Festa della Donna e donne in gamba del Cuneese

 

A tutte le donne, innanzitutto, auguri.

E’ l’ 8 Marzo: accettiamo i fiori e gli auguri a noi rivolti OGGI, care Signore, per la nostra Festa, ma ricordiamoci di pretendere rispetto SEMPRE.

Diritti sul lavoro, diritto all’istruzione, diritti delle madri… e’ tutto più o meno acquisito nel nostro mondo, ma al di fuori di esso ci sono mutilazioni, lapidazioni ed altre leggi barbare, imposte dagli uomini alle donne, oggi, come se fosse ancora Medioevo.
Questo porterebbe il discorso lontano, e non è il mio scopo: vorrei invece raccontare di donne cuneesi in gamba che in un passato ormai remoto hanno fatto davvero molto per le donne del Piemonte, di allora e di oggi.

Perche’… femministe in modo sterile e campanilista non serve: attive e’ meglio, e ogni momento storico e’ buono per far qualcosa nella giusta direzione.

Monregalese, Rosa Govone fondò a Mondovì, nel lontano 1780, la prima scuola femminile del Piemonte, nella quale le fanciulle, soprattutto delle classi disagiate, potessero imparare un mestiere lecito, ad esempio la tessitura, con cui mantenersi in caso di bisogno. Non è poco, se si considera che il diritto all’istruzione obbligatoria, che dobbiamo alla lungimiranza un altro cuneese, Michele Coppino, di Alba, ministro del governo italiano, è soltanto del 1877.
Sul duplice fronte dei più elementari diritti delle donne comuni e delle carcerate si battè poi, dal 1814, Madame Colbert, marchesa di Barolo, che nella Torino della Restaurazione e delle repressioni dei moti carbonari fondò una scuola per ragazze povere a Borgo Dora ed un Ospedaletto per bambine disabili e si fece inoltre aprire le carceri femminili, dove si adoperò per migliorare ciò che vedeva terribile, come processi lenti, scarse norme igieniche, alcool, mancanza di istruzione: divenuta Sovrintendente del Carcere Femminile delle “Forzate”, scrisse un regolamento che sottopose all’approvazione delle stesse detenute, per le quali aprì anche un “Rifugio” nel quale, una volta libere, potessero incominciare una nuova vita, accumulando anche risparmi che venivano custoditi per loro dall’Istituto. Nobile, ma non con la puzza sotto il naso, direi.

Non è poco, se si considera che le donne che mostravano carattere qui nelle campagne venivano spesso etichettate come “masche”… non proprio streghe, ma comunque spiriti inquieti e pericolosi, in grado di trasformarsi in animali e disturbare il prossimo con cattiverie e dispetti, come far andare a male il raccolto o far ammalare gli animali.
Superstizione ed ignoranza son sempre andate a braccetto in tutte le epoche ed in ogni paese. Proprio ieri, poiché mi lamentavo del mio ginocchio, sempre foriero di grane e rogne, la mia vicina mi ha citato un proverbio secondo il quale negli anni bisestili “le donne e le capre hanno la peste“, e a volte anche negli anni normali. E rideva.

Che dire?

L’accostamento ovo-caprino non e’ dei piu’ felici… ma auguri lo stesso!

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