che il prodotto fresco sfuso ammalorato puo’ essere smaltito abbastanza semplicemente -di solito con l’umido- mentre ben diversamente accade quando il prodotto e’ confezionato; in questo caso il packaging diventa invasivo per l’ambiente e quindi ridurne le quantita’ rappresenta un dovere.

FACCIAMO DUE CALCOLI FACILI 

Facendo l’ esempio di un cubo di latodi cibo confezionato, supponiamo di dividere il lato a meta’: affettando con un simbolico coltello otterremo 8 confezioni.
Facendo i conti verificheremmo che la la superficie di carta necessaria per il confezionamento totale di tutti quanti raddoppia.
Quindi se suddividiamo un cubo da 1 litro di volume in 8 pacchetti da 125 ml ci ritroviamo con il doppio della carta necessaria per incartarli tutti.

In quest’ottica varrebbe la pena di interrogarsi sui costi globali delle cialde per il caffe’ rispetto al pacchetto da 250 grammi di caffe’ macinato.

Da qui si puo’ partire per razionalizzare gli acquisti a seconda del fabbisogno familiare: e’ inutile comprare piu’ confezioni di latte da mezzo litro in una famiglia di quattro persone, visto che il litro si consuma facilmente entro la scadenza.

Nel Nord Europa, dove si consuma piu’ latte e le famiglie hanno in media piu’ figli che in Italia, esistono addirittura le confezioni da 2 litri.

Per contro, il single che acquista la confezione di panna liquida fresca da 250 ml e ne consuma meta’ puo’ trovarsi a scoprire una incredibile coltura batterica nel pacchetto irrancidito, lasciato aperto nel frigo per alcuni giorni: per questa persona sono forse necessarie le confezioni monodose da buffet della colazione.

E’ illuminante l’esempio del costo di una bottiglietta d’acqua minerale in Autogrill: e’ molto conveniente acquistare la bottiglia da 1.5 l rispetto a quelle da 0.5 e da 0.75 l.
E’ un buon modo per disincentivare l’acquisto di tre bottigliette in luogo di una sola grande quando si fa un viaggio lungo: si avrebbe alla fine 1/3 di plastica in piu’ da conferire e soprattutto si avrebbero 3 tappi invece di uno.

In questo senso sono da considerare nemici degli sprechi e amici dell’ambiente quei datori di lavoro (anch’essi fruitori finali di un prodotto come noi singoli) che installano nei loro corridoi per i dipendenti i distributori d’acqua dotati di boccione in luogo delle macchinette caricate con le bottigliette.

Quando parlavo di nota dissonante mi riferivo all’intervento nel quale e’ stato detto (piu’ o meno velatamente) che se si sta troppo attenti a ridurre gli imballaggi si puo’ arrivare alla chiusura di alcune ditte che li producono.
Ritengo che questa affermazione, sebbene legittima da parte di un rappresentante dell’industria dell’imballaggio che deve pensare, almeno nel breve periodo, a “tenere in piedi” la sua azienda in termini di prodotto e lavoro, non sia “sostenibile” (in tutti i sensi del termine) perche’ va salvaguardato il bene globale della Terra.
Penso anche che le ditte che si sentono in qualche modo toccate da questo problema dovrebbero pensare a investire in studi e tecnologia
 ed essere in questo aiutate da uno stato che decida di erogare denaro non solo in assistenza, ma anche in salvaguardia dei posti di lavoro.

E quindi il mio TAKE HOME MESSAGE qual e’?

LE 4 R: RIDUCI, RAZIONALIZZA, RIUSA, RICICLA

Vediamo in dettaglio:

RAZIONALIZZA E RIDUCI

Ottimizzare gli acquisti: adeguare le dimensioni delle confezioni acquistate alle esigenze reali della famiglia!

