230 anni di Carpano a Torino con Branca

Fatti portare dalla mamma
all’ora del vermouth…

Se il Gianni nazionale fosse vissuto nell’Ottocento a Torino avrebbe forse modulato cosi’ la sua canzone e il vermouth sarebbe stato il Carpano, di cui ricorreva ieri il 230esimo anniversario, festeggiato come si conviene presso Eataly a Torino -sede della storica fabbrica- alla presenza del conte Niccolo’ Branca e di altri personaggi che hanno narrato la storia del famoso prodotto.
Portare e non mandare, notate bene, perche’ in quegli anni una signorina di buona famiglia non sarebbe mai entrata in un bar da sola ne’ avrebbe circolato in solitaria per la strada: ma ne parleremo piu’ avanti.

.carpano..

Andiamo con ordine: Antonio Benedetto Carpano invento’ il vermouth a Torino in omaggio a Goethe, dandogli in nome che in tedesco antico era dell’assenzio: lo sapevate?
Al poeta tedesco e’ dedicato l’  Antica Formula.
Accadde poco prima che Goethe lasciasse la Germania per il suo viaggi in Italia, esattamente 230 anni fa, in Piazza Castello al n. 21, vis-à-vis con il Palazzo Reale, cui viene subito inviata una fornitura assaggio.
Erbe aromatiche e vino moscato erano il segreto di Messer Carpano, erborista per passione.

carpano

Ieri ricorreva anche il compleanno del Punt e Mes, nato il 19 aprile del 1870: lo sapevate?
Quindi il festeggiamento e’ stato doppio, specialmente perche’ si parlava di una ditta che non ha mai voluto andarsene da Torino anche quando molte altre realta’, ovunque, si spostavano per avvicinarsi ai luoghi di produzione delle materie prime.

A proposito di storia e leggenda, tra l’altro: qualcuno di voi ricorda la pubblicita’ del 1964 che faceva Appuntamento, yes / appuntamento con Punt e Mes ?
Io non potrei ricordarla dal vivo, ma la canticchiava spesso mio papa’: in essa si celebra Torino con musica e immagini ed e’ davvero una chicca; cliccando sulla foto si accedera’ a youtube per vederla.
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punt e mes

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La domanda che molti faranno adesso e’: Ma perche’ se sono prodotti piemontesi sono commercializzati da Branca, che e’ di Milano?

piccinino

Come ha detto Fulvio Piccinino (bar tender e esperto di storia del bere e cucina futurista), quando la ditta Carpano venne posta in vendita si temeva che finisse in mano a qualche finanziaria oppure a qualche azienda poco seria, che ne sfruttasse il nome e l’eredita’ storica, abbassando in realta’ la qualita’ del prodotto commercializzato.
Il rischio c’era, eccome.
Scherzosamente: per fortuna arrivo’ la Branca, che e’ si’ milanese -e quindi forestiera– ma e’ una ditta che per filosofia aziendale non avrebbe potuto far altro che potuto voler bene a Carpano.
Acquisto’ prima il 50% nel 1982 e poi il resto nel 2001, trasferendo l’attivita’ produttiva in via Resegone a Milano.

branca

Ando’ bene cosi’, ma del resto il conte Niccolo’ Branca lo ha ribadito ieri: la mission della Branca e’ creare prodotti eccellenti senza mai abdicare dalla qualità.
Per questo si acquisi’ la Carpano: era una ditta che ha sempre lavorato con la stessa filosofia della Branca.
E a dimostrazione di come certe cose non cambiano mai, alla Spirit Competition di San Francisco i prodotti Carpano sono stati recentemente insigniti di medaglie d’oro.

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L’ obiettivo di Niccolo’ Branca e’ sempre quello di capire e portare avanti il sogno del bis-bisnonno: la qualita’.

Il motto della casa e’ Novare serbando, cioe’ portare del nuovo con la tecnologia e la presentazione, ma rispettando la ricetta originale e il processo di produzione.

Lo avevamo notato gia’ parlando restyling della bottiglia di Fernet Branca (QUI troverete un articolo con ogni dettaglio) e lo si vede anche oggi sulle confezioni di Carpano: si e’ cercato di cambiare senza che tutto cambi.

Ieri sono state infatti presentate le nuove bottiglie il cui contenuto pero’ e’ sempre quello antico.

carpano

So  che vi state ancora chiedendo perche’ io abbia, in apertura, parafrasato la canzone di Morandi: non vi siete dimenticati e non mollerete fin che non lo spieghero’.
Bene: a Torino si e’ sempre respirato Carpano, nel senso che il locale storico era frequentato -alle 18- da un vario mix di persone, dai nobili ai personaggi illustri del calibro di Cavour, d’Azeglio, Rattazzi, Giuseppe Verdi e Arrigo Boito, ai borghesi ai grandi maestri agli artisti e perfino alle donne da marito.