  • utilizzare il congelatore per conservare il surplus acquistato perche’ in offerta conveniente
  • acquistare una quantita’ ingente in confezione unica ogni volta che sa di avere il tempo di processarla tutta insieme. Esempio: se il sacco da 2.5 kg di fagiolini e’ in offerta, lo si compra perche’ conviene anche in termini di ridotto packaging e poi si confeziona una torta salata da consumare subito e un paio da surgelare impegnarsi nella corretta conservazione degli alimenti stoccandoli subito appena li acquista senza lasciarli fuori frigo, in macchina al sole, nell’ ingresso di casa nei sacchetti per parecchie ore
  • seguire le istruzioni riportate sul packaging o quelle del buonsenso se la merce e’ sfusa
  • conservare la merce sfusa in contenitori igienici e richiudibili gia’ utilizzati in precedenza invece di acquistare nuovi contenitori o barattoli
  • acquistare ogni volta che sia possibile prodotti freschi e al taglio da banco, perche’ la conservazione e’ migliore in quanto sono stati appena tagliati, a differenza ad esempio di un salume in vaschetta sotto atmosfera protetta, che e’ stato imbustato parecchi giorni in precedenza
  • travasare in contenitori ermetici quelle merci che, distribuite in sacchetti sigillati, deperiscono con l’umidita’ o possono diventare ricettacolo per larve di insetti e moscerini (pasta biologica, farina, riso ad esempio)
  • accertarsi in sede di acquisto di un prodotto che la richiusura del packaging sia semplice anche in caso il contenuto non si utilizzi tutto in un colpo solo (il packaging deve consentire una richiusura acconcia alla necessita’ e alla corretta conservazione)

 

RIUTILIZZA E RICICLA

Attenzione perche’ le due parole non si equivalgono!

  • prediligere i prodotti con packaging ecologico, sostenibile, riciclabile, richiudibile, riutilizzabile per altri scopi (yogurt nel vetro ad esempio, o vaschette di formaggio perfettamente richiudibili)
  • scegliere, se non possono essere riutilizzati, packaging di carta e cartone, sicuramente meno impattanti sull’ambiente della plastica.
  • Avere sempre, a prescindere da tutto, un occhio di riguardo per l’ambiente

RICICLO E RIUSO NON SONO EQUIVALENTI IN TERMINI DI COSTO SOCIALE

RICICLARE: va bene se il costo dell’operazione non e’ elevato, ma molto spesso lo e’.

Un esempio estremo di riciclaggio intelligente: ai tempi dell’Austerity (anni 70) dai sacchetti di plastica si ricavavano matasse di strisce che lavorate all’uncinetto creavano cestini contenitore e sporte per la spesa.
Ora i sacchetti in plastica stanno scomparendo del tutto, ma abbiamo quantita’ elevate di vasche, vaschette e barattoli che vengono buttati via.

Vanno a finire nella raccolta differenziata (se il cittadino e’ responsabile), ma il costo sociale del riciclo in termini di conferimento, energia per il processo, produzione di un nuovo contenitore sua distribuzione non e’ certo da sottovalutare.

Esempio attuale: si trovano in commercio barattoli in vetro con coperchietto in plastica floscia, inadatti ad esser sigillati sottovuoto, che spesso vengono buttati via perche’ e’ impossibile collezionarli tutti, oppure vaschette che sarebbero perfette come contenitori di piccoli oggetti in un cassetto, ma hanno un coperchietto sottile in plastica che si spacca facilmente e quindi ne pregiudica l’uso prolungato.

RIUTILIZZARE:  e’ socialmente ed economicamente etico il riutilizzo di un packaging per usi domestici anche differenti da quell ooriginale (classico esempio: la vaschetta del gelato, riciclabile per la surgelazione domestica di verdure)

Il produttore di packaging, e chi li acquista per distribuire il proprio prodotto, dovrebbero -secondo me- proporre confezioni riutilizzabili ed incentivarne l’acquisto, riducendo ad esempio il prezzo finale rispetto di quello di una confezione a perdere e anche a quello di una riciclabile.

TAKE HOME MESSAGE

RIDUCI

RAZIONALIZZA

RIUTILIZZA

RICICLA

Grazie per l’attenzione che mi avete dedicato.

Silvia, #storytellerdiCuneo

 

 

 

 

 

24 thoughts on “Il mio intervento (e non solo) al convegno nel quale abbiamo parlato di sprechi alimentari e di packaging intelligente per limitarli a Expo Milano 2015

  1. Ma adesso и urgente che si favoriscano azioni per la prevenzione degli sprechi, e che la nuova normativa si doti di obiettivi chiari e verificabili».

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