Ecco qui il punto: l’ora del vermouth, come si chiamava a Torino prima che i Milanesi la reinventassero oltre 100 anni dopo chiamandola happy hour, era il momento migliore che le mamme potessero trovare per inserire garbatamente in societa’ le loro figliole in eta’ da marito.
Le accompagnavano a bere un vermouth, in quella bella vetrina che era la Torino sabauda al massimo del suo splendore.

Ecco perche’ quando il bar Carpano chiuse cent’anni fa i Torinesi erano preoccupati per il loro aperitivo: dove sarebbero andati a bere un vermouth?

Il loro vermouth invece era diventato grande e se ne andava per il mondo, come ci hanno raccontato due noti bar tender e mixer: Leonardo Leuci del Jerry Thomas Project di Roma e Mark Delaney del Filter and Fox di Liverpool.

carpano

Il vermouth e’ da molto tempo una pietra miliare nell’ evoluzione della miscelazione USA e ha dato i natali a drink iconici in tutti in mondo.
Il Manhattan, tanto per citare forse il piu’ noto cocktail americano, contiene vermouth.
E il vermouth era il prodotto eno/erboristico più famoso nel mondo ben prima che all’estero fossero noti vini come Barbaresco e Barolo: davvero porto’ l’Italia del vino nel mondo.

Leuci lo ha definito oggi the keystone of evolution of mixology.

Solo successivamente ha dato la nascita alla grande miscelazione italiana, perche’ qui da noi lo si beveva liscio: era il più consumato a casa, nelle feste, prima del teatro, ma sempre in modo casalingo, se cosi’ posso dire.
La stessa cosa succedeva al Punt e Mes, un punto di dolce -vermouth- e mezzo di amaro -china.

Pochi di noi hanno mai pensato, credo, di ascoltare un bar tender: e’ lui che ascolta -da sempre, anche nei film- l’avventore che gli racconta la sua vita.
E poi siamo catturati dai gesti che compie e dal sapore che ci scodella nel bicchiere, non certo dalle sue parole.

Eppure ascoltare un bar tender e’ spettacolare: ti racconta cose che non sapevi, ti apre un mondo a cui non hai mai pensato, ti conferma che quel sapore che avevi solo intuito in effetti c’e’.

Prendiamo ad esempio il Carpano Dry: e’ un vermouth secco, e nei secchi sono specialisti i francesi.
Ma Carpano Dry non imita i francesi: e’ un dry italian style.
Lavora su note floreali ed eleganza, ha una acidità bilanciata e per questo va bene con i gin moderni.

Tutte cose che non sapevamo: nella migliore ipotesi le avevamo verificate col palato, ma senza saperlo davvero.
Queste sono proprio le particolarita’ che colpirono Leuci la prima volta che a Roma entro’ in contatto col Carpano.

Immaginatevi quindi che piacevole sorpresa possa esser stato questo vermouth per Mark Delaney di Liverpool, che trovo’ delle bottiglie di Antica Formula di Carpano e inizio’ a sperimentarla quando nessuno in UK sapeva quasi che cosa fosse il vermouth.

Rimase affascinato dal sapore agrumato e dal sentore di vaniglia.
Preparando poi un cocktail con Campari tutti nel bar si accorsero che Antica Formula era il vermouth migliore per domare la parte amaricante del Campari.

Mark prepara anche un suo Reverse Manhattan: 2 parti di vermouth Carpano e 1 di whisky.

Da allora crede nella cultura del vermouth e degli amari e a Liverpool si pensa di aprire una vermoutheria!
In Italia non esiste ancora: possibile?
Ebbene si’, e la lacuna sarebbe da colmare.

Poteva mancare la parola dello chef ?

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Claudio Vicina, che lavora dal 2007 presso Eataly a Lingotto, ha ideato alcuni omaggi al vermouth Carpano: con zabaione caldo, col gelato al gianduia,  in purezza abbinato al cioccolato fondante e alla frutta secca.
Alcuni clienti, dice, lo bevono caldo al posto del caffè a fine pasto.
Ma il fiore all’occhiello e’ la granita con  arancia spremuta fresca e scorza candita.

Viene tanta voglia di assaggiare, a questo punto!

E infatti, dopo la presentazione del restyling delle bottiglie di vermouth Carpano, l’assaggio di cocktail non e’ mancato, anche se temo che per quello -piu’ che per altre cose- le foto dovranno sostituirsi alle parole.

Silvia, #storytellerdiCuneo

10 thoughts on “230 anni di Carpano a Torino con Branca

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